U.E. - ITALIA
Medici italiani: denuncia clandenstini percorso rischioso
22 Febbraio 2009
La possibilita' di denuncia degli immigrati irregolari da parte dei medici, come previsto da un emendamento al Ddl sicurezza in discussione in Parlamento, 'creera' percorsi clandestini di cura, sottraendo al controllo della sanita' pubblica le patologie diffusive emergenti che rappresentano un grave pericolo per ogni individuo e per la societa' tutta e che oggi sono monitorate e controllate'. Questo l'allarme contenuto in un documento approvato all'unanimita' dal Consiglio nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo). Il Consiglio nazionale si appella quindi al parlamento 'con un fermo richiamo alle superiori esigenze di tutela della salute oltre che agli imprescindibili principi di solidarieta', patrimonio storico della nostra nazione'. Inoltre, si legge nel documento 'il Consiglio nazionale della Fnomceo sara' vicino ai colleghi che dovessero incorrere in procedimenti sanzionatori per aver ottemperato agli obblighi deontologici'.
http://www.aduc.it/dyn/immigrazione/noti.php?id=251104
Sanzioni al medico che denuncia l'irregolare
I medici che denunciano gli immigrati irregolari, ai quali hanno prestato assistenza, potranno essere sanzionati per violazione del Codice deontologico. Il Consiglio nazionale della Fnomceo (la Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), che nelle scorse settimane aveva già manifestato un «forte dissenso» all'emendamento al Ddl sicurezza che abroga il divieto di denunciare alle autorità gli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche, ha approvato ieri all'unanimità un documento per ribadire le proprie perplessità sul provvedimento. Ma anche per chiarire che la procedura di segnalazione si pone «in netto contrasto con i principi della deontologia medica, espressi in particolare dal giuramento professionale e dall'articolo 3 del Codice deontologico, che impongono ai medici di curare ogni individuo senza discriminazioni legate all'etnia, alla religione, al genere, all'ideologia, di mantenere il segreto professionale e di seguire le leggi quando non siano in contrasto con gli scopi della professione». Quindi per quei medici che si attenessero alla novità contenute nel Ddl sicurezza approvato in prima lettura al Senato potrebbero scattare sanzioni disciplinari.
Viceversa, la Fnomceo si schiererà a fianco dei professionisti che, non segnalando gli irregolari e dunque non rispettando il contenuto dell'emendamento, «dovessero incorrere in procedimenti sanzionatori per aver ottemperato agli obblighi deontologici».
Il Consiglio nazionale guidato da Amedeo Bianco, inoltre, ha sottolineato il pericolo insito nella possibilità di denuncia, «che creerà percorsi clandestini di cura, sottraendo al controllo della sanità pubblica le patologie diffusive emergenti che rappresentano un grave pericolo per ogni individuo e per la società tutta e che oggi sono monitorate e controllate».
Per questi motivi medici e odontoiatri italiani sollecitano un'audizione urgente per spiegare e motivare nel dettaglio la propria contrarietà all'intervento. «Il Consiglio nazionale – si legge nel documento – si appella al Parlamento con un fermo richiamo alle superiori esigenze di tutela della salute oltre che agli imprescindibili principi di solidarietà, patrimonio storico della nostra nazione. E sollecita pertanto la Camera a non approvare questo emendamento, contrastante con i principi fondanti del rapporto persona malata e medico, ripristinando quanto previsto dalla normativa precedente».
