domenica 30 agosto 2009

'Giornale' attacca Boffo su vicende sessuali, Cei lo difende

2009-08-29 11:14
'Giornale' attacca Boffo su vicende sessuali, Cei lo difende
GENOVA - 'L'attacco che e' stato fatto al dott. Boffo direttore di Avvenire e' un fatto disgustoso e molto grave': lo ha detto l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, prima di celebrare la messa per la festa del santuario della Madonna della Guardia.

di Domitilla Conte

ROMA - Non si potrà forse definire un fulmine a ciel sereno, viste le nubi addensate negli ultimi mesi tra governo Berlusconi e Chiesa cattolica, ma del fulmine ha di certo avuto l'impatto. Il Giornale, quotidiano che fa capo alla famiglia Berlusconi, dedica l'intera prima pagina ad un "incidente sessuale" del direttore del quotidiano dei vescovi Dino Boffo, protagonista, nelle scorse settimane, di alcuni interventi critici sulla "condotta morale" del presidente del Consiglio. Il Giornale rivela, citando atti giudiziari del Tribunale di Terni riferiti a fatti del 2001, che il direttore di Avvenire ha posto fine con un patteggiamento ad un processo per aver molestato, con minacce e intimidazioni, la moglie di un uomo con il quale aveva una relazione omosessuale.

Accusa pesante, secondo Vittorio Feltri, appena richiamato alla guida del quotidiano, il quale ne evince, nell'editoriale che accompagna la notizia, che "il direttore di Avvenire non ha le carte in regola per lanciare anatemi furibondi contro altri peccatori, veri o presunti, e neanche per tirare le orecchie a Berlusconi". Dopo un minivertice a palazzo Grazioli con il sottosegretario Gianni Letta ed il portavoce Paolo Bonaiuti, il premier - in una nota - "si dissocia" dall'iniziativa di Feltri. Quest'ultimo precisa di essersi limitato a trascrivere un documento pubblico sottolineando che la presa di distanza di Berlusconi dimostra la sua indipendenza e quella del giornale. Per qualche ora si fa gelo in Vaticano e a Palazzo Chigi, intenti agli ultimi preparativi per la Perdonanza dell'Aquila, alla quale sono attesi il segretario di Stato della S.Sede, card.Tarcisio Bertone e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Il terremoto dello scorso aprile avrebbe richiamato per la prima volta le massime autorità di Italia e Santa Sede all'annuale Giubileo celestiniano, favorendo indirettamente un incontro destinato a smentire possibili attriti. Invece arriva l'annullamento della visita del premier. Il primo a intervenire è stato, questa mattina, il diretto interessato, denunciando "un killeraggio giornalistico allo stato puro" portato avanti da 'il Giornale' di Vittorio Feltri che ha montato "una vicenda inverosimile, capziosa e assurda". Boffo non nega del tutto i fatti, precisando però che di quella circostanza era stato "la prima vittima". Pronta l'alzata di scudi dei vescovi, editori dell'Avvenire, che arriva quasi in contemporanea.

La Cei conferma la sua "piena fiducia" al direttore che guida il giornale - precisa in una nota - "con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza". E l'accento sembra cadere su quest'ultima parola, quasi a dire che, sui casi berlusconiani, si sarebbe potuto dire anche di più, o magari prima, invece di aspettare le lettere angustiate di tanti cattolici allarmati per le notizie sulle feste di Villa Certosa. Il cdr di Avvenire parla di attacco "plateale e ripugnante" e nelle redazioni cominciano a piovere prese di posizione di ogni parte politica, in gran parte in difesa di Boffo. Lupi, del Pdl parla di "attacco brutale" da parte del Giornale. Franceschini, segretario del Pd, lo definisce "un segno di degrado" e Bersani, anima laicista del partito, si preoccupa di "un clima torbido" che sta "degenerando". Il leader dell'Udc, Rocco Buttiglione, è il primo a dichiarare che "Berlusconi non può immaginare che non venga fatta risalire a lui la colpa di questa aggressione condotta dal suo giornalista di fiducia sul suo giornale di famiglia".

