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articolo di venerdì 31 luglio 2009
Ok dell’Agenzia del farmaco: la Ru486 arriva in Italia
di Enza Cusmai
Nella notte il via libera alla commercializzazione. La decisione con un solo voto contrario. Entro due mesi sarà disponibile in tutti gli ospedali
Il tira e molla è finito a tarda sera. Poi, la decisione di dare il via libera alla registrazione della pillola abortiva anche in Italia e dunque alla sua commercializzazione su larga scala. Tra due mesi al massimo, ogni donna potrà liberamente abortire usando la via farmacologica e non quella chirurgica. Senza alcun limite.
La decisione di aprire le porte ad un nuovo modo di interrompere la gravidanza, apparentemente più soft ma per molti esperti più dolorosa e rischiosa, è stata a lungo discussa e contestata all’interno dell’Agenzia italiana del farmaco che per la prima volta ha votato a maggioranza e non all’unanimità. I sì sono stati, a quanto risulta, quattro su cinque. Sono loro che hanno deciso di aprire le frontiere alla pillola abortiva in Italia nonostante le drastiche critiche del Vaticano e la strenua opposizione di gran parte del governo. Fino ad ora, infatti, l'utilizzo della Ru486 era estremamente limitata. Veniva utilizzata soltanto negli ospedali in cui è ammessa la sperimentazione oppure su richiesta delle donne interessate ad ottenere questo tipo di aborto farmacologico. In questo caso, però, l’ospedale doveva inoltrare richiesta formale e ottenere il medicinale attraverso la farmacia interna. Ora i tempi si accorceranno sensibilmente. E la pillola sarà disponibile in ogni azienda ospedaliera e le attese per ricevere il farmaco si abbatteranno sensibilmente.
Restano, in ogni caso, irrisolti tutti i nodi sollevati da più parti sulla validità della pillola abortiva. E sui rischi per la salute della donna. «Personalmente sono molto perplessa sull’utilizzo della pillola abortiva Ru486, ha affermato il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella. Dall’88 sarebbero 29 le morti tra donne in vari paesi a causa sua, ma il dato non è nei verbali del Comitato tecnico dell'Aifa». Picchia duro anche Luca Volontè dell’Udc, che definisce la Ru486 «pillola assassina» nonostante la sua registrazione ufficiale nell’elenco dei farmaci e invita l'Aifa a pubblicare il dossier sulle conseguenze che può provocare. Ma le accuse di chi non vuole la pillola in Italia non sembra abbiano turbato più di tanto l'Agenzia italiana per il farmaco. «Non ci faremo condizionare e prenderemo le nostre decisioni» aveva detto Guido Rasi, direttore generale dell'Aifa. «Ognuno è libero di dire ciò che vuole - ha aggiunto Rasi - noi siamo tecnici e prenderemo la decisione giusta». E la decisione è stata comunque presa. Ora si tratta di regolamentare al meglio l’uso di questa pillola. Fino ad ora, infatti, ogni regione si è mossa per conto proprio. Ad esempio l’Emilia Romagna prevede tre giorni di ricovero in day hospital, ma due pareri del Consiglio superiore di sanità dicono che c’è parità di rischio tra aborto farmacologico e chirurgico solo se l'aborto farmacologico viene completato in ospedale. Inoltre ci sono molte donne che assumono la pillola in ospedale e poi firmano per tornarsene a casa. Rischiando emorragie e complicazioni che un aborto chirurgico non aveva mai provocato.
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martedì 4 agosto 2009
Ecco il volto di San Paolo: scoperta a Roma la più antica icona dell'apostolo delle genti
Meraviglia per la sua suggestiva espressione
Ecco il volto di San Paolo: scoperta a Roma la più antica icona dell'apostolo delle genti
ultimo aggiornamento: 27 giugno, ore 17:09
Città del Vaticano - (Adnkronos) - Durante i restauri nelle catacombe romane di Santa Tecla il laser ha messo in luce il volto severo e ben riconoscibile di Paolo di Tarso, circondato da uno sfavillante clipeo giallo oro su rosso vivo
Città del Vaticano, 27 giu. - (Adnkronos) - E' stata scoperta nelle catacombe di Santa Tecla sulla via Ostiense a Roma la più antica immagine di San Paolo. A rilevare la clamorosa scoperta archeologica avvenuta solo qualche giorno fa è l'Osservatore romano di oggi, che spiega come il ritrovamento sia avvenuto il 19 giugno durante i restauri nelle catacombe romane di Santa Tecla coordinati dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
''Mentre si procede a un lento e accurato restauro della decorazione pittorica di un cubicolo delle catacombe romane di Santa Tecla sulla via Ostiense - si legge nel servizio del quotidiano vaticano - una sensazionale scoperta impressiona gli archeologi che seguono il lavoro da più di un anno. Nella mattinata il laser mette in luce il volto severo e ben riconoscibile di san Paolo, tra i più antichi e i più definiti che ci abbia consegnato la civiltà figurativa dell'antichità cristiana. Anzi, per le sue caratteristiche può essere considerato la più antica icona dell'apostolo finora conosciuta''.
''Il volto - spiega il quotidiano della Santa Sede - circondato da uno sfavillante clipeo giallo oro su rosso vivo, emoziona per il suo graffiante espressionismo e appare come un'icona forte ed eloquente dell'Apostolo delle genti, un volto d'epoca, che ci accompagna verso quella missione che la Chiesa di Roma, tra il IV e il V secolo, affida alla figura di Paolo nella conversione al cristianesimo degli ultimi pagani''.
Quindi l'Osservatore racconta: ''Altre immagini di san Paolo erano note nelle catacombe e nei sarcofagi romani, ma il busto appena scoperto meraviglia per la sua suggestiva espressione e ha lasciato senza fiato i restauratori, che hanno interrotto subito il loro lavoro, come intimiditi da quello sguardo antichissimo, da quella fisionomia che spuntando dall'oscurità della catacomba emoziona e folgora chi la contempla.
Il giorno della scoperta, nonostante l'avvicinarsi del fine settimana, i responsabili della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra sono accorsi immediatamente presso il sito archeologico e hanno potuto verificare la straordinaria importanza della scoperta. Per questo, anche se il restauro è in corso, hanno deciso di anticipare la notizia del rinvenimento''.
''In questi giorni - si legge ancora - i restauratori hanno continuato il loro lavoro e hanno meglio evidenziato i tratti del busto dell'apostolo, ma hanno anche effettuato altre importantissime scoperte. E altre se ne prevedono per le prossime ore e per i mesi a venire''.
''Il tondo di Paolo, infatti - afferma il quotidiano vaticano - si colloca nella volta del cubicolo, dove attorno al clipeo campito del Cristo Buon Pastore sono sistemati quattro altri tondi che accolgono, a loro volta, i busti di quattro personaggi. Tra questi sono ben riconoscibili quelli relativi a Paolo, appena scoperto, e a Pietro, riapparso proprio in queste ultime ore, mentre gli altri due, pur caratterizzati nell'età e nella fisionomia, potrebbero riferirsi ad altrettanti apostoli, ovvero a due santi intercessori o, infine, a due defunti''.
