Visualizzazione post con etichetta elettorale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta elettorale. Mostra tutti i post

mercoledì 11 febbraio 2009

ISRAELE: RISULTATO ELETTORALE


Avigdor Lieberman, presidente di Yisrael Beitenu
"Buttiamo due bombe atomiche"
Questo leader crudele ha ottenuto 15 seggi-vergogna !

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>




Israele/ Elezioni, Livni a colloquio con Lieberman
Il leader ultranazionalista ha vinto 15 seggi
Gerusalemme, 11 feb. (Ap) - Il ministro degli Esteri uscente e leader di Kadima Tzipi Livni, uscita vittoriosa dalle urne di strettissima misura alle politiche di ieri, ha incontrato Avigdor Lieberman, il cui partito ultranazionalista Yisrael Beitenu ha ottenuto 15 seggi emergendo come la terza forza politica del Paese.

Nel tentativo di ottenerne i favori e cooptarlo in una sua alleanza di governo, Livni ha detto a Lieberman che gli israeliani hanno "scelto chi vogliono che diventi primo ministro". Secondo un comunicato emesso dal suo ufficio, la leader di Kadima ha dichiarato: "Questa alleanza è un'opportunità che può far avanzare delle questioni importanti anche per voi".

Una parte dell'agenda di Lieberman vuole ridurre il potere delle autorità religiose ebraiche, elemento che potrebbe fornire un terreno d'intesa per un accordo con la Livni. Il leader di Yisrael Beitenu, parlando ai suoi sostenitori dopo il voto di ieri, era sembrato però escludere una sua alleanza con i centristi di Kadima. Il partito di Livni ha vinto 28 seggi, solo uno in più del rivale Likud di Benjamin Netanyahu, rendendo complessa la formazione di un nuovo governo.

http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2009/02_febbraio/11/israele_elezioni_livni_a_colloquio_con_lieberman,17936944.html



Israele/ Elezioni, Yisrael Beiteinu si riunisce nel pomeriggio
Partito di Avigdor Lieberman valuta diverse coalizioni
Roma, 11 feb. (Apcom) - Il partito ultra-nazionalista Yisrael Beiteinu, guidato da Avigdor Lieberman, si runirà oggi pomeriggo per valutare le diverse opzioni alla luce del buon risultato conseguito nelle elezioni politiche svoltesi ieri in Israele. Lo riporta il sito web del quotidiano israeliano Haaretz.

Yisrael Beiteinu, con 15 seggi, si è affermato come terza forza della Knesset, sopravanzando i laburisti di Euhd Barak. Le elezioni sono state vinte sul filo di lana dal Kadima di Tzipi Livni, che ha conquistato 28 seggi. Al secondo posto si è piazzato il Likud di Benjamyn Netanyahu, il quale rivendica il diritto a formare un governo con i partiti del blocco nazionalista. Livni, che ha chiesto a Netanyahu di entrare in un governo nazionale, non esclude la possibilità di dare vita a una coalizione alternativa insieme al Meretz, ai laburisti e a Ysraele Beiteinu, giudicando Avigdor Lieberman un pragmatico.

Lieberman dal canto suo non ha espresso indicazioni chiare su chi debba essere il primo ministro, tuttavia, ieri sera, ha detto che il suo partito vuole "un governo di destra": "Questo è il nostro desiderio e non lo nascondiamo".

http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2009/02_febbraio/11/israele%20%20elezioni%20%20yisrael%20beiteinu%20si%20riunisce%20nel%20pomeriggio,17934118.html



M.O.: MEDIA PALESTINESI PESSIMISTI CAUSA ESITO ELEZIONI IN ISRAELE
(ASCA-AFP) - Gerusalemme, 11 feb - I media palestinesi sembrano essere preoccupati per il futuro del gia' altalenante processo di pace in Medio Oriente dopo che l'esito delle elezioni di Israele ha visto il Paese esprimersi in favore del partito di centro-destra della Livni. ''Le attivita' diplomatiche in genere e il processo di pace in particolare saranno bloccati'', ha scritto il quotidiano palestinese 'Al Quds'. Visto il risultato delle parlamentari, che ha decretato la vittoria di Kadima sul Likud per un solo seggio e assegnato il terzo posto al partito ultranazionalista di Lieberman, secondo il quotidiano, ''proseguira' la paralisi politica che ha caratterizzato il governo del premier Olmert sin dai tempi della guerra in Libano del 2006 e tutte le iniziative internazionali e arabe saranno accantonate''. ''Le iniziative arabe e internazionali, sostenute dall'amministrazione Usa di Barack Obama, sono necessarie per fare pressione su Israele e assicurare che il processo di pace e la popolazione dei territori non siano tenuti in ostaggio dall'esito di queste elezioni''. E' quanto si legge tra le pagine di Al Quds.

