MARTIRI CRISTIANI ANCORA OGGI
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La Rosa Bianca nel deserto
Inserita il 24/6/2009 alle 19:51 nella categoria: Rassegna Stampa
Una fotografia le mostra sorridenti mentre hanno in braccio alcuni bambini del Malawi. Le immagini di Rita e Anita pubblicate dai giornali tedeschi ci consegnano due ragazze gioiose, determinate, compassionevoli, forti, fiere. Ma inconsapevoli, forse, del grande pericolo che le sovrastava durante l’attività medica e missionaria che svolgevano nello Yemen. Anita Gruenwald e Rita Stumpp, cugine entrambe di ventisei anni, sono le due ragazze tedesche trucidate la scorsa settimana e di cui ora si comincia a sapere qualcosa.
Alla base del sequestro di nove stranieri, di cui sette tedeschi, avvenuto nello Yemen, c’è una vendetta contro le attività missionarie del gruppo. Lo ha rivelato il settimanale tedesco Der Spiegel. L’unità di crisi di Berlino suppone che i tedeschi – Anita Gruenwald e Rita Stumpp più una famiglia il cui destino è ancora incerto, composta da Johannes H., da sua moglie Sabine e dai loro tre figli piccoli, Lydia, Anna e Simon – fossero noti sul posto come “missionari”. Quanto basta per farne degli obiettivi degli islamisti. Pochi mesi fa alcuni musulmani avrebbero minacciato Johannes dopo che questi aveva incontrato in una sala da tè un musulmano e l’aveva invitato a leggere la Bibbia. L’episodio sarebbe stato raccontato dallo stesso tecnico tedesco in una lettera agli amici. Johannes e sua moglie Sabine sarebbero andati nello Yemen con l’aiuto di un’organizzazione evangelica tedesca che ha come compito “l’evangelizzazione dei popoli del mondo non ancora raggiunti”. Si tratta della Global Mission for Christ, con sede a Eppstein e che fa parte della German Evangelical Missions Association.
Tra gli oggetti lasciati da Anita e Rita, studentesse di un corso di teologia che stavano effettuando un tirocinio in un ospedale yemenita, ci sarebbero i loro scritti missionari. Gli ex compagni di studi le ricordano così: “Erano due ragazze pazze, coraggiose, piene di humour, sobrie. Siamo tutti scioccati”. Erano cresciute con le storie di grande abnegazione di cui è pieno il protestantesimo evangelico. Come Richard Wurmbrand, il fondatore dell’organizzazione evangelica “Voice of the martyrs” che esportava bibbie nell’Europa orientale negli anni Quaranta e che venne imprigionato per quattordici anni dal governo romeno. Predicò nei rifugi antiaerei e stampò un milione di copie dei Vangeli in russo organizzandone la distribuzione clandestina tra le truppe d’occupazione sovietiche. Rita e Anita erano cresciute con il mito del pastore Paul Schneider, assassinato a Buchenwald dai nazisti. I compagni di prigionia lo sentirono recitare un Salmo mentre la Gestapo lo bastonava a morte.
Stando agli inquirenti arrivati da Berlino, mentre tornavano da un incontro con un medico nei pressi di Saada i sei tedeschi, un cittadino britannico e una maestra sudcoreana, sono stati bloccati da uomini armati a bordo di una Suzuki Vitara nera. Hanno giustiziato le due ragazze e la sudcoreana con colpi di pistola alla testa. Volevano sbarazzarsi di quelle due orgogliose cristiane dalla pelle bianca. Dietro alla loro uccisione ci sarebbero ex combattenti rinchiusi a Guantanamo e liberati dagli americani. Tra cui Said Ali al Shihri, il saudita liberato dalla base cubana nel novembre 2007 perché considerato “non più pericoloso” e oggi vicecomandante di al Qaida nello Yemen. Alla commissione americana che doveva giudicarlo, al Shihri ha detto che una volta fuori si sarebbe ricongiunto ai suoi cari a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, e avrebbe tentato di lavorare nel negozio di mobili di famiglia.
Battiste di una congregazione in maggioranza composta da russi emigrati in Germania, Rita e Anita studiavano teologia alla Brake Bible School, un college cristiano-evangelico. Oggi sul loro sito internet campeggia una citazione dalle lettere di Giovanni: “Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo”. La scuola sorge a Lemgo, è composta da due edifici ultra moderni e da una cappella immersa nel verde germanico. Le due ragazze si trovavano nella penisola araba in qualità di tirocinanti, come richiesto dal programma di formazione. Il loro desiderio, ci dicono dall’istituto tedesco, era quello di “lavorare con i poveri”. Le aveva reclutate Worldwide Services, un’associazione olandese che aveva offerto loro un posto nell’ospedale al Jumhuri di Sanaa. La loro scuola, dove insegnano anche molti reverendi americani, è stata fondata oltre cinquant’anni fa ed è conosciuta come il “Moody Bible Institute della Germania”, dal nome del famoso evangelista statunitense.
E’ forte la polemica in Germania sulla decisione della scuola di inviare in Yemen le due volontarie Rita e Anita. A sollevare l’accusa di “irresponsabilità” è l’ex sottosegretario Jürgen Chroborg, rapito da turista con la famiglia a Natale 2005 in Yemen e rilasciato tre giorni dopo insieme a moglie e figli. Riferendosi all’impegno religioso delle due giovani studentesse, Chroborg ha detto che “si può svolgere il proprio compito di cristiani anche in paesi nei quali il pericolo non è così grande. Considero davvero molto difficile da accettare sul piano della responsabilità il fatto di inviare gente in quel paese”. I responsabili della scuola biblica rispondono che le due ragazze “sapevano che poteva essere pericoloso, ma si trattava di due ragazze sveglie con i piedi in terra, per questo non ci siamo preoccupati, quando hanno deciso di partire”.
Il padre di Rita, Albert Stumpp, chiama “bestie” gli assassini yemeniti e parla della figlia come di “un angelo”, “conosceva i rischi dell’internato in Yemen ma era determinata a lavorare con i poveri”. Lo Yemen è, infatti, il paese arabo più povero. La loro fede, dice Albert, non sarà scalfita dalla perdita della figlia. “Dio ci ha dato tanto, con il suo aiuto porteremo anche questa tragedia”. Secondo il giornale Yemen Times, l’imam di Saada Hafith al Baani avrebbe tenuto poche ore prima del sequestro un sermone estremista nei confronti degli stranieri. Avrebbe incitato i fedeli all’odio contro i cristiani stranieri che operano in quell’area, perché a suo dire sarebbero “agenti dei servizi segreti stranieri giunti nel paese per diffondere il cristianesimo. Queste organizzazioni diffondono copie del Vangelo e libri cristiani tra i cittadini di Saada, città che soffre per una guerra che dura da anni”. A marzo una lettera di al Qaida aveva avvisato i tedeschi: “Vi avvertiamo, infedeli. State attenti!”. Firmato la spada di “Abu Musab”, alias Abu Musab al Zarqawi, il decapitatore giordano che ha terrorizzato l’Iraq. La Frankfurter Allgemeine Zeitung ricorda che nel 2002 un fondamentalista islamico aveva ucciso sempre nello Yemen quattro americani di un ospedale battista.