Tuttavia ''il volto piè espressivo ed emozionante è sicuramente quello di Paolo, situato nel tondo posto a sinistra, rispetto all'ingresso. Dal momento che l'imago clipeata rappresenta una raffigurazione devozionale scelta dalla famiglia dei defunti per proteggere il loro cubicolo, il busto di Paolo può essere considerato la piu' antica icona dell'apostolo finora rinvenuta, nel senso che dal livello evocativo si passa a quello del culto''.
''Non dimentichiamo - prosegue il testo - che a poche centinaia di metri si innalzava la celebre basilica dedicata nello scorcio del IV secolo all'Apostolo delle genti dagli imperatori Valentiniano II, Teodosio e Arcadio, costruita sulla memoria apostolica, gia' monumentalizzata nel 324 da Papa Silvestro e voluta da Costantino''.
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/?id=3.0.3477991449
Svizzera: controllare assistenza al suicidio
Svizzera: controllare assistenza al suicidio
18 giugno 2009 - (ve/agenzie) La Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera (Fces) accoglie in modo favorevole l’intenzione del Consiglio federale di regolamentare l’assistenza al suicidio organizzata. Di fronte agli eccessi registrati nell’attività delle organizzazioni che offrono un servizio di assistenza al suicidio in Svizzera – attività sempre più spudoratamente a carattere commerciale – è necessario correre ai ripari, afferma la Fces, e stabilire dei chiari paletti legislativi.
Mercoledì 17 giugno il Consiglio federale si è soffermato sulla questione dell’iscrizione, nella legge, di un dovere di diligenza nel campo dell’assistenza al suicidio e dell’eventualità di proibire l’attività delle organizzazioni di assistenza al suicidio. La Federazione protestante ha fatto sapere di voler dedicare particolare attenzione a questa materia quando le due proposte saranno sottoposte alla procedura di consultazione.
La Federazione non ritiene necessario vietare ogni forma di assistenza al suicidio, ma afferma la necessità di regolamentare l’assistenza al suicidio in quanto servizio organizzato e attività commerciale. La Federazione approva l’intenzione di stabilire delle norme severe in materia di assistenza al suicidio e intende nel contempo continuare a promuovere lo sviluppo di una rete capillare di cure palliative.
http://www.voceevangelica.ch/index.cfm?method=articoli.notizie_gen&id=9517
18 giugno 2009 - (ve/agenzie) La Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera (Fces) accoglie in modo favorevole l’intenzione del Consiglio federale di regolamentare l’assistenza al suicidio organizzata. Di fronte agli eccessi registrati nell’attività delle organizzazioni che offrono un servizio di assistenza al suicidio in Svizzera – attività sempre più spudoratamente a carattere commerciale – è necessario correre ai ripari, afferma la Fces, e stabilire dei chiari paletti legislativi.
Mercoledì 17 giugno il Consiglio federale si è soffermato sulla questione dell’iscrizione, nella legge, di un dovere di diligenza nel campo dell’assistenza al suicidio e dell’eventualità di proibire l’attività delle organizzazioni di assistenza al suicidio. La Federazione protestante ha fatto sapere di voler dedicare particolare attenzione a questa materia quando le due proposte saranno sottoposte alla procedura di consultazione.
La Federazione non ritiene necessario vietare ogni forma di assistenza al suicidio, ma afferma la necessità di regolamentare l’assistenza al suicidio in quanto servizio organizzato e attività commerciale. La Federazione approva l’intenzione di stabilire delle norme severe in materia di assistenza al suicidio e intende nel contempo continuare a promuovere lo sviluppo di una rete capillare di cure palliative.
http://www.voceevangelica.ch/index.cfm?method=articoli.notizie_gen&id=9517
La Rosa Bianca nel deserto
MARTIRI CRISTIANI ANCORA OGGI
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La Rosa Bianca nel deserto
Inserita il 24/6/2009 alle 19:51 nella categoria: Rassegna Stampa
Una fotografia le mostra sorridenti mentre hanno in braccio alcuni bambini del Malawi. Le immagini di Rita e Anita pubblicate dai giornali tedeschi ci consegnano due ragazze gioiose, determinate, compassionevoli, forti, fiere. Ma inconsapevoli, forse, del grande pericolo che le sovrastava durante l’attività medica e missionaria che svolgevano nello Yemen. Anita Gruenwald e Rita Stumpp, cugine entrambe di ventisei anni, sono le due ragazze tedesche trucidate la scorsa settimana e di cui ora si comincia a sapere qualcosa.
Alla base del sequestro di nove stranieri, di cui sette tedeschi, avvenuto nello Yemen, c’è una vendetta contro le attività missionarie del gruppo. Lo ha rivelato il settimanale tedesco Der Spiegel. L’unità di crisi di Berlino suppone che i tedeschi – Anita Gruenwald e Rita Stumpp più una famiglia il cui destino è ancora incerto, composta da Johannes H., da sua moglie Sabine e dai loro tre figli piccoli, Lydia, Anna e Simon – fossero noti sul posto come “missionari”. Quanto basta per farne degli obiettivi degli islamisti. Pochi mesi fa alcuni musulmani avrebbero minacciato Johannes dopo che questi aveva incontrato in una sala da tè un musulmano e l’aveva invitato a leggere la Bibbia. L’episodio sarebbe stato raccontato dallo stesso tecnico tedesco in una lettera agli amici. Johannes e sua moglie Sabine sarebbero andati nello Yemen con l’aiuto di un’organizzazione evangelica tedesca che ha come compito “l’evangelizzazione dei popoli del mondo non ancora raggiunti”. Si tratta della Global Mission for Christ, con sede a Eppstein e che fa parte della German Evangelical Missions Association.
Tra gli oggetti lasciati da Anita e Rita, studentesse di un corso di teologia che stavano effettuando un tirocinio in un ospedale yemenita, ci sarebbero i loro scritti missionari. Gli ex compagni di studi le ricordano così: “Erano due ragazze pazze, coraggiose, piene di humour, sobrie. Siamo tutti scioccati”. Erano cresciute con le storie di grande abnegazione di cui è pieno il protestantesimo evangelico. Come Richard Wurmbrand, il fondatore dell’organizzazione evangelica “Voice of the martyrs” che esportava bibbie nell’Europa orientale negli anni Quaranta e che venne imprigionato per quattordici anni dal governo romeno. Predicò nei rifugi antiaerei e stampò un milione di copie dei Vangeli in russo organizzandone la distribuzione clandestina tra le truppe d’occupazione sovietiche. Rita e Anita erano cresciute con il mito del pastore Paul Schneider, assassinato a Buchenwald dai nazisti. I compagni di prigionia lo sentirono recitare un Salmo mentre la Gestapo lo bastonava a morte.