Poco dopo Berlusconi si dissocia dalla prima pagina del Giornale, "per le stesse ragioni" per cui ha respinto il gossip sulla sua vita privata. Intanto, intorno alle 13, la sala stampa vaticana comunica che la cena della Perdonanza annunciata per la sera all'Aquila, "é stata annullata" e che il presidente del Consiglio delegherà il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta a presenziare alle celebrazioni, "per evitare strumentalizzazioni". Da palazzo Chigi non una parola, ma Letta é all'Aquila, vicino a Bertone con il quale, si dice, non ha mai interrotto i rapporti. E ieri, Bertone, aveva detto chiaramente che la Chiesa non vuole alcuno scontro.

Il costo della cena all'Aquila al termine della cerimonia della Perdonanza sarà devoluto ai terremotati, ha riferito il numero due della sala stampa vaticana, padre Ciro Benedettini. "Su invito dell'arcivescovo dell'Aquila, mons.Giuseppe Molinari, e del Comitato della Perdonanza celestiniana, il segretario di Stato, sua eminenza il card. Tarcisio Bertone - ha riferito padre Ciro Benedettini - si è recato nella città dell'Aquila per rinnovare i sentimenti di vicinanza e di affetto del Santo Padre alle popolazioni terremotate.

http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_1648087340.html

Da settembre l'ora di religione nelle scuole della Federazione russa

Da settembre l'ora di religione nelle scuole della Federazione russa I dettagli del progetto pilota illustrati dal ministro dell'Educazione. Entro tre anni la religione diventerà disciplina ufficiale nelle scuole pubbliche della Federazione russa.


FONTE L'Osservatore Romano - 22 agosto 2009

Gli studenti delle scuole elementari potranno seguire i corsi di "Formazione spirituale e morale" scegliendo di studiare tra quattro religioni tradizionali: cristianesimo ortodosso, islam, giudaismo o buddismo. Le lezioni si svilupperanno lungo tre linee formative: fondamenti della cultura religiosa, fondamenti di una delle religioni tradizionali, fondamenti di etica pubblica.
L'ingresso della religione nelle scuole della Russia avviene sotto l'egida del Cremlino. Il 24 luglio scorso, in occasione dell'incontro con i leader delle religioni tradizionali presenti nel Paese, è stato il presidente Dmitry Medvedev in persona a dare l'annuncio. Ora Andrei Fursenko, ministro per l'Educazione e la Scienza della Federazione, entra nei dettagli del progetto pilota che da settembre interesserà diciotto regioni e dodicimila scuole, un quinto degli istituti della Federazione. Il costo dell'operazione sarà di "centinaia di milioni di rubli" che graveranno in parte sul bilancio federale.
Il ministro ha tenuto a sottolineare che "questi soldi non verranno sprecati" e serviranno a produrre i nuovi libri di testo e a coprire i costi necessari per gli stipendi dei 44.000 insegnanti. Questi ultimi, per l'anno scolastico 2009-2010, verranno selezionati tra il corpo docente già in servizio e seguiranno una formazione specifica.
Già nell'agosto del 2006 le regioni di Belgorod, Bryansk, Kaluga e Smolensk avevano inserito nei loro programmi lo studio opzionale della storia dell'ortodossia russa. Alle polemiche sollevate dalle minoranze religiose, soprattutto dalla comunità musulmana, aveva risposto proprio Fursenko.
Il ministro dell'Educazione, allora aveva affermato che "i bambini devono conoscere la storia della religione e le culture religiose", aggiungendo che "i libri di testo avrebbero trattato il mondo delle religioni nel suo complesso, con particolare attenzione all'ortodossia russa".
A tre anni di distanza da quel primo esperimento, l'annuncio dell'introduzione della "Formazione spirituale e morale" nelle scuole allarma di nuovo le confessioni minoritarie che vedono nel nuovo progetto un tentativo di affermare l'ortodossia come elemento portante dell'identità nazionale.
Secondo recenti sondaggi il 72,6 per cento dei russi si considera ortodosso, ma solo il 3 per cento di essi va in chiesa ogni settimana. Nonostante questo, il Cremlino sostiene e promuove un nuovo protagonismo del patriarcato di Mosca.
In tal modo Medvedev intende cementare su valori comuni l'identità nazionale e nel contempo cerca un appoggio alle politiche governative per arginare la disgregazione del tessuto sociale e rispondere allo smarrimento dei giovani.
http://www.vivereroma.org/index.php?page=articolo&articolo_id=210602

Scuola, ora religione "parificata"

Scuola, ora religione "parificata"

Le nuove regole annullano sentenza T
21/8/2009ar
Arriva un nuovo regolamento per valutare gli alunni delle scuole italiane. Il testo, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, conferma l'equiparazione degli insegnanti di religione a quelli delle altre materie ai fini dell'assegnazione dei crediti scolastici e l'obbligo della sufficienza in tutte le discipline per l'ammissione alla maturità. Non viene dunque considerato il parere contrario che era stato espresso al riguardo dal Tar del Lazio.