Anche la vittima sudcoreana, Eom Young Sun, faceva parte della Worldwide Evangelization for Christ, un’organizzazione inglese cristiana presente in molti paesi islamici da quando venne fondata nel 1918. Nel suo blog prima di partire per lo Yemen, Eom aveva scritto: “Quando finirò il mio training, voglio insegnare ai bambini in Turchia”. La sua ultima e-mail risale a pochi giorni prima del sequestro. Raccomandava agli amici un libro sull’ebraismo. “Ho realizzato molte cose sulla fede degli ebrei e il nostro Dio”. Albert aveva sentito la figlia Rita il giorno prima del rapimento. “Era molto felice di aiutare altri esseri umani”. La scuola piange le due ragazze come “modelli dell’amore di Dio e dell’uomo”. C’è chi le paragona a un’altra ragazza di confessione evangelica, Sophie Scholl. Sessant’anni fa si oppose a un’altra tirannia e pagò con la vita. Era la Rosa Bianca.
di: Giulio Meotti
da: Il Foglio (www.ilfoglio.it/soloqui/2701)
data: 24/6/2009
http://www.evangelici.net/notizie/1245865866.html
martedì 4 agosto 2009
Preservativi a scuola, scontro Vaticano-Provincia di Roma
Preservativi a scuola, scontro Vaticano-Provincia di Roma
Roma, 19-06-2009
"Non può trovare consenso nella comunità ecclesiale e nelle famiglie cristiane e suscita la viva preoccupazione del porporato e del clero romano" l'idea di installare distributori di preservativi nelle scuole superiori di Roma e provincia.
Il giorno dopo l'approvazione della mozione della Provincia di Roma che, tra le altre cose, introduce la possibilità di piazzare distributori automatici di condom negli istituti, il Vaticano, attraverso il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, fa sentire la sua voce di forte dissenso.
Vallini non trova affatto coraggiosa l'iniziativa di Palazzo Valentini. "A noi pare - si rammarica il cardinale - che l'unico coraggio sia quello di voler banalizzare nuovamente i temi della affettività, della sessualità, della educazione giovanile, proprio in un tempo in cui è all'attenzione di tutti la questione della emergenza educativa". Il cardinale Vallini agita anche lo spettro dei "cattivi maestri", e ricorda come nell'udienza che il Papa ha concesso lo scorso gennaio alle "istituzioni locali, quindi anche all'amministrazione provinciale, egli aveva invitato tutti a dedicarsi seriamente ai giovani e a non lasciarli in balia di se stessi ed esposti alla scuola di cattivi maestri".
Al Vaticano ha replicato il comitato "Consapevolezza e libertà"
Risponde l'organizzazione che ha promosso la distribuzione dei preservativi nelle scuole superiori romane. "La Chiesa non è legittimata a parlare di preservativi dal momento che recentemente si è schierata contro - ha detto il rappresentante del comitato Marco Palillo (Sinistra e Libertà) -. La nostra iniziativa nasce dal basso e il nostro intento non è assolutamente la provocazione ma la salute dei ragazzi. Noi crediamo che la scuola debba essere un luogo di crescita collettiva - ha continuato Palillo -. Per questo chiediamo al ministro dell'Istruzione, al ministro della Gioventù e al viceministro della sanità di intraprendere un dibattito serio, costruttivo e concreto sul tema della sessualità. Fra i giovani si parla tantissimo di sesso ma la scuola non offre degli strumenti per affrontare il tema della sessualità consapevole. Non dovremmo essere noi - ha concluso - ad insegnare alla Chiesa che la consapevolezza è la vera liberta'".
Sulla mozione, sulla quale ieri si era espresso favorevolemente anche il viceministro alla Salute Ferrucio Fazio ("Contro l'Aids tutti i mezzi sono utili"), stamattina era tornato a parlare il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, difendendo il provvedimento dalle critiche ed esortando a non travisarne lo spirito complessivo. "Invito tutti coloro che giustamente commentano - aveva detto Zingaretti - , a farlo con cognizione di causa e per questo manderemo la mozione a tutti quelli che l'hanno criticata perche' non prevede l'educazione sessuale o l'informazione e la prevenzione all'Aids che invece sono gli oggetti della mozione approvata".
Perplessità da Silvia Costa (Pd)
Ma, nell'ambito dello stesso centrosinistra non sono mancate forti perplessità sulla mozione.
E spicca in particolar modo quella di Silvia Costa, assessore regionale alla Scuola, ed esponente del Pd. "È senz'altro apprezzabile sostenere, da parte della Provincia di Roma - ha osservato infatti il componente della giunta Marrazzo -, progetti delle scuole per l'educazione dei ragazzi ad una sessualità responsabile, alla prevenzione dell'Aids e delle malattie trasmissibili per via sessuale, ma è assolutamente necessario che tali azioni siano promosse e concordate d'intesa con le scuole, molte delle quali hanno gia' hanno inserito nelle loro attività extracurricolari tali tematiche, spesso anche in collaborazione con esperti e servizi dei territori".
Poi l'affondo sulle famigerate "macchinette" che dovrebbero entrare nelle scuole. "Francamente discutibile e poco opportuna considero invece - ha infatti aggiunto Costa - l'indicazione della mozione del Consiglio provinciale di installare distributori di profilattici all'interno delle istituzioni scolastiche, che corre il rischio di banalizzare la sessualita' tra ragazzi e di legittimare un approccio consumistico ad un tema che coinvolge invece profondamente emotivita', responsabilita' e consapevolezza delle persone".
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=121861
Roma, 19-06-2009
"Non può trovare consenso nella comunità ecclesiale e nelle famiglie cristiane e suscita la viva preoccupazione del porporato e del clero romano" l'idea di installare distributori di preservativi nelle scuole superiori di Roma e provincia.