Stando agli inquirenti arrivati da Berlino, mentre tornavano da un incontro con un medico nei pressi di Saada i sei tedeschi, un cittadino britannico e una maestra sudcoreana, sono stati bloccati da uomini armati a bordo di una Suzuki Vitara nera. Hanno giustiziato le due ragazze e la sudcoreana con colpi di pistola alla testa. Volevano sbarazzarsi di quelle due orgogliose cristiane dalla pelle bianca. Dietro alla loro uccisione ci sarebbero ex combattenti rinchiusi a Guantanamo e liberati dagli americani. Tra cui Said Ali al Shihri, il saudita liberato dalla base cubana nel novembre 2007 perché considerato “non più pericoloso” e oggi vicecomandante di al Qaida nello Yemen. Alla commissione americana che doveva giudicarlo, al Shihri ha detto che una volta fuori si sarebbe ricongiunto ai suoi cari a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, e avrebbe tentato di lavorare nel negozio di mobili di famiglia.
Battiste di una congregazione in maggioranza composta da russi emigrati in Germania, Rita e Anita studiavano teologia alla Brake Bible School, un college cristiano-evangelico. Oggi sul loro sito internet campeggia una citazione dalle lettere di Giovanni: “Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo”. La scuola sorge a Lemgo, è composta da due edifici ultra moderni e da una cappella immersa nel verde germanico. Le due ragazze si trovavano nella penisola araba in qualità di tirocinanti, come richiesto dal programma di formazione. Il loro desiderio, ci dicono dall’istituto tedesco, era quello di “lavorare con i poveri”. Le aveva reclutate Worldwide Services, un’associazione olandese che aveva offerto loro un posto nell’ospedale al Jumhuri di Sanaa. La loro scuola, dove insegnano anche molti reverendi americani, è stata fondata oltre cinquant’anni fa ed è conosciuta come il “Moody Bible Institute della Germania”, dal nome del famoso evangelista statunitense.
E’ forte la polemica in Germania sulla decisione della scuola di inviare in Yemen le due volontarie Rita e Anita. A sollevare l’accusa di “irresponsabilità” è l’ex sottosegretario Jürgen Chroborg, rapito da turista con la famiglia a Natale 2005 in Yemen e rilasciato tre giorni dopo insieme a moglie e figli. Riferendosi all’impegno religioso delle due giovani studentesse, Chroborg ha detto che “si può svolgere il proprio compito di cristiani anche in paesi nei quali il pericolo non è così grande. Considero davvero molto difficile da accettare sul piano della responsabilità il fatto di inviare gente in quel paese”. I responsabili della scuola biblica rispondono che le due ragazze “sapevano che poteva essere pericoloso, ma si trattava di due ragazze sveglie con i piedi in terra, per questo non ci siamo preoccupati, quando hanno deciso di partire”.
Il padre di Rita, Albert Stumpp, chiama “bestie” gli assassini yemeniti e parla della figlia come di “un angelo”, “conosceva i rischi dell’internato in Yemen ma era determinata a lavorare con i poveri”. Lo Yemen è, infatti, il paese arabo più povero. La loro fede, dice Albert, non sarà scalfita dalla perdita della figlia. “Dio ci ha dato tanto, con il suo aiuto porteremo anche questa tragedia”. Secondo il giornale Yemen Times, l’imam di Saada Hafith al Baani avrebbe tenuto poche ore prima del sequestro un sermone estremista nei confronti degli stranieri. Avrebbe incitato i fedeli all’odio contro i cristiani stranieri che operano in quell’area, perché a suo dire sarebbero “agenti dei servizi segreti stranieri giunti nel paese per diffondere il cristianesimo. Queste organizzazioni diffondono copie del Vangelo e libri cristiani tra i cittadini di Saada, città che soffre per una guerra che dura da anni”. A marzo una lettera di al Qaida aveva avvisato i tedeschi: “Vi avvertiamo, infedeli. State attenti!”. Firmato la spada di “Abu Musab”, alias Abu Musab al Zarqawi, il decapitatore giordano che ha terrorizzato l’Iraq. La Frankfurter Allgemeine Zeitung ricorda che nel 2002 un fondamentalista islamico aveva ucciso sempre nello Yemen quattro americani di un ospedale battista.
Anche la vittima sudcoreana, Eom Young Sun, faceva parte della Worldwide Evangelization for Christ, un’organizzazione inglese cristiana presente in molti paesi islamici da quando venne fondata nel 1918. Nel suo blog prima di partire per lo Yemen, Eom aveva scritto: “Quando finirò il mio training, voglio insegnare ai bambini in Turchia”. La sua ultima e-mail risale a pochi giorni prima del sequestro. Raccomandava agli amici un libro sull’ebraismo. “Ho realizzato molte cose sulla fede degli ebrei e il nostro Dio”. Albert aveva sentito la figlia Rita il giorno prima del rapimento. “Era molto felice di aiutare altri esseri umani”. La scuola piange le due ragazze come “modelli dell’amore di Dio e dell’uomo”. C’è chi le paragona a un’altra ragazza di confessione evangelica, Sophie Scholl. Sessant’anni fa si oppose a un’altra tirannia e pagò con la vita. Era la Rosa Bianca.
di: Giulio Meotti
da: Il Foglio (www.ilfoglio.it/soloqui/2701)
data: 24/6/2009
http://www.evangelici.net/notizie/1245865866.html
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La Rosa Bianca nel deserto
Inserita il 24/6/2009 alle 19:51 nella categoria: Rassegna Stampa
Una fotografia le mostra sorridenti mentre hanno in braccio alcuni bambini del Malawi. Le immagini di Rita e Anita pubblicate dai giornali tedeschi ci consegnano due ragazze gioiose, determinate, compassionevoli, forti, fiere. Ma inconsapevoli, forse, del grande pericolo che le sovrastava durante l’attività medica e missionaria che svolgevano nello Yemen. Anita Gruenwald e Rita Stumpp, cugine entrambe di ventisei anni, sono le due ragazze tedesche trucidate la scorsa settimana e di cui ora si comincia a sapere qualcosa.
Alla base del sequestro di nove stranieri, di cui sette tedeschi, avvenuto nello Yemen, c’è una vendetta contro le attività missionarie del gruppo. Lo ha rivelato il settimanale tedesco Der Spiegel. L’unità di crisi di Berlino suppone che i tedeschi – Anita Gruenwald e Rita Stumpp più una famiglia il cui destino è ancora incerto, composta da Johannes H., da sua moglie Sabine e dai loro tre figli piccoli, Lydia, Anna e Simon – fossero noti sul posto come “missionari”. Quanto basta per farne degli obiettivi degli islamisti. Pochi mesi fa alcuni musulmani avrebbero minacciato Johannes dopo che questi aveva incontrato in una sala da tè un musulmano e l’aveva invitato a leggere la Bibbia. L’episodio sarebbe stato raccontato dallo stesso tecnico tedesco in una lettera agli amici. Johannes e sua moglie Sabine sarebbero andati nello Yemen con l’aiuto di un’organizzazione evangelica tedesca che ha come compito “l’evangelizzazione dei popoli del mondo non ancora raggiunti”. Si tratta della Global Mission for Christ, con sede a Eppstein e che fa parte della German Evangelical Missions Association.
