martedì 4 agosto 2009

Cei, governo blocchi vendita Ru486

» 2009-08-01 11:31
Cei, governo blocchi vendita Ru486
Rasi (Aifa), avute pressioni ma nessun motivo per dire no
(ANSA) - ROMA, 1 AGO - Il presidente della commissione Cei per la famiglia, mons. Giuseppe Anfossi, auspica che il governo blocchi la vedita della pillola RU486. Ma al tempo stesso, afferma mons. Anfossi in un'intervista ''e' compito del governo investire in capillari campagne di prevenzione e informazione''. Dal canto suo il direttore dell'Agenzia del farmaco Guido Rasi dice:''abbiamo subito pressioni ma non c'era motivo per dire no'' e ''abbiamo disegnato le regole piu' restrittive d'Europa sull'uso del farmaco''.







http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/topnews/news/2009-08-01_101324312.html

La Chiesa insorge contro la pillola abortiva

La Chiesa insorge contro la pillola abortiva
"Garanzie sull'uso della Ru486"


Roma, 01-08-2009

Il Ministero del Welfare "si aspetta dall'Aifa indicazioni certe circa i modi di utilizzo del farmaco affinchè esso sia vincolato nella prassi al rispetto" dei profili della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. Lo ha affermato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi dopo il via libera dell'Agenzia italiana del farmaco alla commercializzazione in Italia della pillola abortiva Ru486.

"La Chiesa non può mai assistere in maniera passiva a quanto avviene nella società", ha detto mons. Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia della Vita, ribadendo la condanna della pillola Ru486.

Chiesa: non subiremo
Dopo la decisione dell'Agenzia per il farmaco di dare il via libera in Italia alla pillola R486, le alte gerarchie vaticane intensificano la loro protesta, sapendo di avere davanti una campagna "difficile" e "faticosa". Da parte sua il quotidiano 'Avvenire' lancia una stoccata contro la responsabilità di alcune componenti politiche che non hanno fatto ciò che "potevano e dovevano".

Mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Vita, il dicastero della Santa Sede competente, avverte dalle colonne dell'Osservatore Romano che "la Chiesa non può mai assistere in maniera passiva a quanto avviene nella società".

E quello che sta avvenendo, a suo avviso, è la 'banalizzazione della vita', in nome di interessi di mercato che introducono un farmaco abortista, senza tenere conto degli aspetti etici, del messaggio alle giovani generazioni, e dei casi di morte dovuti alla sua assunzione. "Inutile tergiversare - afferma - la Ru486 è una tecnica abortiva perché tende a sopprimere l'embrione da poco annidato nell'utero della madre".

Pur non citando esplicitamente la parola "scomunica", l'esponente della Santa Sede (che è anche cappellano di Montecitorio) fa capire che chiunque prescriverà o utilizzerà la RU486 incorrerà nella punizione della Chiesa. Per l'aborto, a cui la pillola viene assimilata, è prevista infatti la scomunica 'latae sententiae': il 'peccatore' o la 'peccatrice' si ritrova automaticamente fuori della comunità, senza provvedimenti formali; vi può rientrare solo dopo un processo di sincero pentimento e di perdono.

Quanti faranno ricorso alla pillola Ru486 - avverte Fisichella - devono essere coscienti che "stanno compiendo un atto abortivo diretto e deliberato; devono sapere delle conseguenze canoniche a cui vanno incontro, ma soprattutto devono essere coscienti della gravità oggettiva del loro gesto".

Avvenire: nuovo scempio contro al vita umana
Il quotidiano della Cei "Avvenire", sul suo sito on line, parla di "un nuovo scempio contro la vita umana" e punta il dito: "se infatti una parte del governo si è battuta per non far entrare nei nostri ospedali pubblici e a spese dei contribuenti un farmaco che banalizza l'aborto trattandolo alla stregua di un malessere che passa con una pasticca, altre componenti non hanno fatto quello che dovevano e potevano", si legge nella rubrica 'Secondo noi' curata da Francesco Ognibene.

"Non possiamo chiudere gli occhi, soprattutto adesso che una volta ancora la vita viene oltraggiata ferendo un Paese che mostra nel suo profondo di volerla, invece, onorare e servire. No - è la conclusione del commento - l'Italia non si meritava la RU486". Nè può essere portato ad alibi - aggiunge mons. Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita - il fatto che anche Roma doveva allinearsi con la normativa di altri 11 Paesi europei.