Il giorno dopo l'approvazione della mozione della Provincia di Roma che, tra le altre cose, introduce la possibilità di piazzare distributori automatici di condom negli istituti, il Vaticano, attraverso il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, fa sentire la sua voce di forte dissenso.
Vallini non trova affatto coraggiosa l'iniziativa di Palazzo Valentini. "A noi pare - si rammarica il cardinale - che l'unico coraggio sia quello di voler banalizzare nuovamente i temi della affettività, della sessualità, della educazione giovanile, proprio in un tempo in cui è all'attenzione di tutti la questione della emergenza educativa". Il cardinale Vallini agita anche lo spettro dei "cattivi maestri", e ricorda come nell'udienza che il Papa ha concesso lo scorso gennaio alle "istituzioni locali, quindi anche all'amministrazione provinciale, egli aveva invitato tutti a dedicarsi seriamente ai giovani e a non lasciarli in balia di se stessi ed esposti alla scuola di cattivi maestri".
Al Vaticano ha replicato il comitato "Consapevolezza e libertà"
Risponde l'organizzazione che ha promosso la distribuzione dei preservativi nelle scuole superiori romane. "La Chiesa non è legittimata a parlare di preservativi dal momento che recentemente si è schierata contro - ha detto il rappresentante del comitato Marco Palillo (Sinistra e Libertà) -. La nostra iniziativa nasce dal basso e il nostro intento non è assolutamente la provocazione ma la salute dei ragazzi. Noi crediamo che la scuola debba essere un luogo di crescita collettiva - ha continuato Palillo -. Per questo chiediamo al ministro dell'Istruzione, al ministro della Gioventù e al viceministro della sanità di intraprendere un dibattito serio, costruttivo e concreto sul tema della sessualità. Fra i giovani si parla tantissimo di sesso ma la scuola non offre degli strumenti per affrontare il tema della sessualità consapevole. Non dovremmo essere noi - ha concluso - ad insegnare alla Chiesa che la consapevolezza è la vera liberta'".
Sulla mozione, sulla quale ieri si era espresso favorevolemente anche il viceministro alla Salute Ferrucio Fazio ("Contro l'Aids tutti i mezzi sono utili"), stamattina era tornato a parlare il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, difendendo il provvedimento dalle critiche ed esortando a non travisarne lo spirito complessivo. "Invito tutti coloro che giustamente commentano - aveva detto Zingaretti - , a farlo con cognizione di causa e per questo manderemo la mozione a tutti quelli che l'hanno criticata perche' non prevede l'educazione sessuale o l'informazione e la prevenzione all'Aids che invece sono gli oggetti della mozione approvata".
Perplessità da Silvia Costa (Pd)
Ma, nell'ambito dello stesso centrosinistra non sono mancate forti perplessità sulla mozione.
E spicca in particolar modo quella di Silvia Costa, assessore regionale alla Scuola, ed esponente del Pd. "È senz'altro apprezzabile sostenere, da parte della Provincia di Roma - ha osservato infatti il componente della giunta Marrazzo -, progetti delle scuole per l'educazione dei ragazzi ad una sessualità responsabile, alla prevenzione dell'Aids e delle malattie trasmissibili per via sessuale, ma è assolutamente necessario che tali azioni siano promosse e concordate d'intesa con le scuole, molte delle quali hanno gia' hanno inserito nelle loro attività extracurricolari tali tematiche, spesso anche in collaborazione con esperti e servizi dei territori".
Poi l'affondo sulle famigerate "macchinette" che dovrebbero entrare nelle scuole. "Francamente discutibile e poco opportuna considero invece - ha infatti aggiunto Costa - l'indicazione della mozione del Consiglio provinciale di installare distributori di profilattici all'interno delle istituzioni scolastiche, che corre il rischio di banalizzare la sessualita' tra ragazzi e di legittimare un approccio consumistico ad un tema che coinvolge invece profondamente emotivita', responsabilita' e consapevolezza delle persone".
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=121861
ll Patriarca d'Etiopia: "Presto il mondo conoscerà l'Arca dell'Alleanza"
E' custodita in una chiesa, può vederla solo il monaco che la protegge
ll Patriarca d'Etiopia: "Presto il mondo conoscerà l'Arca dell'Alleanza". Dai Templari a Indiana Jones è il mistero dei misteri
ultimo aggiornamento: 17 giugno, ore 19:38
Roma - (Adnkronos) - Il Patriarca ortodosso, Abuna Pauolos vuole svelare il millenario segreto e in un'intervista esclusiva all'ADNKRONOS spiega: ''Sono maturi i tempi per dire la verità". Ad Axum sorgerà un museo per il simbolo sacro
Roma, 17 giu. (Adnkronos) - Presto il mondo potrà ammirare l'Arca dell'Alleanza descritta nella Bibbia come il contenitore delle Tavole della Legge che Dio consegnò a Mosè e al centro, nei secoli, di ricerche e studi.
Lo ha detto in un'intervista video esclusiva all'ADNKRONOS, visibile sul sito Ign, testata on line del sito Adnkronos (www.adnkronos.com), il Patriarca della Chiesa ortodossa d'Etiopia Abuna Pauolos, in questi giorni in Italia per il 'G8 delle Religioni', e che domani incontrerà il Papa Benedetto XVI per la prima volta e al quale, "se lo chiederà - ha proseguito il Patriarca - racconterò tutta la situazione attuale dell'Arca dell'Alleanza".
"L'Arca dell'Alleanza - ribadisce Pauolos - si trova in Etiopia da molti secoli. Come patriarca l'ho vista con i miei occhi e soltanto poche persone molto qualificate hanno potuto fare altrettanto, finora". Secondo il patriarca è custodita in una chiesa, ma per difendere quella autentica, una copia del simbolo religioso e' stata collocata in ogni chiesa del Paese.
L'annuncio ufficiale che l'Etopia consegnerà al mondo le chiavi del segreto millenario dell'Arca, verrà dato venerdì prossimo nel corso di una conferenza stampa alle 14 all'Hotel Aldrovandi a Roma dallo stesso Patriarca ortodosso d'Etiopia, insieme al principe Aklile Berhan Makonnen Haile Selassie, e al duca Amedeo D'Aosta, che sarà a Roma già domani mattina.
Secondo alcuni studi l'Arca venne trafugata da Gerusalemme dal figlio di re Salomone e portata ad Axum, considerata la Gerusalemme d'Etiopia. E proprio ad Axum sorgerà il Museo chiamato a ospitare l'Arca, il cui progetto è stato finanziato dalla Fondazione del principe, erede designato al trono da Haile Selassie poco prima di morire, Crhijecllu, acronimo delle iniziali dei nomi dei figli del principe: Christian, Jessica, Clarissa, Lucrezia.