Per essere ammessi alla maturità è dunque necessaria la sufficienza in tutte le materie, e i docenti di religione vengono equiparati ai colleghi delle altre materie ai fini dell'assegnazione dei crediti scolastici: continueranno dunque a prendere parte agli scrutini per la valutazione degli studenti.

Tra le novità più importanti che introduce il provvedimento c'è la necessità di conseguire, per essere ammessi agli esami di Stato, almeno la sufficienza in tutte le discipline: la regola vale sia per l'esame di licenza media, come del resto già previsto e applicato quest'anno, sia per le scuole superiori (dove invece durante gli ultimi scrutini era stata adottata la norma "interlocutoria" voluta dall'ex ministro Fioroni che per l'ammissione all'esame di Stato richiedeva solo la media del sei).

Alcune delle novità introdotte dal nuovo regolamento, pubblicato sotto forma di decreto del Presidente della Repubblica, erano comunque già state adottate: come anche quella che prevede la presenza attiva e a "pieno titolo" dei docenti di religione cattolica per la determinazione dei crediti scolastici (mentre la valutazione della materia continua a essere espressa dagli insegnanti nominati dal vicariato "senza attribuzione di voto numerico").

In questo senso, il comma 3 dell'articolo 6 del nuovo regolamento non lascia spazio a dubbi: "In sede di scrutinio finale il consiglio di classe, cui partecipano tutti i docenti della classe, compresi gli insegnanti di educazione fisica, gli insegnanti tecnico-pratici, i docenti di sostegno, nonchè gli insegnanti di religione cattolica limitatamente agli alunni che si avvalgono di quest'ultimo insegnamento, attribuisce il punteggio per il credito scolastico di cui all'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n. 323, e successive modificazioni".

TAR DEL LAZIO, DECISIONE BOCCIATA
Insomma, non si tiene conto della discussa sentenza emessa il 17 luglio scorso dai giudici del Tar del Lazio, secondo i quali, per non discriminare quel 10% scarso di allievi che non frquenta l'ora di religione, non bisognerebbe rendere utile la frequenza della materia ai fini dell'assegnazione dei punti utili a definire il voto di maturità.

La decisione dei giudici viene "scavalcata" attraverso l'adozione di un regolamento, quindi non con una procedura amministrativa, e comporta pochi problemi di incompatibilità applicativa rispetto a quanto stabilito dal tribunale laziale. Sempre in attesa, comunque, che si pronunci il Consiglio di Stato.

Va infine ricordato che la presenza dei docenti di religione nel consiglio di classe non ha effetti attivi per tutte le operazioni di scrutinio: ad esempio la materia non viene presa in considerazione per la formulazione delle medie dei cosiddetti "ottisti", gli studenti super-bravi che si presentano alla maturità senza aver frequentato il quinto anno.

ESAMI DI TERZA MEDIA
Quanto agli esami di licenza media, il nuovo regolamento sulla valutazione prevede che dal 2009/2010 nella determinazione del voto finale debba essere calcolata la media aritmetica dei voti conseguiti in tutte le prove d'esame: prove quindi scritte (anche il test standard Invalsi il cui "peso" quest'anno era stato deciso invece da ogni istituto) e orali. Oltre che nel giudizio di ammissione di esame (già dal 2008/09 espresso con voto in decimi anziché con giudizio (sufficiente, ottimo, distinto).

VOTO NUMERICO: QUANDO RIMANE
Sparisce invece, rispetto alla prima versione, la parte che prevedeva di assegnare il voto numerico anche durante le lezioni.