Tra gli oggetti lasciati da Anita e Rita, studentesse di un corso di teologia che stavano effettuando un tirocinio in un ospedale yemenita, ci sarebbero i loro scritti missionari. Gli ex compagni di studi le ricordano così: “Erano due ragazze pazze, coraggiose, piene di humour, sobrie. Siamo tutti scioccati”. Erano cresciute con le storie di grande abnegazione di cui è pieno il protestantesimo evangelico. Come Richard Wurmbrand, il fondatore dell’organizzazione evangelica “Voice of the martyrs” che esportava bibbie nell’Europa orientale negli anni Quaranta e che venne imprigionato per quattordici anni dal governo romeno. Predicò nei rifugi antiaerei e stampò un milione di copie dei Vangeli in russo organizzandone la distribuzione clandestina tra le truppe d’occupazione sovietiche. Rita e Anita erano cresciute con il mito del pastore Paul Schneider, assassinato a Buchenwald dai nazisti. I compagni di prigionia lo sentirono recitare un Salmo mentre la Gestapo lo bastonava a morte.
Stando agli inquirenti arrivati da Berlino, mentre tornavano da un incontro con un medico nei pressi di Saada i sei tedeschi, un cittadino britannico e una maestra sudcoreana, sono stati bloccati da uomini armati a bordo di una Suzuki Vitara nera. Hanno giustiziato le due ragazze e la sudcoreana con colpi di pistola alla testa. Volevano sbarazzarsi di quelle due orgogliose cristiane dalla pelle bianca. Dietro alla loro uccisione ci sarebbero ex combattenti rinchiusi a Guantanamo e liberati dagli americani. Tra cui Said Ali al Shihri, il saudita liberato dalla base cubana nel novembre 2007 perché considerato “non più pericoloso” e oggi vicecomandante di al Qaida nello Yemen. Alla commissione americana che doveva giudicarlo, al Shihri ha detto che una volta fuori si sarebbe ricongiunto ai suoi cari a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, e avrebbe tentato di lavorare nel negozio di mobili di famiglia.
Battiste di una congregazione in maggioranza composta da russi emigrati in Germania, Rita e Anita studiavano teologia alla Brake Bible School, un college cristiano-evangelico. Oggi sul loro sito internet campeggia una citazione dalle lettere di Giovanni: “Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo”. La scuola sorge a Lemgo, è composta da due edifici ultra moderni e da una cappella immersa nel verde germanico. Le due ragazze si trovavano nella penisola araba in qualità di tirocinanti, come richiesto dal programma di formazione. Il loro desiderio, ci dicono dall’istituto tedesco, era quello di “lavorare con i poveri”. Le aveva reclutate Worldwide Services, un’associazione olandese che aveva offerto loro un posto nell’ospedale al Jumhuri di Sanaa. La loro scuola, dove insegnano anche molti reverendi americani, è stata fondata oltre cinquant’anni fa ed è conosciuta come il “Moody Bible Institute della Germania”, dal nome del famoso evangelista statunitense.
E’ forte la polemica in Germania sulla decisione della scuola di inviare in Yemen le due volontarie Rita e Anita. A sollevare l’accusa di “irresponsabilità” è l’ex sottosegretario Jürgen Chroborg, rapito da turista con la famiglia a Natale 2005 in Yemen e rilasciato tre giorni dopo insieme a moglie e figli. Riferendosi all’impegno religioso delle due giovani studentesse, Chroborg ha detto che “si può svolgere il proprio compito di cristiani anche in paesi nei quali il pericolo non è così grande. Considero davvero molto difficile da accettare sul piano della responsabilità il fatto di inviare gente in quel paese”. I responsabili della scuola biblica rispondono che le due ragazze “sapevano che poteva essere pericoloso, ma si trattava di due ragazze sveglie con i piedi in terra, per questo non ci siamo preoccupati, quando hanno deciso di partire”.
Il padre di Rita, Albert Stumpp, chiama “bestie” gli assassini yemeniti e parla della figlia come di “un angelo”, “conosceva i rischi dell’internato in Yemen ma era determinata a lavorare con i poveri”. Lo Yemen è, infatti, il paese arabo più povero. La loro fede, dice Albert, non sarà scalfita dalla perdita della figlia. “Dio ci ha dato tanto, con il suo aiuto porteremo anche questa tragedia”. Secondo il giornale Yemen Times, l’imam di Saada Hafith al Baani avrebbe tenuto poche ore prima del sequestro un sermone estremista nei confronti degli stranieri. Avrebbe incitato i fedeli all’odio contro i cristiani stranieri che operano in quell’area, perché a suo dire sarebbero “agenti dei servizi segreti stranieri giunti nel paese per diffondere il cristianesimo. Queste organizzazioni diffondono copie del Vangelo e libri cristiani tra i cittadini di Saada, città che soffre per una guerra che dura da anni”. A marzo una lettera di al Qaida aveva avvisato i tedeschi: “Vi avvertiamo, infedeli. State attenti!”. Firmato la spada di “Abu Musab”, alias Abu Musab al Zarqawi, il decapitatore giordano che ha terrorizzato l’Iraq. La Frankfurter Allgemeine Zeitung ricorda che nel 2002 un fondamentalista islamico aveva ucciso sempre nello Yemen quattro americani di un ospedale battista.
Anche la vittima sudcoreana, Eom Young Sun, faceva parte della Worldwide Evangelization for Christ, un’organizzazione inglese cristiana presente in molti paesi islamici da quando venne fondata nel 1918. Nel suo blog prima di partire per lo Yemen, Eom aveva scritto: “Quando finirò il mio training, voglio insegnare ai bambini in Turchia”. La sua ultima e-mail risale a pochi giorni prima del sequestro. Raccomandava agli amici un libro sull’ebraismo. “Ho realizzato molte cose sulla fede degli ebrei e il nostro Dio”. Albert aveva sentito la figlia Rita il giorno prima del rapimento. “Era molto felice di aiutare altri esseri umani”. La scuola piange le due ragazze come “modelli dell’amore di Dio e dell’uomo”. C’è chi le paragona a un’altra ragazza di confessione evangelica, Sophie Scholl. Sessant’anni fa si oppose a un’altra tirannia e pagò con la vita. Era la Rosa Bianca.
di: Giulio Meotti
da: Il Foglio (www.ilfoglio.it/soloqui/2701)
data: 24/6/2009
http://www.evangelici.net/notizie/1245865866.html
Preservativi a scuola, scontro Vaticano-Provincia di Roma
Preservativi a scuola, scontro Vaticano-Provincia di Roma
Roma, 19-06-2009
"Non può trovare consenso nella comunità ecclesiale e nelle famiglie cristiane e suscita la viva preoccupazione del porporato e del clero romano" l'idea di installare distributori di preservativi nelle scuole superiori di Roma e provincia.
Il giorno dopo l'approvazione della mozione della Provincia di Roma che, tra le altre cose, introduce la possibilità di piazzare distributori automatici di condom negli istituti, il Vaticano, attraverso il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, fa sentire la sua voce di forte dissenso.
Vallini non trova affatto coraggiosa l'iniziativa di Palazzo Valentini. "A noi pare - si rammarica il cardinale - che l'unico coraggio sia quello di voler banalizzare nuovamente i temi della affettività, della sessualità, della educazione giovanile, proprio in un tempo in cui è all'attenzione di tutti la questione della emergenza educativa". Il cardinale Vallini agita anche lo spettro dei "cattivi maestri", e ricorda come nell'udienza che il Papa ha concesso lo scorso gennaio alle "istituzioni locali, quindi anche all'amministrazione provinciale, egli aveva invitato tutti a dedicarsi seriamente ai giovani e a non lasciarli in balia di se stessi ed esposti alla scuola di cattivi maestri".