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=126701

«Ai medici dico: contro la pillola fate obiezione di coscienza»

il Giornale.it


articolo di sabato 01 agosto 2009

«Ai medici dico: contro la pillola fate obiezione di coscienza»
di Enza Cusmai

L’assessore lombardo Colozzi è l’unico dei 5 membri del Cda dell’Agenzia del farmaco ad aver votato contro la commercializzazione della Ru486: «Può essere pericolosa»
L’assessore Romano Colozzi, membro del Cda dell’Aifa e assessore alle Finanze della regione Lombardia, è già al lavoro a Milano dopo la maratona notturna romana che si è conclusa con il via libera alla pillola abortiva in Italia. Una scelta approvata a maggioranza dagli altri quattro consiglieri. Con il suo parere contrario.
Assessore Colozzi, è deluso da questa scelta?
«Pensavo ci fosse più condivisione, bisognava ragionare ancora un po’. Più che deluso mi è sembrata una forzatura chiudere così velocemente. Ci sono diversi nodi da risolvere».
Cominciamo dal nodo centrale.
«L’Aifa ha deciso che tutto il procedimento, dall’assunzione della prima pillola all’espulsione del feto, debba avvenire in ospedale entro la settima settimana di gravidanza. Regola che rischia di essere vanificata».
Perché?
«Nessuno può costringere una donna a rimanere in clinica salvo nel caso di malattia infettiva. Di conseguenza potrebbe assumere la prima pillola e poi tornare a casa ad abortire. Con parecchi rischi».
Quali per esempio?
«Innanzitutto le complicazioni mediche, le emorragie. Inoltre, il nostro comitato scientifico ci ha spiegato che nel caso di un ripensamento dopo l’assunzione della pillola abortiva, il feto può subire danni. Insomma nascerebbero bambini con gravi malformazioni».
Da qui la vostra richiesta di un controllo assiduo in ospedale.
«Assolutamente. Però mi domando se noi dell’Aifa abbiamo il potere di imporre delle regole certe. Insomma, credo che si debba fissare un protocollo molto severo e invito il ministero della Sanità a vegliare su questo fronte».
Viale ha già detto che un aborto entro la settima settimana si può fare anche a casa.
«La sua è una provocazione, ma questo rafforza la mia richiesta: servono regole certe a cui tutte le regioni devono attenersi».
La Lombardia ad esempio, come si comporterà?
«La pillola abortiva tra un paio di mesi sarà a disposizione in tutte le strutture ospedaliere pubbliche della regione. Però usarla non sarà un obbligo».
Si riferisce ai medici?
«Esattamente. Io credo che nella distribuzione della pillola debba prevalere un’obiezione di coscienza come in quella chirurgica. Nessun medico deve sentirsi costretto a procedere. Soprattutto perché l’aborto chimico potrebbe essere dannoso per chi lo sceglie».
Vuol dire che il farmaco non è sicuro?
«La Ru486 va abbinata ad altri due farmaci che provocano l’espulsione del feto. Il Cts ha consigliato il Misopristolo, però l’Aifa ha deciso che sarà utilizzato il Geneprost che invece può avere conseguenze maggiormente avverse».
Può causare danni alla salute?
«I tecnici lo sconsigliano ma non dicono perché. E così ho chiesto chiarimenti in sede di Cda. Ma mi è stato detto che il Misopristolo non si può usare perché è commercializzato per un altro scopo».
Allora, visto che un medicinale non si può usare, se ne sceglie un altro meno sicuro?
«Esatto. E questa fretta di approvare i farmaci mi ha sorpreso. Qui stiamo parlando di medicinali che possono avere degli effetti collaterali. Avrei aspettato a capirne di più prima di dire sì all’aborto chimico».
Il sottosegretario Roccella ha parlato di morti «sospette».
«E io ho chiesto chiarimenti anche su questo, ma mi hanno risposto che quelle segnalazioni non sono significative e che non aggiungono nulla all’istruttoria effettuata».
Non c’è un po’ di leggerezza dietro questo sì dell’Aifa?
«È sicuramente stata una decisione affrettata. Qualcuno ha detto che dovevamo mettere un punto fermo altrimenti la ditta produttrice della pillola avrebbe potuto chiedere la commercializzazione in farmacia in fascia C».
C’è il pericolo di un uso incontrollato della Ru486?
«La circolazione dei farmaci clandestini esiste eccome. E io temo che per molte donne l’aborto chimico possa diventare una pratica ordinaria. Si prende solo una pillola, come nel mal di testa, ma si elimina un bambino».