Rimane il "voto" numerico anche per la certificazione delle competenze, in disaccordo con quanto avviene nell'Unione europea. Alle superiori una novità importante, ma solo a riforma avvenuta, riguarderà l'obbligo da parte degli alunni, salvo situazioni particolari, di aver frequentato almeno i tre quarti delle lezioni: viene così introdotto, teoricamente a partire dal 2010/11, il concetto di frequenza obbligatoria invece sino ad oggi adottato solo nella primarie e durante lo scrutinio delle medie inferiori.

Confermata la valutazione dei ragazzi che presentano difficoltà specifiche di apprendimento adeguatamente certificate. Ciò significa che "la valutazione e la verifica degli apprendimenti" come si legge nel dpr 122"comprese quelle effettuate in sede di esame conclusivo dei cicli, devono tenere conto delle specifiche situazioni soggettive di tali alunni; a tali fini, nello svolgimento dell'attività didattica e delle prove di esame, sono adottati, nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, gli strumenti metodologico-didattici compensativi e dispensativi ritenuti più idonei".



http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo458132.shtml

martedì 4 agosto 2009

QUEL LIBRO CHE FA PAURA ALLA COREA DEL NORD

QUEL LIBRO CHE FA PAURA ALLA COREA DEL NORD
Post n°2120 pubblicato il 27 Luglio 2009 da diglilaverita


Dal 1948 lo Stato della Corea del Nord è retto da una dittatura comunista di tipo staliniano riconosciuta come il regime peggiore per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani. È comprovata l’esistenza di campi di internamento in cui sono detenute più di 150 000 persone in condizioni a dir poco disumane. La Commissione d’inchiesta contro i crimini dell’umanità ha recentemente pubblicato un rapporto nel quale denuncia una serie impressionante di crimini contro l’umanità commessi dal regime di Pyongyang, come ad esempio la condanna a morte per il furto di una mucca, per la vendita di film stranieri o per l’ascolto della radio Sud-coreana. Un ex capitano dell’esercito ha addirittura confessato che il regime utilizza come cavie bambini disabili per testare armi chimiche e biologiche. In Corea del Nord, paese dove il dittatore viene considerato alla stregua di una divinità, anche la fede religiosa ovviamente è un tabù. Sono decine di migliaia i cristiani che si riuniscono in vere e proprie catacombe. È di sabato scorso la notizia sconvolgente della donna giustiziata in pubblico perché distribuiva la Bibbia. Questa è stata la terribile sorte di Ri hyon-ok, una donna coreana di 33 anni che viveva in una città al Nord ovest della Corea del Nord, non lontano dal confine cinese. Lo hanno rivelato nella giornata di sabato alcuni attivisti sudcoreani che si battono contro il brutale regime di Kim Jong-il a Pyongyang, l’ultimo baluardo dell’utopia Comunista del Pianeta. Gli stessi attivisti hanno fatto sapere che il regime ha reso prigionieri politici il marito e i figli della donna, accusata di essere una spia americana e quindi una minaccia per il regime. Ha ragione il regime di Pyongyang: quel libro può essere la più grande minaccia per un sistema che si regge sulla sistematica violazione di qualunque diritto dell’uomo, della repressione di coloro che desiderano perseguire liberamente i propri ideali e professare quindi il loro credo religioso. In Corea siamo ancora fermi ai tempi in cui la politica non viene considerata come un tentativo di risposta alle esigenze dell’uomo “reale”, all’uomo che “esiste”, ma come un tentativo di immaginare un “uomo nuovo” frutto di elucubrazioni mentali. Le ideologie, i fondamentalismi e i relativismi sono accomunati dall’abbandono della verità, dal mancato riconoscimento dell’essere come principio della realtà e dall’utilizzo del potere per dare una nuova base alla realtà. La storia delle grandi dittature del passato ci dimostra che Dio fa paura a chi ha la pretesa di sostituirsi a lui. Ma la storia ci ha insegnato anche che alla lunga la furia ideologica che ha nella negazione della libertà religiosa il suo strumento di massima distruzione della dignità dell’uomo, viene sconfitta dalla prorompenza della fede e del desiderio di libertà degli uomini. Ne abbiamo una dimostrazione lampante proprio in questi giorni con le grandi manifestazioni a Teheran contro la teocrazia iraniana. Lo abbiamo visto più da vicino noi europei quando si è sgretolata l’Unione sovietica. Oggi siamo di fronte alla stessa prospettiva nei confronti della Corea del Nord e delle altre dittature che sconvolgono l’esistenza umana in tutto il mondo. Il compito dell’Europa insieme agli Stati Uniti e all’Onu è oggi quello di incoraggiare e accelerare il moltiplicarsi di movimenti democratici in quei paesi e di mostrarsi più che mai decisi e uniti nell’infinita battaglia nella difesa dei diritti inalienabili della persona, fondamento della democrazia. - ilsussidiario -