Qualche settimana fa aveva fatto il giro del mondo la notizia secondo la quale sarebbe stata vista da un giornalista l'Arca autentica in una chiesa etiope. E' stato allora che il Patriarca Pauolos ha maturato la decisione di "dire una volta per tutte al mondo la verita'" sulla cassa di legno e oro con le Tavole della Legge di Dio. Il Patriarca ha giudicato maturi i tempi per chiudere definitivamente il capitolo sul quale fino ad ora nessuno storico, nessun ricercatore, nessun 'Indiana Jones', era riuscito a scrivere la parola fine.
Il Patriarca dell'antichissima Chiesa ortodossa d'Etiopia ha voluto accanto a sé in questa avventura il nipote dell'ultimo Negus, capo di una famiglia importane, il cui ruolo è riconosciuto sia in Etiopia che all'estero. Il principe erede che due anni fa riuscì a rappacificare le fazioni musulmana e cristiana al centro in Etiopia di un duro contrasto.
E' iniziato così il conto alla rovescia per svelare finalmente il mistero della sacra Arca dell'Alleanza, capace, secondo la leggenda, di sprigionare lampi di luce divini e folgori in grado di incenerire chiunque ne fosse colpito, come del resto efficacemente descritto nel cult movie 'I predatori dell'Arca perduta'. Dalla finzione cinematografica si passerà ora alla realtà.
Venerdì prossimo la conferenza stampa con l'annuncio ufficiale, un evento che è stato possibile anche grazie alla collaborazione di Paolo Salerno, collaboratore del principe e del giornalista Antonio Parisi, che da qualche anno segue le vicende storiche delle famiglie reali e di quella Etiope in particolare, e naturalmente dell'Arca dell'Alleanza.
Ma cos'è l'Arca dell'Alleanza , uno dei più grandi misteri dell'antichità sul quale fantasia, leggenda e storia hanno continuato a intrecciarsi per secoli? L'Arca, nella tradizione ebraica, contiene le Tavole della legge, cioè i Dieci comandamenti; il manufatto, in legno d'acacia, fu costruita da Mosè. All'esterno aveva decorazioni in oro ed è stata a lungo conservata dal popolo ebraico: ha accompagnato le sue vicissitudini, le battaglie e le sconfitte, le peregrinazioni e le lotte contro i filistei ed è stata conservata in diversi luoghi finché il Re Davide non l'ha collocata nella Rocca di Gerusalemme.
Ma è Salomone, figlio e successore di Davide, a far sistemare l'Arca nel Tempio di Gerusalemme da lui stesso fatto costruire. Questa narrazione s'intreccia poi con eventi storici e altre tradizioni religiose e nazionali. Di fatto l'Arca dell'Alleanza scompare nel 586 a.C. con la conquista di Gerusalemme da parte dei Babilonesi e la conseguente distruzione del tempio di Gerusalemme.
Tuttavia della sua effettiva rovina non c'è testimonianza scritta; da allora l'Arca diventa simbolo eternamente cercato dagli uomini e rintracciato in varie parti del mondo, dall'Africa al Medio Oriente. La tradizione etiope colloca l'Arca nel regno di Axum, dopo che Salomone l'aveva donata al figlio della Regina di Saba, Menelik I. Qui, sarebbe rimasta nel corso dei secoli protetta dai monaci ortodossi nella citta' santa di Lalibela nei pressi di Axum, dove si troverebbe tuttora.
L'Arca, che non è visibile a nessuno tranne un monaco che la custodisce, viene preservata nel complesso della cattedrale di Santa Maria di Sion, e' dunque nascosta a tutti e viene portata in processione una volta all'anno ma avvolta in un panno.
L'Arca ha accesso la fantasia di archeologi, scrittori, gruppi religiosi, sette di ogni tipo. Nella tradizione infatti si afferma che emana un potere particolare ma anche che chi la tocca veniva fulminato. Un oggetto che data anche la sua collocazione - Il Tempio di Gerusalemme - è stato di volta in volta al centro di storie legate alla Massoneria o ai Templari. Tuttavia va ricordato che sono molte in Etiopia le chiese nelle quali e' conservata un'''arca'', così come diversi studiosi - muovendosi spesso al limite del mistero e della leggenda - la collocano in varie parti del mondo.
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/?id=3.0.3437413641
ll Patriarca d'Etiopia: "Presto il mondo conoscerà l'Arca dell'Alleanza". Dai Templari a Indiana Jones è il mistero dei misteri
ultimo aggiornamento: 17 giugno, ore 19:38
Roma - (Adnkronos) - Il Patriarca ortodosso, Abuna Pauolos vuole svelare il millenario segreto e in un'intervista esclusiva all'ADNKRONOS spiega: ''Sono maturi i tempi per dire la verità". Ad Axum sorgerà un museo per il simbolo sacro
Roma, 17 giu. (Adnkronos) - Presto il mondo potrà ammirare l'Arca dell'Alleanza descritta nella Bibbia come il contenitore delle Tavole della Legge che Dio consegnò a Mosè e al centro, nei secoli, di ricerche e studi.
Lo ha detto in un'intervista video esclusiva all'ADNKRONOS, visibile sul sito Ign, testata on line del sito Adnkronos (www.adnkronos.com), il Patriarca della Chiesa ortodossa d'Etiopia Abuna Pauolos, in questi giorni in Italia per il 'G8 delle Religioni', e che domani incontrerà il Papa Benedetto XVI per la prima volta e al quale, "se lo chiederà - ha proseguito il Patriarca - racconterò tutta la situazione attuale dell'Arca dell'Alleanza".
"L'Arca dell'Alleanza - ribadisce Pauolos - si trova in Etiopia da molti secoli. Come patriarca l'ho vista con i miei occhi e soltanto poche persone molto qualificate hanno potuto fare altrettanto, finora". Secondo il patriarca è custodita in una chiesa, ma per difendere quella autentica, una copia del simbolo religioso e' stata collocata in ogni chiesa del Paese.
L'annuncio ufficiale che l'Etopia consegnerà al mondo le chiavi del segreto millenario dell'Arca, verrà dato venerdì prossimo nel corso di una conferenza stampa alle 14 all'Hotel Aldrovandi a Roma dallo stesso Patriarca ortodosso d'Etiopia, insieme al principe Aklile Berhan Makonnen Haile Selassie, e al duca Amedeo D'Aosta, che sarà a Roma già domani mattina.