La regola etica
- Codice deontologico dei medici, articolo 3
Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia,in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera. La salute è intesa nell'accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e psichico della persona
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/02/clandestini-medici-sanzioni.shtml?uuid=0142d4d4-00e2-11de-adfb-17df2b70019f&DocRulesView=Libero
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domenica 22 febbraio 2009
mercoledì 11 febbraio 2009
CASO ELUANA E MEDICI CATTOLICI
Focus: Medici cattolici, tutelare sempre la vita
Splendori: «Il diritto è come la gomma americana, ognuno lo tira dove vuole». Bagnato: «Fare in modo che la cultura della sofferenza prevalga su quella della morte» di Daniele Piccini
Domani (12 febbraio 2009) il professor Amato De Monte, l’anestesista incaricato alla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana Englaro, verrà ascoltato dall’Ordine dei medici di Udine che ha aperto un’istruttoria sulla base di «due segnalazioni», giunte da alcuni camici bianchi della casa di cura “La Quiete”, che avanzano dubbi «su possibili comportamenti deontologici scorretti». In particolare, sul fatto che il professor De Monte «si sia prestato a pratiche eutanasiche». Il presidente dell’Ordine udinese Luigi Conte assicura che «è un atto dovuto, per capire meglio la situazione e per tutelare lo stesso anestesista. Dobbiamo verificare – conclude Conte – le motivazioni, in base a quali principi il protocollo sia stato applicato, e su quali considerazioni scientifiche poggi. Una commissione di medici sarà poi chiamata a decidere su eventuali sanzioni, semmai ce ne fosse bisogno».
«Aspettiamo l’esito di queste indagini», dichiara il professor Franco Splendori, presidente diocesano dell’Associazione medici cattolici italiani. «In tutta questa vicenda – prosegue Splendori – emerge, paradossalmente, ancor più nitida la figura del medico e dei suoi doveri. Per quanto una persona possa dichiarare davanti ad un notaio di voler morire, nel caso si trovasse in condizioni vegetative, e per quanto i suoi parenti possano assecondare questa sua decisione, anche in accordo con la legge, alla fine spetta sempre alla responsabilità del medico la decisione finale sulla vita». Il cuore di Antigone deve insomma prevalere sulla ragion di stato di Creonte. «Il diritto è come la gomma americana, ognuno lo tira dove vuole. Il presidente emerito della corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky afferma che “tutto si è svolto legalmente”? Ebbene – conclude Splendori – io sto con Mirabelli e Capotosti, anche loro presidenti emeriti della suprema Corte, che hanno affermato che il decreto per salvare Eluana (non firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ndr) era secondo la Costituzione ed aveva “urgenza” e “necessità”. Sono sicuro che è solo l’1% dei medici a comportarsi in modo indegno, il restante 99% svolge la sua professione nel rispetto della vita».
Dopo il lutto e lo scoramento, il professor Antonino Bagnato, presidente del Forum delle associazioni socio sanitarie cattoliche del Lazio, cerca di ritrovare la lucidità necessaria per abbozzare una prospettiva che eviti, in futuro, il ripetersi di altri «casi Englaro». «Se noi cattolici crediamo che la vita vegetativa sia comunque vita, dobbiamo fare in modo che la cultura, profondamente istruttiva, della sofferenza prevalga sulla cultura della morte. La Chiesa deve trovare i fondi per creare strutture specifiche, dove le persone malate e i loro parenti, comprensibilmente in crisi, possano essere sostenuti. Io sono ematologo, curo leucemie, so cosa significa andare tutti i giorni all’ospedale a chiedere notizie sui propri cari. È stancante. Ma si è preferito spettacolarizzare la vicenda di Eluana, piuttosto che sostenere la debolezza di Beppino Englaro».
Non c’è solo la contrizione per la morte di una persona e il senso di impotenza per non essere riusciti a salvarla. Resta anche l’amarezza per non aver potuto constatare la compattezza dei colleghi sul “fronte” Englaro. «Non c’è dubbio che l’immagine del medico sia stata colpita – commenta Bagnato – la nostra professione è fatta per sanare e per valorizzare la vita. La classe e i sindacati dei medici hanno giustamente alzato gli scudi contro la nuova legge che permette ai dottori di denunciare gli immigrati clandestini. Su Eluana invece si sono divisi. Questo perché gli interessi economici prevalgono sulle ragioni della medicina e, si sa, mantenere persone nelle condizioni di Eluana è molto costoso».