http://blog.libero.it/Rober5/7440833.html

Ombre su Medjugorje: il Papa riduce allo stato laicale Padre Tomislav Vlasic

Ombre su Medjugorje: il Papa riduce allo stato laicale Padre Tomislav Vlasic, la guida spirituale dei ‘veggenti‘ accusata di eresia, manipolazione delle coscienze e violazione del sesto Comandamento



CITTA’ DEL VATICANO - Esce di scena, portandosi dietro la minaccia di scomunica da parte del Papa e le accuse infamanti di eresia, manipolazione delle coscienze, misticismo sospetto e, persino, di aver avuto rapporti sessuali con una suora, il francescano Tomislav Vlasic, che nel 1981 diede vita al fenomeno Medjugorje in qualita' di 'padre spirituale' dei sei ragazzini che improvvisamente cominciarono a riferire di vedere ogni giorno la Madonna. Vlasic non ha aspettato di essere scomunicato ed ha giocato d'anticipo: ha dato formalmente le dimissioni nel marzo scorso, anche se la notizia e' trapelata solo in questi giorni. Un brutto colpo per l'immagine di Medjugorje, paesino dimenticato sulle colline dell'Erzegovina, divenuto dagli inizi degli anni Ottanta uno dei luoghi mariani piu' frequentati del mondo, una calamita per milioni di devoti che vi si recano nonostante la Chiesa non l'abbia mai riconosciuto come sede di eventi ''soprannaturali''. Anzi, il Vaticano ha guardato sempre con diffidenza a quelle apparizioni mariane cosi' puntuali, ogni giorno alle 17.00, che continuano tuttora, almeno a sentire i racconti dei veggenti, diventati adulti e sparpagliati in tutto il mondo: piu' di 40 mila visioni e non ''sembrano avere fine'', come osservo', in una visita ad Limina in Vaticano nel 2006, l'attuale vescovo della diocesi, quella di Mostar, Monsignor Ratko Peric. Le accuse mosse da Benedetto XVI, attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede, contro il 'padre spirituale' del grande fenomeno mistico, sono dunque gravissime: ''Diffusione di dubbia dottrina, manipolazione delle coscienze, sospetto misticismo, disobbedienza verso gli ordini legittimamente costituiti e atti contro il 'sextum' (contro il Sesto Comandamento)''. A renderle ancora piu' fosche vi e' una frase dell'ex dicastero di Ratzinger che ha il sapore di una sentenza: i peccati di cui e' imputato il frate sono stati commessi ''nel contesto del fenomeno di Medjugorje''. Con l'uscita di scena di Vlasic, Medjugorje chiude un altro capitolo nella sua storia, scandita dai successi e dal fascino esercitato sui credenti e dai sospetti suscitati nell'apparato della Chiesa. Gia' agli inizi, l'allora vescovo diocesano, il defunto Monsignor Pavao Zanic, accuso' Vlasic e gli altri francescani di essere impostori: la Madonna, nelle sue apparizioni ai bambini, non mancava mai di criticare i comportamenti delle autorita' ecclesiastiche del posto e di esaltare invece le gesta dei frati che, dal loro convento, gestivano i pellegrinaggi. Nel 1984, mentre a Medjugorje fioriva il turismo religioso, Vlasic prese carta e penna per autocelebrarsi con Papa Giovanni Paolo II come colui che, ''attraverso la Divina Provvidenza, guida i veggenti''. La Chiesa invio' in quegli anni tre commissioni in loco, che non riuscirono a trovare nessun supporto alle affermazioni sugli incontri giornalieri con la Madonna; nel 1991 i vescovi della Jugoslavia sancirono che non si poteva parlare di ''apparizioni soprannaturali o rivelazioni''. Tutt'oggi, i fenomeni di Medjugorje ''sotto giudizio''. Nel 1985, il Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, proibi' ogni pellegrinaggio ufficiale, diocesano o parrocchiale al sito religioso. Lascio' tuttavia la liberta' ai singoli cattolici di recarsi a Medjugorje anche in compagnia di preti. Divenuto Pontefice, Benedetto ha quindi proseguito le indagini fino al verdetto finale contro il grande regista dell'ultima epopea mistica balcanica. L'ennesima tappa di una vicenda con troppi punti oscuri, dalla presunta inconsistenza teologica dei messaggi che la vergine affiderebbe ai 'veggenti', al giro d'affari 'sospetto' che riguarderebbe sin dai primi anni Ottanta la piccola località della Bosnia Erzegovina. Per gli scettici, Medjugorje e' tutta una montatura, un'invenzione dei sei 'veggenti'; per chi chi crede nelle apparizioni, non solo e' tutto vero, ma prima o poi dovrebbero essere addirittura svelati alcuni segreti affidati dalla Vergine Maria al gruppo di 'mistici'. Cosi', tra 'falchi' e 'colombe', continua la battaglia sull'autenticita' delle apparizioni, in attesa del giudizio finale del Vaticano. Intanto, come si potra’ notare dall’intervista realizzata un anno fa e riproposta nell’apposita Area di questo giornale, anche chi come Padre Renè Laurentin, uno dei più importanti mariologi del mondo, era propenso a credere alla veridicità del fenomeno Medjugorje, adesso muove qualche passo indietro.