Secondo alcuni studi l'Arca venne trafugata da Gerusalemme dal figlio di re Salomone e portata ad Axum, considerata la Gerusalemme d'Etiopia. E proprio ad Axum sorgerà il Museo chiamato a ospitare l'Arca, il cui progetto è stato finanziato dalla Fondazione del principe, erede designato al trono da Haile Selassie poco prima di morire, Crhijecllu, acronimo delle iniziali dei nomi dei figli del principe: Christian, Jessica, Clarissa, Lucrezia.
Qualche settimana fa aveva fatto il giro del mondo la notizia secondo la quale sarebbe stata vista da un giornalista l'Arca autentica in una chiesa etiope. E' stato allora che il Patriarca Pauolos ha maturato la decisione di "dire una volta per tutte al mondo la verita'" sulla cassa di legno e oro con le Tavole della Legge di Dio. Il Patriarca ha giudicato maturi i tempi per chiudere definitivamente il capitolo sul quale fino ad ora nessuno storico, nessun ricercatore, nessun 'Indiana Jones', era riuscito a scrivere la parola fine.
Il Patriarca dell'antichissima Chiesa ortodossa d'Etiopia ha voluto accanto a sé in questa avventura il nipote dell'ultimo Negus, capo di una famiglia importane, il cui ruolo è riconosciuto sia in Etiopia che all'estero. Il principe erede che due anni fa riuscì a rappacificare le fazioni musulmana e cristiana al centro in Etiopia di un duro contrasto.
E' iniziato così il conto alla rovescia per svelare finalmente il mistero della sacra Arca dell'Alleanza, capace, secondo la leggenda, di sprigionare lampi di luce divini e folgori in grado di incenerire chiunque ne fosse colpito, come del resto efficacemente descritto nel cult movie 'I predatori dell'Arca perduta'. Dalla finzione cinematografica si passerà ora alla realtà.
Venerdì prossimo la conferenza stampa con l'annuncio ufficiale, un evento che è stato possibile anche grazie alla collaborazione di Paolo Salerno, collaboratore del principe e del giornalista Antonio Parisi, che da qualche anno segue le vicende storiche delle famiglie reali e di quella Etiope in particolare, e naturalmente dell'Arca dell'Alleanza.
Ma cos'è l'Arca dell'Alleanza , uno dei più grandi misteri dell'antichità sul quale fantasia, leggenda e storia hanno continuato a intrecciarsi per secoli? L'Arca, nella tradizione ebraica, contiene le Tavole della legge, cioè i Dieci comandamenti; il manufatto, in legno d'acacia, fu costruita da Mosè. All'esterno aveva decorazioni in oro ed è stata a lungo conservata dal popolo ebraico: ha accompagnato le sue vicissitudini, le battaglie e le sconfitte, le peregrinazioni e le lotte contro i filistei ed è stata conservata in diversi luoghi finché il Re Davide non l'ha collocata nella Rocca di Gerusalemme.
Ma è Salomone, figlio e successore di Davide, a far sistemare l'Arca nel Tempio di Gerusalemme da lui stesso fatto costruire. Questa narrazione s'intreccia poi con eventi storici e altre tradizioni religiose e nazionali. Di fatto l'Arca dell'Alleanza scompare nel 586 a.C. con la conquista di Gerusalemme da parte dei Babilonesi e la conseguente distruzione del tempio di Gerusalemme.
Tuttavia della sua effettiva rovina non c'è testimonianza scritta; da allora l'Arca diventa simbolo eternamente cercato dagli uomini e rintracciato in varie parti del mondo, dall'Africa al Medio Oriente. La tradizione etiope colloca l'Arca nel regno di Axum, dopo che Salomone l'aveva donata al figlio della Regina di Saba, Menelik I. Qui, sarebbe rimasta nel corso dei secoli protetta dai monaci ortodossi nella citta' santa di Lalibela nei pressi di Axum, dove si troverebbe tuttora.
L'Arca, che non è visibile a nessuno tranne un monaco che la custodisce, viene preservata nel complesso della cattedrale di Santa Maria di Sion, e' dunque nascosta a tutti e viene portata in processione una volta all'anno ma avvolta in un panno.
L'Arca ha accesso la fantasia di archeologi, scrittori, gruppi religiosi, sette di ogni tipo. Nella tradizione infatti si afferma che emana un potere particolare ma anche che chi la tocca veniva fulminato. Un oggetto che data anche la sua collocazione - Il Tempio di Gerusalemme - è stato di volta in volta al centro di storie legate alla Massoneria o ai Templari. Tuttavia va ricordato che sono molte in Etiopia le chiese nelle quali e' conservata un'''arca'', così come diversi studiosi - muovendosi spesso al limite del mistero e della leggenda - la collocano in varie parti del mondo.
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/?id=3.0.3437413641
Londra, l'ostia arriva via posta
L'INIZITIVA DELLA Open Episcopal Church, UNA CHIESA BRITANNICA INDIPENDENTE
Londra, l'ostia arriva via posta
Il servizio per malati o anziani. Le spese di spedizione a carico dei fedeli-destinatari
LONDRA - Il "corpo di Cristo" arriva via posta. Ai tradizionalisti apparirà un’eresia, mentre i più cinici la considereranno solo una pessima trovata pubblicitaria. Ciò che è certo è che i fedeli dell'Open Episcopal Church, una chiesa indipendente britannica, che si dichiara cattolica pur non riconoscendo l'autorità del Papa, ha ideato un nuovo metodo per offrire l'eucarestia ai propri fedeli: la spedizione per corrispondenza. Il servizio, lanciato con lo slogan "host in the post" e ideato soprattutto per i malati e per le persone molto anziane, permetterà ai seguaci di questa confessione religiosa di ricevere la comunione ogni domenica a casa senza dover andare a messa. Tuttavia il vero scopo dell'iniziativa è avvicinare tutte quelle persone che non frequentano i luoghi religiosi, ma nell'animo si sentono cristiani.
SPESE POSTALI - L'Open Episcopal Church, che sul suo sito ufficiale dichiara di accogliere nel suo seno anche i «divorziati, gli omosessuali, i drogati e i ladri, persone alle quali probabilmente la Chiesa di Roma rifiuterebbe la comunione», sostiene che le ostie consacrate saranno spedite gratuitamente. I fedeli che vorranno beneficiare del servizio dovranno pagare solo le spese postali: due sterline per ricevere una singola ostia ogni domenica, mentre se si vorrà avere il pacco con 500 ostie consacrate bisognerà sborsare 10 sterline. Il reverendo Jonathan Blake, che lo scorso febbraio ha celebrato il matrimonio di Jade Goody, l'ex concorrente del Big Brother inglese morta poche settimane dopo per un tumore al collo dell’utero, crede molto nel progetto. Egli afferma che quest'iniziativa può realmente aiutare tutti coloro che hanno fede in Dio: «Ci sono tante persone che non frequentano più la Chiesa, ma si considerano cristiani impegnati» dichiara senza mezzi termini il reverendo.