Al Vaticano ha replicato il comitato "Consapevolezza e libertà"
Risponde l'organizzazione che ha promosso la distribuzione dei preservativi nelle scuole superiori romane. "La Chiesa non è legittimata a parlare di preservativi dal momento che recentemente si è schierata contro - ha detto il rappresentante del comitato Marco Palillo (Sinistra e Libertà) -. La nostra iniziativa nasce dal basso e il nostro intento non è assolutamente la provocazione ma la salute dei ragazzi. Noi crediamo che la scuola debba essere un luogo di crescita collettiva - ha continuato Palillo -. Per questo chiediamo al ministro dell'Istruzione, al ministro della Gioventù e al viceministro della sanità di intraprendere un dibattito serio, costruttivo e concreto sul tema della sessualità. Fra i giovani si parla tantissimo di sesso ma la scuola non offre degli strumenti per affrontare il tema della sessualità consapevole. Non dovremmo essere noi - ha concluso - ad insegnare alla Chiesa che la consapevolezza è la vera liberta'".
Sulla mozione, sulla quale ieri si era espresso favorevolemente anche il viceministro alla Salute Ferrucio Fazio ("Contro l'Aids tutti i mezzi sono utili"), stamattina era tornato a parlare il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, difendendo il provvedimento dalle critiche ed esortando a non travisarne lo spirito complessivo. "Invito tutti coloro che giustamente commentano - aveva detto Zingaretti - , a farlo con cognizione di causa e per questo manderemo la mozione a tutti quelli che l'hanno criticata perche' non prevede l'educazione sessuale o l'informazione e la prevenzione all'Aids che invece sono gli oggetti della mozione approvata".
Perplessità da Silvia Costa (Pd)
Ma, nell'ambito dello stesso centrosinistra non sono mancate forti perplessità sulla mozione.
E spicca in particolar modo quella di Silvia Costa, assessore regionale alla Scuola, ed esponente del Pd. "È senz'altro apprezzabile sostenere, da parte della Provincia di Roma - ha osservato infatti il componente della giunta Marrazzo -, progetti delle scuole per l'educazione dei ragazzi ad una sessualità responsabile, alla prevenzione dell'Aids e delle malattie trasmissibili per via sessuale, ma è assolutamente necessario che tali azioni siano promosse e concordate d'intesa con le scuole, molte delle quali hanno gia' hanno inserito nelle loro attività extracurricolari tali tematiche, spesso anche in collaborazione con esperti e servizi dei territori".
Poi l'affondo sulle famigerate "macchinette" che dovrebbero entrare nelle scuole. "Francamente discutibile e poco opportuna considero invece - ha infatti aggiunto Costa - l'indicazione della mozione del Consiglio provinciale di installare distributori di profilattici all'interno delle istituzioni scolastiche, che corre il rischio di banalizzare la sessualita' tra ragazzi e di legittimare un approccio consumistico ad un tema che coinvolge invece profondamente emotivita', responsabilita' e consapevolezza delle persone".
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=121861
Roma, 19-06-2009
"Non può trovare consenso nella comunità ecclesiale e nelle famiglie cristiane e suscita la viva preoccupazione del porporato e del clero romano" l'idea di installare distributori di preservativi nelle scuole superiori di Roma e provincia.
Il giorno dopo l'approvazione della mozione della Provincia di Roma che, tra le altre cose, introduce la possibilità di piazzare distributori automatici di condom negli istituti, il Vaticano, attraverso il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, fa sentire la sua voce di forte dissenso.
Vallini non trova affatto coraggiosa l'iniziativa di Palazzo Valentini. "A noi pare - si rammarica il cardinale - che l'unico coraggio sia quello di voler banalizzare nuovamente i temi della affettività, della sessualità, della educazione giovanile, proprio in un tempo in cui è all'attenzione di tutti la questione della emergenza educativa". Il cardinale Vallini agita anche lo spettro dei "cattivi maestri", e ricorda come nell'udienza che il Papa ha concesso lo scorso gennaio alle "istituzioni locali, quindi anche all'amministrazione provinciale, egli aveva invitato tutti a dedicarsi seriamente ai giovani e a non lasciarli in balia di se stessi ed esposti alla scuola di cattivi maestri".
Al Vaticano ha replicato il comitato "Consapevolezza e libertà"
Risponde l'organizzazione che ha promosso la distribuzione dei preservativi nelle scuole superiori romane. "La Chiesa non è legittimata a parlare di preservativi dal momento che recentemente si è schierata contro - ha detto il rappresentante del comitato Marco Palillo (Sinistra e Libertà) -. La nostra iniziativa nasce dal basso e il nostro intento non è assolutamente la provocazione ma la salute dei ragazzi. Noi crediamo che la scuola debba essere un luogo di crescita collettiva - ha continuato Palillo -. Per questo chiediamo al ministro dell'Istruzione, al ministro della Gioventù e al viceministro della sanità di intraprendere un dibattito serio, costruttivo e concreto sul tema della sessualità. Fra i giovani si parla tantissimo di sesso ma la scuola non offre degli strumenti per affrontare il tema della sessualità consapevole. Non dovremmo essere noi - ha concluso - ad insegnare alla Chiesa che la consapevolezza è la vera liberta'".
Sulla mozione, sulla quale ieri si era espresso favorevolemente anche il viceministro alla Salute Ferrucio Fazio ("Contro l'Aids tutti i mezzi sono utili"), stamattina era tornato a parlare il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, difendendo il provvedimento dalle critiche ed esortando a non travisarne lo spirito complessivo. "Invito tutti coloro che giustamente commentano - aveva detto Zingaretti - , a farlo con cognizione di causa e per questo manderemo la mozione a tutti quelli che l'hanno criticata perche' non prevede l'educazione sessuale o l'informazione e la prevenzione all'Aids che invece sono gli oggetti della mozione approvata".
Perplessità da Silvia Costa (Pd)
Ma, nell'ambito dello stesso centrosinistra non sono mancate forti perplessità sulla mozione.
E spicca in particolar modo quella di Silvia Costa, assessore regionale alla Scuola, ed esponente del Pd. "È senz'altro apprezzabile sostenere, da parte della Provincia di Roma - ha osservato infatti il componente della giunta Marrazzo -, progetti delle scuole per l'educazione dei ragazzi ad una sessualità responsabile, alla prevenzione dell'Aids e delle malattie trasmissibili per via sessuale, ma è assolutamente necessario che tali azioni siano promosse e concordate d'intesa con le scuole, molte delle quali hanno gia' hanno inserito nelle loro attività extracurricolari tali tematiche, spesso anche in collaborazione con esperti e servizi dei territori".