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Arriva la pillola Ru486, è polemica

31/7/2009 (15:19) - ABORTO
Arriva la pillola Ru486, è polemica





Dopo il sì Aifa si accende il dibattito
ROMA
La pillola abortiva Ru486 arriva in Italia e le polemiche divampano. «È assolutamente inconcepibile definire farmaco un prodotto che ha come unico effetto la soppressione di un altro essere vivente diverso da chi assume il farmaco stesso»: Romano Colozzi, esponente del Cda dell’Aifa e assessore alle Finanze della Lombardia spiega il suo no (l’unico su quattro voti positivi) al via libera al commercio della Ru486 in Italia. E rincara: «Il mio no convinto è stato determinato soprattutto dalla consapevolezza che questo nuovo strumento abortivo, messo a disposizione dal nostro sistema sanitario, darà meno garanzie e procurerà più danni alle donne che ne faranno uso rispetto all’intervento chirurgico, già traumatico di per sè».

Dopo una riunione fiume durata quattro ore, l’Agenzia italiana del farmaco ha dato quindi nella notte la sua approvazione: la pillola abortiva arriva in Italia (al momento l’unico Paese Ue nel quale non è in commercio è l’Irlanda), potrà essere utilizzata solo in ambito ospedaliero, così come la legge 194 prevede nelle interruzioni volontarie di gravidanza. Inoltre il farmaco dovrà essere somministrato entro la settima settimana. Sul commercio della discussa pillola, prima del giudizio dell’Aifa, era intervenuto il Vaticano con monsignor Elio Sgreccia che aveva ieri annunciato la scomunica per le donne che ne avrebbero fatto ricorso e per i medici che l’avrebbero prescritta. Il fronte politico è diviso. Gabriella Carlucci, parlamentare del Pdl parla di una legalizzazione dell’«aborto fai da te», e accusa la sinistra di aver portato avanti «una campagna ideologica e relativista» che ha «condizionato» l’Aifa. Il via libera dell’Agenzia del farmaco mette l’Italia «finalmente al passo con l’Europa», afferma Silvana Mura, deputata di Idv. «Le donne che si troveranno costrette a ricorrere all’interruzione di gravidanza ora - sottolinea - potranno sceglie di avvalersi di una tecnica farmacologia sicuramente molto meno invasiva dell’intervento chirurgico». Conciliante Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl,che si dice fiducioso «di ciò che ha deciso l’Agenzia del farmaco sulla Ru486» ma considera «del tutto legittima l’obiezione di fondo della Chiesa».

Posizioni diverse anche all’interno del governo con il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che si dice d’accordo all’introduzione della Ru486 mentre è contraria il ministro della Gioventù Giorgia Meloni che sottolinea la «totale negatività del messaggio culturale ricompreso nella diffusione» del farmaco. Duro il commento di Luca Volontè che precisa: «Con la commercializzazione della pillola assassina trionfa la cultura della morte».

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200907articoli/46028girata.asp