SCOPI E IRONIA – Secondo i membri della confessione religiosa "host in the post" dimostrerà ancora una volta quanto un'azione modernizzatrice possa far bene alla religione cattolica. Inoltre il reverendo Blake ci tiene a sottolineare che nessuna categoria di persone sarà esclusa dall'iniziativa. Se lo volessero - dichiarano i capi dell'organizzazione - anche i satanisti potrebbero ricevere via posta «il corpo di Cristo»: «Gesù ci ha insegnato a non fare distinzioni» conferma il reverendo Blake. «Egli si offriva a chiunque. Non fa differenza chi ci chiede le ostie consacrate. Il Corpo di Cristo è il redentore». Secondo l'organizzazione religiosa le ostie che saranno spedite ai fedeli non supereranno lo spessore di un millimetro. Ciò garantirà la loro integrità al momento della consegna. Per adesso non è arrivato nessun commento dalla Chiesa Anglicana, che come sempre si attiene al principio di non interferire negli affari delle altre confessioni religiose. Su Internet invece è già nato un sito che fa la parodia dell'iniziativa: «Preti, vicari e padri» si legge su www.hostinthepost.co.uk. «Iscrivetevi a questo sito e da oggi in poi tutte le domeniche potrete restare nel letto come il resto della popolazione».
Francesco Tortora
http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_09/tortora_ostia_via_posta_londra_14c59a2c-54f3-11de-b097-00144f02aabc.shtml
Londra, l'ostia arriva via posta
Il servizio per malati o anziani. Le spese di spedizione a carico dei fedeli-destinatari
LONDRA - Il "corpo di Cristo" arriva via posta. Ai tradizionalisti apparirà un’eresia, mentre i più cinici la considereranno solo una pessima trovata pubblicitaria. Ciò che è certo è che i fedeli dell'Open Episcopal Church, una chiesa indipendente britannica, che si dichiara cattolica pur non riconoscendo l'autorità del Papa, ha ideato un nuovo metodo per offrire l'eucarestia ai propri fedeli: la spedizione per corrispondenza. Il servizio, lanciato con lo slogan "host in the post" e ideato soprattutto per i malati e per le persone molto anziane, permetterà ai seguaci di questa confessione religiosa di ricevere la comunione ogni domenica a casa senza dover andare a messa. Tuttavia il vero scopo dell'iniziativa è avvicinare tutte quelle persone che non frequentano i luoghi religiosi, ma nell'animo si sentono cristiani.
SPESE POSTALI - L'Open Episcopal Church, che sul suo sito ufficiale dichiara di accogliere nel suo seno anche i «divorziati, gli omosessuali, i drogati e i ladri, persone alle quali probabilmente la Chiesa di Roma rifiuterebbe la comunione», sostiene che le ostie consacrate saranno spedite gratuitamente. I fedeli che vorranno beneficiare del servizio dovranno pagare solo le spese postali: due sterline per ricevere una singola ostia ogni domenica, mentre se si vorrà avere il pacco con 500 ostie consacrate bisognerà sborsare 10 sterline. Il reverendo Jonathan Blake, che lo scorso febbraio ha celebrato il matrimonio di Jade Goody, l'ex concorrente del Big Brother inglese morta poche settimane dopo per un tumore al collo dell’utero, crede molto nel progetto. Egli afferma che quest'iniziativa può realmente aiutare tutti coloro che hanno fede in Dio: «Ci sono tante persone che non frequentano più la Chiesa, ma si considerano cristiani impegnati» dichiara senza mezzi termini il reverendo.
SCOPI E IRONIA – Secondo i membri della confessione religiosa "host in the post" dimostrerà ancora una volta quanto un'azione modernizzatrice possa far bene alla religione cattolica. Inoltre il reverendo Blake ci tiene a sottolineare che nessuna categoria di persone sarà esclusa dall'iniziativa. Se lo volessero - dichiarano i capi dell'organizzazione - anche i satanisti potrebbero ricevere via posta «il corpo di Cristo»: «Gesù ci ha insegnato a non fare distinzioni» conferma il reverendo Blake. «Egli si offriva a chiunque. Non fa differenza chi ci chiede le ostie consacrate. Il Corpo di Cristo è il redentore». Secondo l'organizzazione religiosa le ostie che saranno spedite ai fedeli non supereranno lo spessore di un millimetro. Ciò garantirà la loro integrità al momento della consegna. Per adesso non è arrivato nessun commento dalla Chiesa Anglicana, che come sempre si attiene al principio di non interferire negli affari delle altre confessioni religiose. Su Internet invece è già nato un sito che fa la parodia dell'iniziativa: «Preti, vicari e padri» si legge su www.hostinthepost.co.uk. «Iscrivetevi a questo sito e da oggi in poi tutte le domeniche potrete restare nel letto come il resto della popolazione».
Francesco Tortora
http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_09/tortora_ostia_via_posta_londra_14c59a2c-54f3-11de-b097-00144f02aabc.shtml
martedì 2 giugno 2009
Osel Hita Torres, il giovane spagnolo che non vuole più essere la reincarnazione di un maestro Lama

Buddismo/ Lama: Osel Hita Torres, il giovane spagnolo che non vuole più essere la reincarnazione di un maestro Lama
di Riccardo Panzetta*
Ha detto basta. Ed è andato via. Niente più preghiere o meditazione. Basta anche a quella rigida formazione dottrinaria cui i monaci buddisti lo hanno avviato sin da quando aveva poco più di un anno. Osel Hita Torres, 24 anni, non vuole più essere (o credere di essere) la reincarnazione di un maestro Lama morto venticinque anni fa. Ha deciso di lasciarsi tutto alle spalle, il giovane ragazzo spagnolo, e di dedicarsi al cinema, frequentando un corso triennale di cinematografia all’Università di Madrid.
La sua è una fuga dalla vocazione, impostagli quando aveva appena 14 mesi. «Mi hanno tolto alla mia famiglia - ha dichiarato - mi hanno gettato in un mondo medievale dove ho sofferto come un cane».