Poi l'affondo sulle famigerate "macchinette" che dovrebbero entrare nelle scuole. "Francamente discutibile e poco opportuna considero invece - ha infatti aggiunto Costa - l'indicazione della mozione del Consiglio provinciale di installare distributori di profilattici all'interno delle istituzioni scolastiche, che corre il rischio di banalizzare la sessualita' tra ragazzi e di legittimare un approccio consumistico ad un tema che coinvolge invece profondamente emotivita', responsabilita' e consapevolezza delle persone".
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=121861
ll Patriarca d'Etiopia: "Presto il mondo conoscerà l'Arca dell'Alleanza"
E' custodita in una chiesa, può vederla solo il monaco che la protegge
ll Patriarca d'Etiopia: "Presto il mondo conoscerà l'Arca dell'Alleanza". Dai Templari a Indiana Jones è il mistero dei misteri
ultimo aggiornamento: 17 giugno, ore 19:38
Roma - (Adnkronos) - Il Patriarca ortodosso, Abuna Pauolos vuole svelare il millenario segreto e in un'intervista esclusiva all'ADNKRONOS spiega: ''Sono maturi i tempi per dire la verità". Ad Axum sorgerà un museo per il simbolo sacro
Roma, 17 giu. (Adnkronos) - Presto il mondo potrà ammirare l'Arca dell'Alleanza descritta nella Bibbia come il contenitore delle Tavole della Legge che Dio consegnò a Mosè e al centro, nei secoli, di ricerche e studi.
Lo ha detto in un'intervista video esclusiva all'ADNKRONOS, visibile sul sito Ign, testata on line del sito Adnkronos (www.adnkronos.com), il Patriarca della Chiesa ortodossa d'Etiopia Abuna Pauolos, in questi giorni in Italia per il 'G8 delle Religioni', e che domani incontrerà il Papa Benedetto XVI per la prima volta e al quale, "se lo chiederà - ha proseguito il Patriarca - racconterò tutta la situazione attuale dell'Arca dell'Alleanza".
"L'Arca dell'Alleanza - ribadisce Pauolos - si trova in Etiopia da molti secoli. Come patriarca l'ho vista con i miei occhi e soltanto poche persone molto qualificate hanno potuto fare altrettanto, finora". Secondo il patriarca è custodita in una chiesa, ma per difendere quella autentica, una copia del simbolo religioso e' stata collocata in ogni chiesa del Paese.
L'annuncio ufficiale che l'Etopia consegnerà al mondo le chiavi del segreto millenario dell'Arca, verrà dato venerdì prossimo nel corso di una conferenza stampa alle 14 all'Hotel Aldrovandi a Roma dallo stesso Patriarca ortodosso d'Etiopia, insieme al principe Aklile Berhan Makonnen Haile Selassie, e al duca Amedeo D'Aosta, che sarà a Roma già domani mattina.
Secondo alcuni studi l'Arca venne trafugata da Gerusalemme dal figlio di re Salomone e portata ad Axum, considerata la Gerusalemme d'Etiopia. E proprio ad Axum sorgerà il Museo chiamato a ospitare l'Arca, il cui progetto è stato finanziato dalla Fondazione del principe, erede designato al trono da Haile Selassie poco prima di morire, Crhijecllu, acronimo delle iniziali dei nomi dei figli del principe: Christian, Jessica, Clarissa, Lucrezia.
Qualche settimana fa aveva fatto il giro del mondo la notizia secondo la quale sarebbe stata vista da un giornalista l'Arca autentica in una chiesa etiope. E' stato allora che il Patriarca Pauolos ha maturato la decisione di "dire una volta per tutte al mondo la verita'" sulla cassa di legno e oro con le Tavole della Legge di Dio. Il Patriarca ha giudicato maturi i tempi per chiudere definitivamente il capitolo sul quale fino ad ora nessuno storico, nessun ricercatore, nessun 'Indiana Jones', era riuscito a scrivere la parola fine.
Il Patriarca dell'antichissima Chiesa ortodossa d'Etiopia ha voluto accanto a sé in questa avventura il nipote dell'ultimo Negus, capo di una famiglia importane, il cui ruolo è riconosciuto sia in Etiopia che all'estero. Il principe erede che due anni fa riuscì a rappacificare le fazioni musulmana e cristiana al centro in Etiopia di un duro contrasto.
E' iniziato così il conto alla rovescia per svelare finalmente il mistero della sacra Arca dell'Alleanza, capace, secondo la leggenda, di sprigionare lampi di luce divini e folgori in grado di incenerire chiunque ne fosse colpito, come del resto efficacemente descritto nel cult movie 'I predatori dell'Arca perduta'. Dalla finzione cinematografica si passerà ora alla realtà.
Venerdì prossimo la conferenza stampa con l'annuncio ufficiale, un evento che è stato possibile anche grazie alla collaborazione di Paolo Salerno, collaboratore del principe e del giornalista Antonio Parisi, che da qualche anno segue le vicende storiche delle famiglie reali e di quella Etiope in particolare, e naturalmente dell'Arca dell'Alleanza.
Ma cos'è l'Arca dell'Alleanza , uno dei più grandi misteri dell'antichità sul quale fantasia, leggenda e storia hanno continuato a intrecciarsi per secoli? L'Arca, nella tradizione ebraica, contiene le Tavole della legge, cioè i Dieci comandamenti; il manufatto, in legno d'acacia, fu costruita da Mosè. All'esterno aveva decorazioni in oro ed è stata a lungo conservata dal popolo ebraico: ha accompagnato le sue vicissitudini, le battaglie e le sconfitte, le peregrinazioni e le lotte contro i filistei ed è stata conservata in diversi luoghi finché il Re Davide non l'ha collocata nella Rocca di Gerusalemme.
Ma è Salomone, figlio e successore di Davide, a far sistemare l'Arca nel Tempio di Gerusalemme da lui stesso fatto costruire. Questa narrazione s'intreccia poi con eventi storici e altre tradizioni religiose e nazionali. Di fatto l'Arca dell'Alleanza scompare nel 586 a.C. con la conquista di Gerusalemme da parte dei Babilonesi e la conseguente distruzione del tempio di Gerusalemme.
Tuttavia della sua effettiva rovina non c'è testimonianza scritta; da allora l'Arca diventa simbolo eternamente cercato dagli uomini e rintracciato in varie parti del mondo, dall'Africa al Medio Oriente. La tradizione etiope colloca l'Arca nel regno di Axum, dopo che Salomone l'aveva donata al figlio della Regina di Saba, Menelik I. Qui, sarebbe rimasta nel corso dei secoli protetta dai monaci ortodossi nella citta' santa di Lalibela nei pressi di Axum, dove si troverebbe tuttora.
L'Arca, che non è visibile a nessuno tranne un monaco che la custodisce, viene preservata nel complesso della cattedrale di Santa Maria di Sion, e' dunque nascosta a tutti e viene portata in processione una volta all'anno ma avvolta in un panno.
L'Arca ha accesso la fantasia di archeologi, scrittori, gruppi religiosi, sette di ogni tipo. Nella tradizione infatti si afferma che emana un potere particolare ma anche che chi la tocca veniva fulminato. Un oggetto che data anche la sua collocazione - Il Tempio di Gerusalemme - è stato di volta in volta al centro di storie legate alla Massoneria o ai Templari. Tuttavia va ricordato che sono molte in Etiopia le chiese nelle quali e' conservata un'''arca'', così come diversi studiosi - muovendosi spesso al limite del mistero e della leggenda - la collocano in varie parti del mondo.