http://www.papanews.it/news.asp?IdNews=12738

SCOZIA: dire "MAMMA e PAPA'" diventa vietato! ...offende i gay.

SCOZIA: dire "MAMMA e PAPA'" diventa vietato! ...offende i gay.


Adesso, anche l'atto più naturale é primordiale dellessere umano, dire "mamma e papà" rischia di diventare tabù e di essere considerato "linguaggio discriminatorio" perché offenderebbe i gay.
Accade oggi in Scozia ...accadrà domani in tutta Europa?

SCOZIA. DIRE “MAMMA E PAPA’” E’ OMOFOBICO: VIETATO!

Gli infermieri e gli altri professionisti della sanità dovrebbero evitare di usare i termini "mamma" e "papà" riferendosi alle relazioni familiari , perchè queste parole risulterebbero offensive alle coppie omosessuali con bambini. Lo dice una direttiva del Servizio Sanitario Nazionale della Scozia.
Pubblicata in accordo con la leadership di una organizzazione gay Stonewall Scotland, la pubblicazione è intitolata Fair For All - The Wider Challenge: Good LGBT Practice in the NHS. Ne ha scritto ampiamente Americans for Truth l'11 febbraio scorso.
La direttiva richiede "la politica della tolleranza zero per il linguaggio discriminatorio" nella sanità scozzese. E' considerato come linguaggio discriminatorio l'uso delle parole che si adoperano per la famiglia tradizionale composta da padre, madre e figlio, secondo quello che indica il Servizio Sanitario.
"LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) possono e devono avere bambini, l'orientamento sessuale o l'identità di genere non ha nulla a che fare con l'essere buoni genitori o crescere bene un bambino", viene affermato nel libretto.
"Le diverse circostanze possono condurre a una varietà di strutture familiari e di modelli parentali. E' importante sapere questo. Quando parlate con i bambini considerate di usare "genitori", "tutori" o "custodi", al posto di "madre" e "padre"", continua la direttiva.
Seguendo le stesse linee, viene precisato che l'uso delle parole "marito", "moglie" e "matrimonio" non è accettabile, poichè tali termini escludono lesbiche, gay e bisessuali. Invece, gli operatori della sanità potrebbero usare le parole "partners" e "parenti stretti". Ma siccome quest'ultimo termine può ingenerare equivoci, perchè si può intendere un legame di sangue, la direttiva dice che è preferibile usare "parner" o "amico intimo" per evitare confusioni.
"Questo permette al paziente di identificare e scegliere chi è importante per loro", giustifica il Servizio Sanitario.
Altra raccomandazione è di assicurare che l'ambiente sanitario deve essere rassicurante per le persone LGBT, mettendo anche poster e riviste gay e lesbiche in esposizione.
"Manifesti con immagini positive di coppie omosessuali, con materiale dello stesso tipo di coppie di sesso opposto, dovrebbero essere mostrate in tutti i reparti", così si suggerisce.
Per assicurare il comfort e la sicurezza delle persone LGBT negli ambienti sanitari, il Servizio Sanitario richiede che nella registrazione dell'identità sessuale non devono essere inclusi solamente i termini "maschio" e "femmina", ma deve essere incluso anche "altro", dove uno può sbizzarrirsi a indicare di quale genere sessuale è.
Nelle linee guida per implentare la protezione della gente LGBT, la direttiva richiede che tutti i funzionari devono sottoscrivere un impegno a combattere il linguaggio discriminatorio tra i lavoratori.
Naturalmente tutte queste idee strampalate pubblicate nella direttiva sono state pagate con le tasse dei contribuenti…