Ok dell’Agenzia del farmaco: la Ru486 arriva in Italia

ilGiornale.it


articolo di venerdì 31 luglio 2009

Ok dell’Agenzia del farmaco: la Ru486 arriva in Italia
di Enza Cusmai

Nella notte il via libera alla commercializzazione. La decisione con un solo voto contrario. Entro due mesi sarà disponibile in tutti gli ospedali
Il tira e molla è finito a tarda sera. Poi, la decisione di dare il via libera alla registrazione della pillola abortiva anche in Italia e dunque alla sua commercializzazione su larga scala. Tra due mesi al massimo, ogni donna potrà liberamente abortire usando la via farmacologica e non quella chirurgica. Senza alcun limite.
La decisione di aprire le porte ad un nuovo modo di interrompere la gravidanza, apparentemente più soft ma per molti esperti più dolorosa e rischiosa, è stata a lungo discussa e contestata all’interno dell’Agenzia italiana del farmaco che per la prima volta ha votato a maggioranza e non all’unanimità. I sì sono stati, a quanto risulta, quattro su cinque. Sono loro che hanno deciso di aprire le frontiere alla pillola abortiva in Italia nonostante le drastiche critiche del Vaticano e la strenua opposizione di gran parte del governo. Fino ad ora, infatti, l'utilizzo della Ru486 era estremamente limitata. Veniva utilizzata soltanto negli ospedali in cui è ammessa la sperimentazione oppure su richiesta delle donne interessate ad ottenere questo tipo di aborto farmacologico. In questo caso, però, l’ospedale doveva inoltrare richiesta formale e ottenere il medicinale attraverso la farmacia interna. Ora i tempi si accorceranno sensibilmente. E la pillola sarà disponibile in ogni azienda ospedaliera e le attese per ricevere il farmaco si abbatteranno sensibilmente.
Restano, in ogni caso, irrisolti tutti i nodi sollevati da più parti sulla validità della pillola abortiva. E sui rischi per la salute della donna. «Personalmente sono molto perplessa sull’utilizzo della pillola abortiva Ru486, ha affermato il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella. Dall’88 sarebbero 29 le morti tra donne in vari paesi a causa sua, ma il dato non è nei verbali del Comitato tecnico dell'Aifa». Picchia duro anche Luca Volontè dell’Udc, che definisce la Ru486 «pillola assassina» nonostante la sua registrazione ufficiale nell’elenco dei farmaci e invita l'Aifa a pubblicare il dossier sulle conseguenze che può provocare. Ma le accuse di chi non vuole la pillola in Italia non sembra abbiano turbato più di tanto l'Agenzia italiana per il farmaco. «Non ci faremo condizionare e prenderemo le nostre decisioni» aveva detto Guido Rasi, direttore generale dell'Aifa. «Ognuno è libero di dire ciò che vuole - ha aggiunto Rasi - noi siamo tecnici e prenderemo la decisione giusta». E la decisione è stata comunque presa. Ora si tratta di regolamentare al meglio l’uso di questa pillola. Fino ad ora, infatti, ogni regione si è mossa per conto proprio. Ad esempio l’Emilia Romagna prevede tre giorni di ricovero in day hospital, ma due pareri del Consiglio superiore di sanità dicono che c’è parità di rischio tra aborto farmacologico e chirurgico solo se l'aborto farmacologico viene completato in ospedale. Inoltre ci sono molte donne che assumono la pillola in ospedale e poi firmano per tornarsene a casa. Rischiando emorragie e complicazioni che un aborto chirurgico non aveva mai provocato.

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Ecco il volto di San Paolo: scoperta a Roma la più antica icona dell'apostolo delle genti


Meraviglia per la sua suggestiva espressione
Ecco il volto di San Paolo: scoperta a Roma la più antica icona dell'apostolo delle genti

ultimo aggiornamento: 27 giugno, ore 17:09
Città del Vaticano - (Adnkronos) - Durante i restauri nelle catacombe romane di Santa Tecla il laser ha messo in luce il volto severo e ben riconoscibile di Paolo di Tarso, circondato da uno sfavillante clipeo giallo oro su rosso vivo

Città del Vaticano, 27 giu. - (Adnkronos) - E' stata scoperta nelle catacombe di Santa Tecla sulla via Ostiense a Roma la più antica immagine di San Paolo. A rilevare la clamorosa scoperta archeologica avvenuta solo qualche giorno fa è l'Osservatore romano di oggi, che spiega come il ritrovamento sia avvenuto il 19 giugno durante i restauri nelle catacombe romane di Santa Tecla coordinati dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.


''Mentre si procede a un lento e accurato restauro della decorazione pittorica di un cubicolo delle catacombe romane di Santa Tecla sulla via Ostiense - si legge nel servizio del quotidiano vaticano - una sensazionale scoperta impressiona gli archeologi che seguono il lavoro da più di un anno. Nella mattinata il laser mette in luce il volto severo e ben riconoscibile di san Paolo, tra i più antichi e i più definiti che ci abbia consegnato la civiltà figurativa dell'antichità cristiana. Anzi, per le sue caratteristiche può essere considerato la più antica icona dell'apostolo finora conosciuta''.