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/?id=3.0.3437413641
ll Patriarca d'Etiopia: "Presto il mondo conoscerà l'Arca dell'Alleanza". Dai Templari a Indiana Jones è il mistero dei misteri
ultimo aggiornamento: 17 giugno, ore 19:38
Roma - (Adnkronos) - Il Patriarca ortodosso, Abuna Pauolos vuole svelare il millenario segreto e in un'intervista esclusiva all'ADNKRONOS spiega: ''Sono maturi i tempi per dire la verità". Ad Axum sorgerà un museo per il simbolo sacro
Roma, 17 giu. (Adnkronos) - Presto il mondo potrà ammirare l'Arca dell'Alleanza descritta nella Bibbia come il contenitore delle Tavole della Legge che Dio consegnò a Mosè e al centro, nei secoli, di ricerche e studi.
Lo ha detto in un'intervista video esclusiva all'ADNKRONOS, visibile sul sito Ign, testata on line del sito Adnkronos (www.adnkronos.com), il Patriarca della Chiesa ortodossa d'Etiopia Abuna Pauolos, in questi giorni in Italia per il 'G8 delle Religioni', e che domani incontrerà il Papa Benedetto XVI per la prima volta e al quale, "se lo chiederà - ha proseguito il Patriarca - racconterò tutta la situazione attuale dell'Arca dell'Alleanza".
"L'Arca dell'Alleanza - ribadisce Pauolos - si trova in Etiopia da molti secoli. Come patriarca l'ho vista con i miei occhi e soltanto poche persone molto qualificate hanno potuto fare altrettanto, finora". Secondo il patriarca è custodita in una chiesa, ma per difendere quella autentica, una copia del simbolo religioso e' stata collocata in ogni chiesa del Paese.
L'annuncio ufficiale che l'Etopia consegnerà al mondo le chiavi del segreto millenario dell'Arca, verrà dato venerdì prossimo nel corso di una conferenza stampa alle 14 all'Hotel Aldrovandi a Roma dallo stesso Patriarca ortodosso d'Etiopia, insieme al principe Aklile Berhan Makonnen Haile Selassie, e al duca Amedeo D'Aosta, che sarà a Roma già domani mattina.
Secondo alcuni studi l'Arca venne trafugata da Gerusalemme dal figlio di re Salomone e portata ad Axum, considerata la Gerusalemme d'Etiopia. E proprio ad Axum sorgerà il Museo chiamato a ospitare l'Arca, il cui progetto è stato finanziato dalla Fondazione del principe, erede designato al trono da Haile Selassie poco prima di morire, Crhijecllu, acronimo delle iniziali dei nomi dei figli del principe: Christian, Jessica, Clarissa, Lucrezia.
Qualche settimana fa aveva fatto il giro del mondo la notizia secondo la quale sarebbe stata vista da un giornalista l'Arca autentica in una chiesa etiope. E' stato allora che il Patriarca Pauolos ha maturato la decisione di "dire una volta per tutte al mondo la verita'" sulla cassa di legno e oro con le Tavole della Legge di Dio. Il Patriarca ha giudicato maturi i tempi per chiudere definitivamente il capitolo sul quale fino ad ora nessuno storico, nessun ricercatore, nessun 'Indiana Jones', era riuscito a scrivere la parola fine.
Il Patriarca dell'antichissima Chiesa ortodossa d'Etiopia ha voluto accanto a sé in questa avventura il nipote dell'ultimo Negus, capo di una famiglia importane, il cui ruolo è riconosciuto sia in Etiopia che all'estero. Il principe erede che due anni fa riuscì a rappacificare le fazioni musulmana e cristiana al centro in Etiopia di un duro contrasto.
E' iniziato così il conto alla rovescia per svelare finalmente il mistero della sacra Arca dell'Alleanza, capace, secondo la leggenda, di sprigionare lampi di luce divini e folgori in grado di incenerire chiunque ne fosse colpito, come del resto efficacemente descritto nel cult movie 'I predatori dell'Arca perduta'. Dalla finzione cinematografica si passerà ora alla realtà.
Venerdì prossimo la conferenza stampa con l'annuncio ufficiale, un evento che è stato possibile anche grazie alla collaborazione di Paolo Salerno, collaboratore del principe e del giornalista Antonio Parisi, che da qualche anno segue le vicende storiche delle famiglie reali e di quella Etiope in particolare, e naturalmente dell'Arca dell'Alleanza.
Ma cos'è l'Arca dell'Alleanza , uno dei più grandi misteri dell'antichità sul quale fantasia, leggenda e storia hanno continuato a intrecciarsi per secoli? L'Arca, nella tradizione ebraica, contiene le Tavole della legge, cioè i Dieci comandamenti; il manufatto, in legno d'acacia, fu costruita da Mosè. All'esterno aveva decorazioni in oro ed è stata a lungo conservata dal popolo ebraico: ha accompagnato le sue vicissitudini, le battaglie e le sconfitte, le peregrinazioni e le lotte contro i filistei ed è stata conservata in diversi luoghi finché il Re Davide non l'ha collocata nella Rocca di Gerusalemme.
Ma è Salomone, figlio e successore di Davide, a far sistemare l'Arca nel Tempio di Gerusalemme da lui stesso fatto costruire. Questa narrazione s'intreccia poi con eventi storici e altre tradizioni religiose e nazionali. Di fatto l'Arca dell'Alleanza scompare nel 586 a.C. con la conquista di Gerusalemme da parte dei Babilonesi e la conseguente distruzione del tempio di Gerusalemme.
Tuttavia della sua effettiva rovina non c'è testimonianza scritta; da allora l'Arca diventa simbolo eternamente cercato dagli uomini e rintracciato in varie parti del mondo, dall'Africa al Medio Oriente. La tradizione etiope colloca l'Arca nel regno di Axum, dopo che Salomone l'aveva donata al figlio della Regina di Saba, Menelik I. Qui, sarebbe rimasta nel corso dei secoli protetta dai monaci ortodossi nella citta' santa di Lalibela nei pressi di Axum, dove si troverebbe tuttora.
L'Arca, che non è visibile a nessuno tranne un monaco che la custodisce, viene preservata nel complesso della cattedrale di Santa Maria di Sion, e' dunque nascosta a tutti e viene portata in processione una volta all'anno ma avvolta in un panno.
L'Arca ha accesso la fantasia di archeologi, scrittori, gruppi religiosi, sette di ogni tipo. Nella tradizione infatti si afferma che emana un potere particolare ma anche che chi la tocca veniva fulminato. Un oggetto che data anche la sua collocazione - Il Tempio di Gerusalemme - è stato di volta in volta al centro di storie legate alla Massoneria o ai Templari. Tuttavia va ricordato che sono molte in Etiopia le chiese nelle quali e' conservata un'''arca'', così come diversi studiosi - muovendosi spesso al limite del mistero e della leggenda - la collocano in varie parti del mondo.