http://www.tradizione.biz:80/forum/viewtopic.php?t=14688

TEL-AVIV: ATTACCO ANTIGAY

il Giornale.it


articolo di domenica 02 agosto 2009

Spara all'impazzata
con una mitraglietta
in un locale gay: 2 morti
di Redazione

Dramma in Israele. Due giovani, tra cui una ragazza, sono stati uccisi e altri undici sono rimasti feriti ieri sera nel centro di Tel Aviv quando uno sconosciuto ha fatto irruzione in un locale gay e ha aperto il fuoco in tutte le direzioni. L'assalitore, vestito di nero e col volto coperto, è poi riuscito a dileguarsi
Tel Aviv - Due giovani, tra cui una ragazza, sono stati uccisi e altri undici sono rimasti feriti ieri sera nel centro di Tel Aviv quando uno sconosciuto ha fatto irruzione in un locale gay e da distanza ravvicinata ha aperto il fuoco in tutte le direzioni. L'assalitore è poi riuscito a dileguarsi. "Supponiamo che l'episodio sia essenzialmente di origine criminale" ha detto il capo della polizia di Tel Aviv, Shahar Ayalon. E il ministro della Sicurezza interna Yitzakh Aharonovitch ha detto di ritenere che si tratti di un attentato con motivazioni omofobiche, anche se nessuna pista viene trascurata.

L'ipotesi di un attentato palestinese non viene esclusa a priori, ma non sembra quella più credibile. Implicitamente lo ha confermato lo stesso Ayalon quando, in risposta ad una domanda dei cronisti che chiedevano dettagli sulla caccia all'assalitore (che è ancora armato), ha precisato che ai locali pubblici vicini non è stato dato l'ordine di chiudere, ma di prestare particolare attenzione alle misure di sicurezza.

L'attacco è avvenuto nella sede della 'Associazione israeliana per i diritti del singolo' dove si riuniscono omosessuali e lesbiche, al n. 28 di via Nachmani, nel pieno centro di Tel Aviv. Si tratta di un locale aperto da oltre 15 anni che offre accoglienza a giovani gay e lesbiche. Questi sono soliti incontrarsi più numerosi il sabato sera. Il locale era anche stavolta molto affollato quando l'assassino, vestito di nero e con il volto coperto, ha fatto irruzione e ha aperto il fuoco con una mitraglietta Uzi. Un ragazzo e una ragazza molto giovani sono morti sul colpo.

Secondo alcune testimonianze dopo l'attacco l'assalitore avrebbe cercato di raggiungere un altro locale per omosessuali, situato poco distante. Ma per ragioni ancora non accertate ha poi preferito dileguarsi. L'assalitore ha sparato senza aprire bocca ma i responsabili dell'associazione hanno dichiarato a caldo che probabilmente si é trattato di un attacco mirato contro la comunità omosessuale, anche se minacce specifiche nei loro confronti non c'erano state. Hanno comunque lamentato i continui attacchi verbali fatti nei loro confronti dai rabbini ortodossi.

"Si tratta dell'attacco più grave nei confronti della comunità omosessuale" ha rilevato il parlamentare Nitzan Horowitz. Alcuni anni fa un ebreo integralista ferì a pugnalate a Gerusalemme tre partecipanti ad una Gay Parade. Nel centro di Tel Aviv si sono viste stasera scene di dolore miste a sorpresa. Molti hanno pensato agli anni bui dell'intifada armata, quando i kamikaze palestinese seminavano la morte nel centro della città. Ma stasera, a quanto pare, la morte è stata causata da un "crimine d'odio" e intolleranza, interno ad Israele. E la paura nelle strade è ancora più forte.


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