Tutto inizia con la morte del maestro Lama Yeshe. E’ il 1984 e il guru tibetano, stravagante e molto amato, lascia un vuoto spirituale nei suoi discepoli. Uno di essi, Lama Zopa, si mette subito alla ricerca della reincarnazione del suo adorato maestro. Una serie di visioni, sogni e premonizioni conducono Lama Zopa in un centro buddista poco lontano da Grenada, dove incontra i genitori del piccolo Osel, anch’essi allievi del defunto Yeshe.
Il bimbo viene inserito in una lista di dieci potenziali “reincarnazioni” e l’elenco viene spedito al Dalai Lama. Dopo mesi di “verifiche” e studi, viene scelto Osel che parte per l’India per ricevere la sua educazione monastica.
I genitori, nel frattempo, divorziano e la madre si mostra irrequieta e insofferente verso l’investitura mistica di suo figlio. Nel 1995 rilascia un’infuocata intervista al New York Times in cui sostiene che il piccolo Lama ha ancora bisogno delle cure materne e si scaglia contro i monaci accusati di viziarlo e di trasformarlo in un piccolo tiranno. Inizia una querelle che si conclude con una concessione: la madre potrà vedere più spesso suo figlio, insegnargli lo spagnolo a patto di mantenere un comportamento più equilibrato.
Il giovane Lama spagnolo è diviso tra due mondi quello familiare-affettivo e quello monastico-spirituale. Alla fine il giocattolo si rompe e Osel, stufo di battere una strada che non sentiva più sua, molla la tonaca e torna a casa. Per assecondare il karma che sente più suo: fare il regista e girare un film. Magari il seguito del “Piccolo Buddha”.
*Scuola superiore Giornalismo Luiss
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/buddismo-lama-osel-hita-torres-il-giovane-spagnolo-che-non-vuole-piu-essere-la-reincarnazione-di-un-maestro-lama-33819/
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ARTICOLO DEL 2007
Il «Piccolo Budda» si dà al cinema
Osel Hita, 22 anni, reincarnazione del lama Thubten, si è stancato del monastero in Tibet e si è iscritto a una scuola canadese di regia
MADRID – Sempre di luce si tratta, in fondo: ma invece di inseguire l’illuminazione spirituale, il «piccolo Budda» spagnolo ha preferito seguire le orme dei fratelli Lumière. E darsi al cinema. Osel Hita, la cui vicenda ispirò il regista Bernardo Bertolucci, ora ha 22 anni e, quando nacque, con un parto quasi senza dolore, in un ospedale di Granada, il 12 febbraio 1985, era un bimbo stranamente sereno e placido: non piangeva mai, era radioso. Perciò fu chiamato «Osel», luce chiara in tibetano, e fu riconosciuto dal Dalai Lama come la reincarnazione del lama Thubten Yeshe, morto undici mesi prima in California.
I genitori di Osel, ora divorziati, appartengono alla comunità buddista locale e a metà degli anni Ottanta decisero con entusiasmo di assecondare il disegno divino, avviando il piccolo al suo destino di futuro leader del buddismo tibetano in Occidente. Osel, a 14 mesi, era diventato il primo bambino spagnolo riconosciuto come reincarnazione di un lama, ma questo comportava per lui la vita monacale, una dura disciplina, 16 ore di studio al giorno e nessuno svago tipicamente infantile. Doveva abbandonare la famiglia e crescere tra preghiere e meditazione. Già a 8 anni, nel 1993, Osel scrisse una lettera dal monastero tibetano di Sera a sua madre, chiedendole di venire a riprenderlo.
Maria Torres ne discusse con il marito Paco, che decise di partire con un altro dei suoi figli, Kunkyen, anche lui monaco consacrato, per andare a tenere un po’ di compagnia al suo bimbo lama in crisi. Ma quella vita proprio non faceva per Osel. Che, a 18 anni, aveva voglia di una strada diversa, meno elevata magari, ma un po’ più «normale», e possibilmente percorrerla in moto, come tutti i suoi coetanei. Contro ogni aspettativa e ogni segnale celeste, Osel voleva seguire la sua grande, terrena passione: il cinema. Se qualcuno ha cercato di dissuaderlo, lo sa soltanto lui. E in ogni caso non c’è riuscito: dopo aver lasciato il monastero, Osel ha vissuto un po’ a Ibiza con sua madre, poi ha viaggiato per gli Stati Uniti e l’Europa e ora si è iscritto a una scuola di regia cinematografica in Canada. La decisione di lasciarsi alle spalle la facoltà di filosofia buddista metafisica e dialettica del Tibet non è definitiva né irrevocabile: in qualunque momento, Osel può tornare alla vita monastica e per i tibetani resterà una guida spirituale. Anche se Hollywood dovesse conquistarlo per sempre.
Elisabetta Rosaspina
20 agosto 2007
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/08_Agosto/20/piccolo_budda_cinema.shtml
Buddismo/ Lama: Osel Hita Torres, il giovane spagnolo che non vuole più essere la reincarnazione di un maestro Lama
di Riccardo Panzetta*
Ha detto basta. Ed è andato via. Niente più preghiere o meditazione. Basta anche a quella rigida formazione dottrinaria cui i monaci buddisti lo hanno avviato sin da quando aveva poco più di un anno. Osel Hita Torres, 24 anni, non vuole più essere (o credere di essere) la reincarnazione di un maestro Lama morto venticinque anni fa. Ha deciso di lasciarsi tutto alle spalle, il giovane ragazzo spagnolo, e di dedicarsi al cinema, frequentando un corso triennale di cinematografia all’Università di Madrid.
La sua è una fuga dalla vocazione, impostagli quando aveva appena 14 mesi. «Mi hanno tolto alla mia famiglia - ha dichiarato - mi hanno gettato in un mondo medievale dove ho sofferto come un cane».
Tutto inizia con la morte del maestro Lama Yeshe. E’ il 1984 e il guru tibetano, stravagante e molto amato, lascia un vuoto spirituale nei suoi discepoli. Uno di essi, Lama Zopa, si mette subito alla ricerca della reincarnazione del suo adorato maestro. Una serie di visioni, sogni e premonizioni conducono Lama Zopa in un centro buddista poco lontano da Grenada, dove incontra i genitori del piccolo Osel, anch’essi allievi del defunto Yeshe.
Il bimbo viene inserito in una lista di dieci potenziali “reincarnazioni” e l’elenco viene spedito al Dalai Lama. Dopo mesi di “verifiche” e studi, viene scelto Osel che parte per l’India per ricevere la sua educazione monastica.
