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martedì 4 agosto 2009

Ecco il volto di San Paolo: scoperta a Roma la più antica icona dell'apostolo delle genti


Meraviglia per la sua suggestiva espressione
Ecco il volto di San Paolo: scoperta a Roma la più antica icona dell'apostolo delle genti

ultimo aggiornamento: 27 giugno, ore 17:09
Città del Vaticano - (Adnkronos) - Durante i restauri nelle catacombe romane di Santa Tecla il laser ha messo in luce il volto severo e ben riconoscibile di Paolo di Tarso, circondato da uno sfavillante clipeo giallo oro su rosso vivo

Città del Vaticano, 27 giu. - (Adnkronos) - E' stata scoperta nelle catacombe di Santa Tecla sulla via Ostiense a Roma la più antica immagine di San Paolo. A rilevare la clamorosa scoperta archeologica avvenuta solo qualche giorno fa è l'Osservatore romano di oggi, che spiega come il ritrovamento sia avvenuto il 19 giugno durante i restauri nelle catacombe romane di Santa Tecla coordinati dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.


''Mentre si procede a un lento e accurato restauro della decorazione pittorica di un cubicolo delle catacombe romane di Santa Tecla sulla via Ostiense - si legge nel servizio del quotidiano vaticano - una sensazionale scoperta impressiona gli archeologi che seguono il lavoro da più di un anno. Nella mattinata il laser mette in luce il volto severo e ben riconoscibile di san Paolo, tra i più antichi e i più definiti che ci abbia consegnato la civiltà figurativa dell'antichità cristiana. Anzi, per le sue caratteristiche può essere considerato la più antica icona dell'apostolo finora conosciuta''.

''Il volto - spiega il quotidiano della Santa Sede - circondato da uno sfavillante clipeo giallo oro su rosso vivo, emoziona per il suo graffiante espressionismo e appare come un'icona forte ed eloquente dell'Apostolo delle genti, un volto d'epoca, che ci accompagna verso quella missione che la Chiesa di Roma, tra il IV e il V secolo, affida alla figura di Paolo nella conversione al cristianesimo degli ultimi pagani''.

Quindi l'Osservatore racconta: ''Altre immagini di san Paolo erano note nelle catacombe e nei sarcofagi romani, ma il busto appena scoperto meraviglia per la sua suggestiva espressione e ha lasciato senza fiato i restauratori, che hanno interrotto subito il loro lavoro, come intimiditi da quello sguardo antichissimo, da quella fisionomia che spuntando dall'oscurità della catacomba emoziona e folgora chi la contempla.

Il giorno della scoperta, nonostante l'avvicinarsi del fine settimana, i responsabili della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra sono accorsi immediatamente presso il sito archeologico e hanno potuto verificare la straordinaria importanza della scoperta. Per questo, anche se il restauro è in corso, hanno deciso di anticipare la notizia del rinvenimento''.

''In questi giorni - si legge ancora - i restauratori hanno continuato il loro lavoro e hanno meglio evidenziato i tratti del busto dell'apostolo, ma hanno anche effettuato altre importantissime scoperte. E altre se ne prevedono per le prossime ore e per i mesi a venire''.

''Il tondo di Paolo, infatti - afferma il quotidiano vaticano - si colloca nella volta del cubicolo, dove attorno al clipeo campito del Cristo Buon Pastore sono sistemati quattro altri tondi che accolgono, a loro volta, i busti di quattro personaggi. Tra questi sono ben riconoscibili quelli relativi a Paolo, appena scoperto, e a Pietro, riapparso proprio in queste ultime ore, mentre gli altri due, pur caratterizzati nell'età e nella fisionomia, potrebbero riferirsi ad altrettanti apostoli, ovvero a due santi intercessori o, infine, a due defunti''.

Tuttavia ''il volto piè espressivo ed emozionante è sicuramente quello di Paolo, situato nel tondo posto a sinistra, rispetto all'ingresso. Dal momento che l'imago clipeata rappresenta una raffigurazione devozionale scelta dalla famiglia dei defunti per proteggere il loro cubicolo, il busto di Paolo può essere considerato la piu' antica icona dell'apostolo finora rinvenuta, nel senso che dal livello evocativo si passa a quello del culto''.

''Non dimentichiamo - prosegue il testo - che a poche centinaia di metri si innalzava la celebre basilica dedicata nello scorcio del IV secolo all'Apostolo delle genti dagli imperatori Valentiniano II, Teodosio e Arcadio, costruita sulla memoria apostolica, gia' monumentalizzata nel 324 da Papa Silvestro e voluta da Costantino''.
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/?id=3.0.3477991449

venerdì 1 maggio 2009

1 MAGGIO SAN GIUSEPPE LAVORATORE


San Giuseppe lavoratore

1° Maggio







Il 1° maggio, prima di diventare in Europa la «Festa del Lavoro», fu per lungo tempo, alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX, una giornata di rivendicazioni e spesso di lotte per la promozione della classe lavoratrice.

A questo richiamo non poteva rimanere insensibile la Chiesa, che i papi Leone XIII e Pio IX col loro magistero via via aprivano ai problemi del mondo del lavoro.