http://notizie.virgilio.it/notizie/altro/2009/02_febbraio/11/m%20o%20%20%20media%20palestinesi%20pessimisti%20causa%20esito%20elezioni%20in%20israele,17934637.html

mercoledì 4 febbraio 2009

ISRAELE: LA PACE SCOMPARSA DALLA CAMPAGNA ELETTORALE

il Giornale.it
n. 30 del 2009-02-04 pagina 16

Israele, la "pace" scomparsa
dalla campagna elettorale
di Rolla Scolari

REPORTAGE/ E' la sicurezza il tema dominante dei tre candidati: Livni, Barack e Netanyahu. Vince chi mostra più muscoli. I politici evitano le piazze e i kibbutz

Gerusalemme - Le facce dei tre candidati accolgono l'automobilista a ogni uscita della tangenziale di Tel Aviv e all'entrata di Gerusalemme. Tzipi Livni, sempre poco truccata e poco appariscente, non sorride mentre il suo partito, il centro di Kadima, la propone come «un primo ministro nuovo». Benjamin Netanyahu, il favorito nei sondaggi, capo della destra del Likud, ha uno sguardo serio: «sicurezza» ed «economia» sono le parole chiave della sua campagna. Anche il laburista Ehud Barak punta sulla leadership evitando di perdersi in troppi sorrisi: «Non sono simpatico, non sono un tuo amico, ma sono un leader».

Gli slogan dei tre candidati principali al voto di febbraio parlano di piani economici, sociali, di sicurezza, di governo forte, ma non parlano di processo di pace. La campagna elettorale per il voto del 10 febbraio è, come succede da diversi anni in Israele, poco invasiva, discreta per chi non si connette a Internet o non segue i dibattiti televisivi e radiofonici. Sono pochi i politici che ancora viaggiano tra i kibbutz del Nord, le comunità agricole del Sud prese di mira dai razzi di Hamas o nelle piazze delle grandi città e questa volta ai candidati è mancato anche il tempo di organizzarsi per la gara: i carri armati dell'esercito israeliano, infatti, sono da poco usciti dalla Striscia di Gaza.

«Non ci sono politici in queste elezioni che presentano un programma basato sull'ottimismo», aveva detto al Giornale durante la guerra nella Striscia Joseph Cedar, regista israeliano di una premiata pellicola sul ritiro dal Libano, Beaufort. E il dibattito sui giornali e alla tv non gli dà torto: Netanyahu accusa Barak e Livni, ministro della Difesa e ministro degli Esteri, di aver messo fine alla guerra troppo velocemente, senza aver dato il colpo finale a Hamas. Il laburisti e Kadima assicurano che il movimento islamista è stato indebolito ma che la partita non è chiusa.

La campagna, dai cartelloni nelle strade delle grandi città alle tribune elettorali, ruota attorno a chi è il politico più forte, pronto a garantire la maggior sicurezza alla popolazione, non più attorno allo statista capace di trovare presto una soluzione al lungo conflitto. Hamas controlla Gaza, Abu Mazen, unico partner credibile per Israele con cui dialogare è debole: sono pochi a pensare che una soluzione sia possibile nell'immediato: «Nessuno più pensa alla fine del conflitto quando va ai seggi: è passato troppo tempo e ci sono i problemi di tutti i giorni», dice Merav, 29 anni, proprietaria di un negozio del centro di Gerusalemme.

Non è la prima volta, d'altronde, che la pace non è al primo posto nei dibattiti elettorali. Nel voto del 1996, dopo l'assassinio di Yitzhak Rabin, l'inizio degli attentati sugli autobus e nei ristoranti, la pace era sembrata allontanarsi e la priorità elettorale era ancora una volta la sicurezza. Nel 2006, dopo il ritiro dalla Striscia di Gaza e una diminuzione del numero di attacchi contro Israele, la tendenza era la normalizzazione: campagne elettorali discrete, forse più noiose e, per il disappunto della stampa internazionale, meno incentrate sul problema del conflitto e più sull'agenda sociale, l'economia e la sicurezza.

A un evento elettorale organizzato in un grande albergo di Gerusalemme pochi giorni fa, Einat Wilf, candidata nelle liste dei laburisti di Avoda, il partito che fu del presidente Shimon Peres e che ha per anni incentrato la sua politica sulla realizzazione del processo di pace e della creazione di due Stati, ha spiegato al pubblico come ormai «il concetto di pace sia percepito come irrealistico e le persone che vanno a votare non vedono oggi il processo con un'immediata questione politica. Queste elezioni sono tutte incentrate su chi è il più forte del quartiere, ma la pace non è sul tavolo perché non c'è nessuna decisione immediata da prendere». Ci sono l'economia da rimettere in sesto, la minaccia iraniana e soprattutto, dopo Gaza, la sfida della sicurezza: «È la questione principale per via della guerra che si è appena conclusa - dice al Giornale Gill Hoffman, noto giornalista del Jersualem Post - ogni altra questione, non soltanto la pace, è per ora tralasciata».



--------------------------------------------------------------------------------

© SOCIETÀ EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=325754