I genitori, nel frattempo, divorziano e la madre si mostra irrequieta e insofferente verso l’investitura mistica di suo figlio. Nel 1995 rilascia un’infuocata intervista al New York Times in cui sostiene che il piccolo Lama ha ancora bisogno delle cure materne e si scaglia contro i monaci accusati di viziarlo e di trasformarlo in un piccolo tiranno. Inizia una querelle che si conclude con una concessione: la madre potrà vedere più spesso suo figlio, insegnargli lo spagnolo a patto di mantenere un comportamento più equilibrato.
Il giovane Lama spagnolo è diviso tra due mondi quello familiare-affettivo e quello monastico-spirituale. Alla fine il giocattolo si rompe e Osel, stufo di battere una strada che non sentiva più sua, molla la tonaca e torna a casa. Per assecondare il karma che sente più suo: fare il regista e girare un film. Magari il seguito del “Piccolo Buddha”.
*Scuola superiore Giornalismo Luiss
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/buddismo-lama-osel-hita-torres-il-giovane-spagnolo-che-non-vuole-piu-essere-la-reincarnazione-di-un-maestro-lama-33819/
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ARTICOLO DEL 2007
di Riccardo Panzetta*
Ha detto basta. Ed è andato via. Niente più preghiere o meditazione. Basta anche a quella rigida formazione dottrinaria cui i monaci buddisti lo hanno avviato sin da quando aveva poco più di un anno. Osel Hita Torres, 24 anni, non vuole più essere (o credere di essere) la reincarnazione di un maestro Lama morto venticinque anni fa. Ha deciso di lasciarsi tutto alle spalle, il giovane ragazzo spagnolo, e di dedicarsi al cinema, frequentando un corso triennale di cinematografia all’Università di Madrid.
La sua è una fuga dalla vocazione, impostagli quando aveva appena 14 mesi. «Mi hanno tolto alla mia famiglia - ha dichiarato - mi hanno gettato in un mondo medievale dove ho sofferto come un cane».
Tutto inizia con la morte del maestro Lama Yeshe. E’ il 1984 e il guru tibetano, stravagante e molto amato, lascia un vuoto spirituale nei suoi discepoli. Uno di essi, Lama Zopa, si mette subito alla ricerca della reincarnazione del suo adorato maestro. Una serie di visioni, sogni e premonizioni conducono Lama Zopa in un centro buddista poco lontano da Grenada, dove incontra i genitori del piccolo Osel, anch’essi allievi del defunto Yeshe.
Il bimbo viene inserito in una lista di dieci potenziali “reincarnazioni” e l’elenco viene spedito al Dalai Lama. Dopo mesi di “verifiche” e studi, viene scelto Osel che parte per l’India per ricevere la sua educazione monastica.
I genitori, nel frattempo, divorziano e la madre si mostra irrequieta e insofferente verso l’investitura mistica di suo figlio. Nel 1995 rilascia un’infuocata intervista al New York Times in cui sostiene che il piccolo Lama ha ancora bisogno delle cure materne e si scaglia contro i monaci accusati di viziarlo e di trasformarlo in un piccolo tiranno. Inizia una querelle che si conclude con una concessione: la madre potrà vedere più spesso suo figlio, insegnargli lo spagnolo a patto di mantenere un comportamento più equilibrato.
Il giovane Lama spagnolo è diviso tra due mondi quello familiare-affettivo e quello monastico-spirituale. Alla fine il giocattolo si rompe e Osel, stufo di battere una strada che non sentiva più sua, molla la tonaca e torna a casa. Per assecondare il karma che sente più suo: fare il regista e girare un film. Magari il seguito del “Piccolo Buddha”.
*Scuola superiore Giornalismo Luiss
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/buddismo-lama-osel-hita-torres-il-giovane-spagnolo-che-non-vuole-piu-essere-la-reincarnazione-di-un-maestro-lama-33819/
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ARTICOLO DEL 2007
lunedì 1 giugno 2009
Medico abortista ucciso in Kansas
La polizia ha catturato il presunto assassino: è un bianco di 51 anni
Medico abortista ucciso in Kansas:
Obama, «Sono scioccato e indignato»
Il presidente: «Le nostre divergenze sull'aborto non possono essere regolate da odiosi atti di violenza»
Il presunto omicida su un'auto della polizia del Kansas (Ap)
WASHINGTON - Anche il presidente Barack Obama si è detto «scioccato e indignato» per l’omicidio del dottor George Tiller, medico abortista assasinato domenica all'ingresso di una chiesa luterana a Wichita, in Kansas. Tre ore dopo l'omicidio la polizia ha fermato un uomo di 51 anni , Scott Roeder, sospettato di essere l'autore dell'agguato. «Quali che siano le nostre profonde divergenze di americani rispetto alle difficili domande che l’aborto suscita, esse non possono regolarsi con odiosi atti di violenza», ha affermato il presidente degli Stati Uniti.
UN SIMBOLO - Tiller, 67 anni, era uno dei pochi ginecologi negli Usa che praticavano l'aborto dopo la ventesima settimana di gravidanza. È stato ucciso mentre consegnava ai fedeli i bollettini parrocchiali della George Reformation Lutheran Church, la chiesa di cui era uno dei sacrestani e dove la moglie cantava nel coro.
http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_01/abortista_ucciso_obama_indignato_ab3d908e-4e97-11de-be80-00144f02aabc.shtml
Medico abortista ucciso in Kansas:
Obama, «Sono scioccato e indignato»
Il presidente: «Le nostre divergenze sull'aborto non possono essere regolate da odiosi atti di violenza»
Il presunto omicida su un'auto della polizia del Kansas (Ap)
WASHINGTON - Anche il presidente Barack Obama si è detto «scioccato e indignato» per l’omicidio del dottor George Tiller, medico abortista assasinato domenica all'ingresso di una chiesa luterana a Wichita, in Kansas. Tre ore dopo l'omicidio la polizia ha fermato un uomo di 51 anni , Scott Roeder, sospettato di essere l'autore dell'agguato. «Quali che siano le nostre profonde divergenze di americani rispetto alle difficili domande che l’aborto suscita, esse non possono regolarsi con odiosi atti di violenza», ha affermato il presidente degli Stati Uniti.
UN SIMBOLO - Tiller, 67 anni, era uno dei pochi ginecologi negli Usa che praticavano l'aborto dopo la ventesima settimana di gravidanza. È stato ucciso mentre consegnava ai fedeli i bollettini parrocchiali della George Reformation Lutheran Church, la chiesa di cui era uno dei sacrestani e dove la moglie cantava nel coro.
http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_01/abortista_ucciso_obama_indignato_ab3d908e-4e97-11de-be80-00144f02aabc.shtml
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