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/?id=3.0.3437413641
Londra, l'ostia arriva via posta
L'INIZITIVA DELLA Open Episcopal Church, UNA CHIESA BRITANNICA INDIPENDENTE
Londra, l'ostia arriva via posta
Il servizio per malati o anziani. Le spese di spedizione a carico dei fedeli-destinatari
LONDRA - Il "corpo di Cristo" arriva via posta. Ai tradizionalisti apparirà un’eresia, mentre i più cinici la considereranno solo una pessima trovata pubblicitaria. Ciò che è certo è che i fedeli dell'Open Episcopal Church, una chiesa indipendente britannica, che si dichiara cattolica pur non riconoscendo l'autorità del Papa, ha ideato un nuovo metodo per offrire l'eucarestia ai propri fedeli: la spedizione per corrispondenza. Il servizio, lanciato con lo slogan "host in the post" e ideato soprattutto per i malati e per le persone molto anziane, permetterà ai seguaci di questa confessione religiosa di ricevere la comunione ogni domenica a casa senza dover andare a messa. Tuttavia il vero scopo dell'iniziativa è avvicinare tutte quelle persone che non frequentano i luoghi religiosi, ma nell'animo si sentono cristiani.
SPESE POSTALI - L'Open Episcopal Church, che sul suo sito ufficiale dichiara di accogliere nel suo seno anche i «divorziati, gli omosessuali, i drogati e i ladri, persone alle quali probabilmente la Chiesa di Roma rifiuterebbe la comunione», sostiene che le ostie consacrate saranno spedite gratuitamente. I fedeli che vorranno beneficiare del servizio dovranno pagare solo le spese postali: due sterline per ricevere una singola ostia ogni domenica, mentre se si vorrà avere il pacco con 500 ostie consacrate bisognerà sborsare 10 sterline. Il reverendo Jonathan Blake, che lo scorso febbraio ha celebrato il matrimonio di Jade Goody, l'ex concorrente del Big Brother inglese morta poche settimane dopo per un tumore al collo dell’utero, crede molto nel progetto. Egli afferma che quest'iniziativa può realmente aiutare tutti coloro che hanno fede in Dio: «Ci sono tante persone che non frequentano più la Chiesa, ma si considerano cristiani impegnati» dichiara senza mezzi termini il reverendo.
SCOPI E IRONIA – Secondo i membri della confessione religiosa "host in the post" dimostrerà ancora una volta quanto un'azione modernizzatrice possa far bene alla religione cattolica. Inoltre il reverendo Blake ci tiene a sottolineare che nessuna categoria di persone sarà esclusa dall'iniziativa. Se lo volessero - dichiarano i capi dell'organizzazione - anche i satanisti potrebbero ricevere via posta «il corpo di Cristo»: «Gesù ci ha insegnato a non fare distinzioni» conferma il reverendo Blake. «Egli si offriva a chiunque. Non fa differenza chi ci chiede le ostie consacrate. Il Corpo di Cristo è il redentore». Secondo l'organizzazione religiosa le ostie che saranno spedite ai fedeli non supereranno lo spessore di un millimetro. Ciò garantirà la loro integrità al momento della consegna. Per adesso non è arrivato nessun commento dalla Chiesa Anglicana, che come sempre si attiene al principio di non interferire negli affari delle altre confessioni religiose. Su Internet invece è già nato un sito che fa la parodia dell'iniziativa: «Preti, vicari e padri» si legge su www.hostinthepost.co.uk. «Iscrivetevi a questo sito e da oggi in poi tutte le domeniche potrete restare nel letto come il resto della popolazione».
Francesco Tortora
http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_09/tortora_ostia_via_posta_londra_14c59a2c-54f3-11de-b097-00144f02aabc.shtml
Londra, l'ostia arriva via posta
Il servizio per malati o anziani. Le spese di spedizione a carico dei fedeli-destinatari
LONDRA - Il "corpo di Cristo" arriva via posta. Ai tradizionalisti apparirà un’eresia, mentre i più cinici la considereranno solo una pessima trovata pubblicitaria. Ciò che è certo è che i fedeli dell'Open Episcopal Church, una chiesa indipendente britannica, che si dichiara cattolica pur non riconoscendo l'autorità del Papa, ha ideato un nuovo metodo per offrire l'eucarestia ai propri fedeli: la spedizione per corrispondenza. Il servizio, lanciato con lo slogan "host in the post" e ideato soprattutto per i malati e per le persone molto anziane, permetterà ai seguaci di questa confessione religiosa di ricevere la comunione ogni domenica a casa senza dover andare a messa. Tuttavia il vero scopo dell'iniziativa è avvicinare tutte quelle persone che non frequentano i luoghi religiosi, ma nell'animo si sentono cristiani.
SPESE POSTALI - L'Open Episcopal Church, che sul suo sito ufficiale dichiara di accogliere nel suo seno anche i «divorziati, gli omosessuali, i drogati e i ladri, persone alle quali probabilmente la Chiesa di Roma rifiuterebbe la comunione», sostiene che le ostie consacrate saranno spedite gratuitamente. I fedeli che vorranno beneficiare del servizio dovranno pagare solo le spese postali: due sterline per ricevere una singola ostia ogni domenica, mentre se si vorrà avere il pacco con 500 ostie consacrate bisognerà sborsare 10 sterline. Il reverendo Jonathan Blake, che lo scorso febbraio ha celebrato il matrimonio di Jade Goody, l'ex concorrente del Big Brother inglese morta poche settimane dopo per un tumore al collo dell’utero, crede molto nel progetto. Egli afferma che quest'iniziativa può realmente aiutare tutti coloro che hanno fede in Dio: «Ci sono tante persone che non frequentano più la Chiesa, ma si considerano cristiani impegnati» dichiara senza mezzi termini il reverendo.
SCOPI E IRONIA – Secondo i membri della confessione religiosa "host in the post" dimostrerà ancora una volta quanto un'azione modernizzatrice possa far bene alla religione cattolica. Inoltre il reverendo Blake ci tiene a sottolineare che nessuna categoria di persone sarà esclusa dall'iniziativa. Se lo volessero - dichiarano i capi dell'organizzazione - anche i satanisti potrebbero ricevere via posta «il corpo di Cristo»: «Gesù ci ha insegnato a non fare distinzioni» conferma il reverendo Blake. «Egli si offriva a chiunque. Non fa differenza chi ci chiede le ostie consacrate. Il Corpo di Cristo è il redentore». Secondo l'organizzazione religiosa le ostie che saranno spedite ai fedeli non supereranno lo spessore di un millimetro. Ciò garantirà la loro integrità al momento della consegna. Per adesso non è arrivato nessun commento dalla Chiesa Anglicana, che come sempre si attiene al principio di non interferire negli affari delle altre confessioni religiose. Su Internet invece è già nato un sito che fa la parodia dell'iniziativa: «Preti, vicari e padri» si legge su www.hostinthepost.co.uk. «Iscrivetevi a questo sito e da oggi in poi tutte le domeniche potrete restare nel letto come il resto della popolazione».
Francesco Tortora
http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_09/tortora_ostia_via_posta_londra_14c59a2c-54f3-11de-b097-00144f02aabc.shtml
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