11 febbraio 2009
http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=4442
Splendori: «Il diritto è come la gomma americana, ognuno lo tira dove vuole». Bagnato: «Fare in modo che la cultura della sofferenza prevalga su quella della morte» di Daniele Piccini
Domani (12 febbraio 2009) il professor Amato De Monte, l’anestesista incaricato alla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana Englaro, verrà ascoltato dall’Ordine dei medici di Udine che ha aperto un’istruttoria sulla base di «due segnalazioni», giunte da alcuni camici bianchi della casa di cura “La Quiete”, che avanzano dubbi «su possibili comportamenti deontologici scorretti». In particolare, sul fatto che il professor De Monte «si sia prestato a pratiche eutanasiche». Il presidente dell’Ordine udinese Luigi Conte assicura che «è un atto dovuto, per capire meglio la situazione e per tutelare lo stesso anestesista. Dobbiamo verificare – conclude Conte – le motivazioni, in base a quali principi il protocollo sia stato applicato, e su quali considerazioni scientifiche poggi. Una commissione di medici sarà poi chiamata a decidere su eventuali sanzioni, semmai ce ne fosse bisogno».
«Aspettiamo l’esito di queste indagini», dichiara il professor Franco Splendori, presidente diocesano dell’Associazione medici cattolici italiani. «In tutta questa vicenda – prosegue Splendori – emerge, paradossalmente, ancor più nitida la figura del medico e dei suoi doveri. Per quanto una persona possa dichiarare davanti ad un notaio di voler morire, nel caso si trovasse in condizioni vegetative, e per quanto i suoi parenti possano assecondare questa sua decisione, anche in accordo con la legge, alla fine spetta sempre alla responsabilità del medico la decisione finale sulla vita». Il cuore di Antigone deve insomma prevalere sulla ragion di stato di Creonte. «Il diritto è come la gomma americana, ognuno lo tira dove vuole. Il presidente emerito della corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky afferma che “tutto si è svolto legalmente”? Ebbene – conclude Splendori – io sto con Mirabelli e Capotosti, anche loro presidenti emeriti della suprema Corte, che hanno affermato che il decreto per salvare Eluana (non firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ndr) era secondo la Costituzione ed aveva “urgenza” e “necessità”. Sono sicuro che è solo l’1% dei medici a comportarsi in modo indegno, il restante 99% svolge la sua professione nel rispetto della vita».
Dopo il lutto e lo scoramento, il professor Antonino Bagnato, presidente del Forum delle associazioni socio sanitarie cattoliche del Lazio, cerca di ritrovare la lucidità necessaria per abbozzare una prospettiva che eviti, in futuro, il ripetersi di altri «casi Englaro». «Se noi cattolici crediamo che la vita vegetativa sia comunque vita, dobbiamo fare in modo che la cultura, profondamente istruttiva, della sofferenza prevalga sulla cultura della morte. La Chiesa deve trovare i fondi per creare strutture specifiche, dove le persone malate e i loro parenti, comprensibilmente in crisi, possano essere sostenuti. Io sono ematologo, curo leucemie, so cosa significa andare tutti i giorni all’ospedale a chiedere notizie sui propri cari. È stancante. Ma si è preferito spettacolarizzare la vicenda di Eluana, piuttosto che sostenere la debolezza di Beppino Englaro».
Non c’è solo la contrizione per la morte di una persona e il senso di impotenza per non essere riusciti a salvarla. Resta anche l’amarezza per non aver potuto constatare la compattezza dei colleghi sul “fronte” Englaro. «Non c’è dubbio che l’immagine del medico sia stata colpita – commenta Bagnato – la nostra professione è fatta per sanare e per valorizzare la vita. La classe e i sindacati dei medici hanno giustamente alzato gli scudi contro la nuova legge che permette ai dottori di denunciare gli immigrati clandestini. Su Eluana invece si sono divisi. Questo perché gli interessi economici prevalgono sulle ragioni della medicina e, si sa, mantenere persone nelle condizioni di Eluana è molto costoso».
11 febbraio 2009
http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=4442
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