''Il volto - spiega il quotidiano della Santa Sede - circondato da uno sfavillante clipeo giallo oro su rosso vivo, emoziona per il suo graffiante espressionismo e appare come un'icona forte ed eloquente dell'Apostolo delle genti, un volto d'epoca, che ci accompagna verso quella missione che la Chiesa di Roma, tra il IV e il V secolo, affida alla figura di Paolo nella conversione al cristianesimo degli ultimi pagani''.

Quindi l'Osservatore racconta: ''Altre immagini di san Paolo erano note nelle catacombe e nei sarcofagi romani, ma il busto appena scoperto meraviglia per la sua suggestiva espressione e ha lasciato senza fiato i restauratori, che hanno interrotto subito il loro lavoro, come intimiditi da quello sguardo antichissimo, da quella fisionomia che spuntando dall'oscurità della catacomba emoziona e folgora chi la contempla.

Il giorno della scoperta, nonostante l'avvicinarsi del fine settimana, i responsabili della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra sono accorsi immediatamente presso il sito archeologico e hanno potuto verificare la straordinaria importanza della scoperta. Per questo, anche se il restauro è in corso, hanno deciso di anticipare la notizia del rinvenimento''.

''In questi giorni - si legge ancora - i restauratori hanno continuato il loro lavoro e hanno meglio evidenziato i tratti del busto dell'apostolo, ma hanno anche effettuato altre importantissime scoperte. E altre se ne prevedono per le prossime ore e per i mesi a venire''.

''Il tondo di Paolo, infatti - afferma il quotidiano vaticano - si colloca nella volta del cubicolo, dove attorno al clipeo campito del Cristo Buon Pastore sono sistemati quattro altri tondi che accolgono, a loro volta, i busti di quattro personaggi. Tra questi sono ben riconoscibili quelli relativi a Paolo, appena scoperto, e a Pietro, riapparso proprio in queste ultime ore, mentre gli altri due, pur caratterizzati nell'età e nella fisionomia, potrebbero riferirsi ad altrettanti apostoli, ovvero a due santi intercessori o, infine, a due defunti''.

Tuttavia ''il volto piè espressivo ed emozionante è sicuramente quello di Paolo, situato nel tondo posto a sinistra, rispetto all'ingresso. Dal momento che l'imago clipeata rappresenta una raffigurazione devozionale scelta dalla famiglia dei defunti per proteggere il loro cubicolo, il busto di Paolo può essere considerato la piu' antica icona dell'apostolo finora rinvenuta, nel senso che dal livello evocativo si passa a quello del culto''.

''Non dimentichiamo - prosegue il testo - che a poche centinaia di metri si innalzava la celebre basilica dedicata nello scorcio del IV secolo all'Apostolo delle genti dagli imperatori Valentiniano II, Teodosio e Arcadio, costruita sulla memoria apostolica, gia' monumentalizzata nel 324 da Papa Silvestro e voluta da Costantino''.
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/?id=3.0.3477991449

Svizzera: controllare assistenza al suicidio

Svizzera: controllare assistenza al suicidio
18 giugno 2009 - (ve/agenzie) La Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera (Fces) accoglie in modo favorevole l’intenzione del Consiglio federale di regolamentare l’assistenza al suicidio organizzata. Di fronte agli eccessi registrati nell’attività delle organizzazioni che offrono un servizio di assistenza al suicidio in Svizzera – attività sempre più spudoratamente a carattere commerciale – è necessario correre ai ripari, afferma la Fces, e stabilire dei chiari paletti legislativi.
Mercoledì 17 giugno il Consiglio federale si è soffermato sulla questione dell’iscrizione, nella legge, di un dovere di diligenza nel campo dell’assistenza al suicidio e dell’eventualità di proibire l’attività delle organizzazioni di assistenza al suicidio. La Federazione protestante ha fatto sapere di voler dedicare particolare attenzione a questa materia quando le due proposte saranno sottoposte alla procedura di consultazione.
La Federazione non ritiene necessario vietare ogni forma di assistenza al suicidio, ma afferma la necessità di regolamentare l’assistenza al suicidio in quanto servizio organizzato e attività commerciale. La Federazione approva l’intenzione di stabilire delle norme severe in materia di assistenza al suicidio e intende nel contempo continuare a promuovere lo sviluppo di una rete capillare di cure palliative.




http://www.voceevangelica.ch/index.cfm?method=articoli.notizie_gen&id=9517