Pio XII istituì questa memoria liturgica, per dare una dimensione cristiana a questo giorno, mettendola sotto il patrocinio di san Giuseppe lavoratore (1955). « Ogni lavoro - aveva detto già nel radiomessaggio natalizio del 1942 - possiede una dignità inalienabile, e in pari tempo un intimo legame col perfezionamento della persona: nobile dignità e prerogativa, cui in verun modo non avviliscono la fatica e il peso che sono da sopportarsi come effetto del peccato originale, in obbedienza e commissione alla volontà di Dio». Cristo stesso ha voluto essere lavoratore manuale, trascorrendo gran parte della vita nella bottega di Giuseppe, il santo dalle mani callose, il carpentiere di Nazaret.

Per sottolineare la nobiltà del lavoro la Chiesa propone alla nostra meditazione S. Giuseppe artigiano. La festa odierna sostituisce quella del Patrocinio di S. Giuseppe sulla Chiesa universale, prescritta nel 1847 da Pio IX.

Pio XII e il Beato Giovanni XXIII resero omaggio a questo esemplare maestro di vita cristiana, all'uomo laborioso, onesto, fedele alla parola di Dio, obbediente, virtù che il Vangelo sintetizza con due parole: « uomo giusto ». « I proletari e gli operai - scriveva Leone XIII, il papa della “Rerum novarum” - hanno come diritto speciale a ricorrere a S. Giuseppe e a proporsi la sua imitazione. Giuseppe infatti, di stirpe regale, unito in matrimonio con la più grande e la più santa delle donne, considerato come il padre del Figlio di Dio, passa ciò nonostante la sua vita a lavorare e chiede al suo lavoro di artigiano tutto ciò che è necessario al mantenimento della famiglia».



Dalla Costituzione pastorale Gaudium et Spes 4, 34 del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo.



Per i credenti una cosa è certa: considerata in se stessa, l'attività umana individuale e collettiva, ossia quell'ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio.

L'uomo infatti, creato ad immagine di Dio, ha ricevuto il comando di sottomettere a sé la terra con tutto quanto essa contiene, e di governare il mondo nella giustizia e nella santità, e così pure di riferire a Dio il proprio essere e l'universo intero, riconoscendo in lui il Creatore di tutte le cose; in modo che, nella subordinazione di tutta la realtà all'uomo, sia glorificato il nome di Dio su tutta la terra. Ciò vale anche per gli ordinari lavori quotidiani.

Gli uomini e le donne, infatti, che per procurarsi il sostentamento per sé e per la famiglia esercitano il proprio lavoro in modo tale da prestare anche conveniente servizio alla società, possono a buon diritto ritenere che con il loro lavoro essi prolungano l'opera del Creatore, si rendono utili ai propri fratelli e donano un contributo personale alla realizzazione del piano provvidenziale di Dio nella storia. I cristiani, dunque, non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell'ingegno e del coraggio dell'uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale del Creatore; al contrario, sono persuasi piuttosto che le vittorie dell'umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno. Ma quanto più cresce la potenza degli uomini, tanto più si estende e si allarga la loro responsabilità, sia individuale che collettiva.

Da ciò si vede come il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo o dall'incitarli a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto ciò con un obbligo ancora più pressante.



Fonte: vaticano; intratext.com (“RIV.”).





Fonte: vaticano; intratext.com («RIV.»).







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http://www.evangeliumtagfuertag.org/main.php?language=IT&module=saintfeast&localdate=20090501&id=3&fd=0

domenica 1 marzo 2009

NAPOLITANO CONSEGNA A MEDVEDEV CHIAVI CHIESA SAN NICOLA

» 2009-03-01 18:03
NAPOLITANO CONSEGNA A MEDVEDEV CHIAVI CHIESA SAN NICOLA
BARI - Il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, e il presidente russo, Dmitri Medvedev, dopo avere lasciato la chiesa russa hanno raggiunto la Basilica di San Nicola nella città vecchia di Bari.

Nella basilica romanica è prevista una visita alla cripta dove, sotto l'altare, sono custodite le reliquie del patrono di Bari, venerato da cattolici e ortodossi.

I due presidenti, accompagnati dalle mogli Clio e Svetlana, e dai rappresentanti degli esteri, sono stati accolti sul sagrato da padre Damiano Bova, rettore della Basilica di San Nicola, e dall'arcivescovo di Bari, monsignor Francesco Cacucci.

Ci sono, tra gli altri, il cardinale Salvatore De Giorgi, il sindaco di Bari, Michele Emiliano, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il presidente della Provincia di Bari e del consiglio regionale della Puglia, Vincenzo Divella e Pietro Pepe. Presente anche Massimo D'Alema, che come ministro degli Esteri era Bari il 14 marzo 2007 al vertice italo-russo con l'allora presidente russo, Vladimir Putin, e il presidente del Consiglio dell'epoca, Romano Prodi. In quella occasione fu dato l'annuncio della consegna della chiesa alla Federazione russa.

All'interno della Basilica le due coppie presidenziali sono scese nella cripta dove sono custodite le reliquie del santo. Hanno poi visitato la parte superiore della chiesa con la sala del tesoro. A conclusione della visita c'é stato uno scambio di doni tra i due presidenti e il rettore della Basilica, padre Damiano Bova, che ha donato loro riproduzioni in argento della facciata della basilica romanica. Medvedev ha donato una lampada votiva.

All'uscita dalla basilica, il presidente russo, sul sagrato, ha risposto in russo al saluto lanciatogli da alcuni connazionali radunati al di là delle transenne. Poi, con la delegazione presidenziale, è entrato in automobile per raggiungere l'aeroporto di Bari da dove partirà.

http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_903584366.html