06/05/2009
Afghanistan: Croce Rossa Internazionale conferma strage di civili in raid Usa
I civili della provincia di Farah parlano di almeno 30 vittime, in gran parte donne e bambini
La Croce Rossa Internazionale conferma le accuse dei talebani, secondo cui i raid aerei statunitensi degli ultimi due giorni avrebbero causato decine di vittime civili, in maggioranza donne e bambini.
C'è chi parla di cento morti. La conferma giunge dopo che una squadra della Croce Rossa Internazionale è riuscita a raggiungere la zona di Bala Baluk, nella provincia occidentale di Farah, teatro nei giorni scorsi di combattimenti tra forze afghane e Usa contro gruppi di talebani. Secondo i primi rapporti, il bilancio della battaglia era stato di 25 talebani e tre agenti uccisi. Secondo fonti locali, al termine dell'offensiva una folla di civili del villaggio di Gerani ha raggiunto la capitale provinciale con un convoglio di mezzi, per mostrare alle autorità i corpi delle vittime dei bombardamenti Usa. A quanto pare, gli abitanti del villaggio avevano invitato donne e bambini a rifugiarsi per sicurezza in alcuni edifici, al di fuori della zona coinvolta dalla battaglia, che poco dopo erano stati bombardati. Fonti del consiglio provinciale di Farah riferiscono di avere visto almeno 30 corpi, pesantemente mutilati, tra cui anche quelli di donne e bambini.
Altre fonti civili hanno riferito invece che i cadaveri sarebbero tra 70 e 100. Oggi un portavoce della Croce Rossa Internazionale, Jessica Barry, ha dichiarato che il team di osservatori ha documentato la distruzione dei rifugi in questione, e ha potuto vedere "dozzine di cadaveri, tra cui donne e bambini".
Nella zona c’è la base italiana ‘Tobruk’. “Una squadra di investigatori americani e afgani si sta recando a Farah, sul luogo del bombardamento aereo statunitense, per verificare la notizia di decine di vittime civili”, spiega a PeaceReporter da Kabul il capitano Elisabeth Mathias, portavoce delle forze Usa in Afghanistan. “Il fatto che questa denuncia sia stata confermata dalla Croce Rossa Internazionale è rilevante, perché di solito le cifre fornite dalla popolazione locale o dagli stessi talebani non sono attendibili. Nella zona di Bala Buluk, dove è avvenuto il raid aereo, sono attive le forze armate italiane – dice il capitano Mathias – ma non sappiamo se sono state coinvolte in questa operazione. L’unica cosa certa è che le forze di sicurezza afgane che hanno chiesto supporto aereo dopo essere state imboscate dai talebani erano accompagnate da militari della Coalizione”.
A Bala Bukuk le truppe italiane hanno inaugurato tre mesi fa un avamposto, la base operativa avanzata ‘Tobruk’ che ospita gli alpini del secondo reggimento genio guastatori di Trento, appartenenti alla Brigata ‘Julia’, e i bersaglieri del Battle Group comandato dal Tenente Colonnello Salvatore Paolo Radezza, che opereranno localmente a supporto delle forze di sicurezza nazionali afgane.
http://it.peacereporter.net/articolo/15552/Afghanistan,+Croce+Rossa+internazionale+denuncia:+a+Farah+decine+di+vittime+civili
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mercoledì 6 maggio 2009
venerdì 10 aprile 2009
Cala il numero dei cristiani negli USA
Cala il numero dei cristiani negli USA
Inserita il 13/3/2009 alle 07:33 nella categoria: Rassegna Stampa
HARTFORD (Connecticut) - Un sondaggio rivela che negli USA si è ridotta la percentuale di americani che si considerano religiosi e in particolare cristiani.
Un'America in generale meno religiosa, e in particolare meno cristiana. È quanto emerge dal sondaggio messo a punto dai ricercatori del Trinity College di Hartford, in Connecticut: sondaggio che viene considerato, stando a quanto riporta il Washington Post, tra quelli che meglio fotografano la realtà religiosa degli Stati Uniti.
L'esito dello studio - condotto su un campione di più di 54mila persone, nel periodo compreso tra febbraio e novembre del 2008 - parla chiaro: il numero degli americani che si definiscono "cristiani" è sceso al 76Þlla popolazione, contro l'86% del 1990. Gli stessi cristiani, inoltre, preferiscono spesso usare altri termini per definirsi: tra questi, quello di "evangelico".
Dal rapporto emerge anche un altro particolare, rappresentato dal calo, anche, di chi si definisce protestante; in questo caso la percentuale è scesa infatti al 13%, dal 19% del 1990.
Aumentano invece gli americani che affermano di non avere alcuna religione e che, secondo il sondaggio, rappresentano il 15% della popolazione. Secondo gli esperti, è alla crescita di questa nicchia che deve essere attribuito il calo dei cristiani negli Stati Uniti.
Un'altra curiosità: gli americani che si definiscono non religiosi abitano soprattutto nel Vermont, stato in cui la percentuale è di ben il 34 per cento.
da: Apcom
data: 9 marzo 2009
http://www.evangelici.net/notizie/1236925980.html
Inserita il 13/3/2009 alle 07:33 nella categoria: Rassegna Stampa
HARTFORD (Connecticut) - Un sondaggio rivela che negli USA si è ridotta la percentuale di americani che si considerano religiosi e in particolare cristiani.
Un'America in generale meno religiosa, e in particolare meno cristiana. È quanto emerge dal sondaggio messo a punto dai ricercatori del Trinity College di Hartford, in Connecticut: sondaggio che viene considerato, stando a quanto riporta il Washington Post, tra quelli che meglio fotografano la realtà religiosa degli Stati Uniti.
L'esito dello studio - condotto su un campione di più di 54mila persone, nel periodo compreso tra febbraio e novembre del 2008 - parla chiaro: il numero degli americani che si definiscono "cristiani" è sceso al 76Þlla popolazione, contro l'86% del 1990. Gli stessi cristiani, inoltre, preferiscono spesso usare altri termini per definirsi: tra questi, quello di "evangelico".
Dal rapporto emerge anche un altro particolare, rappresentato dal calo, anche, di chi si definisce protestante; in questo caso la percentuale è scesa infatti al 13%, dal 19% del 1990.
Aumentano invece gli americani che affermano di non avere alcuna religione e che, secondo il sondaggio, rappresentano il 15% della popolazione. Secondo gli esperti, è alla crescita di questa nicchia che deve essere attribuito il calo dei cristiani negli Stati Uniti.
Un'altra curiosità: gli americani che si definiscono non religiosi abitano soprattutto nel Vermont, stato in cui la percentuale è di ben il 34 per cento.
da: Apcom
data: 9 marzo 2009
http://www.evangelici.net/notizie/1236925980.html
USA-Iran: Obama auspica apertura dei rapporti
La richiesta arriva all'interno degli auguri del presidente USA per il capodanno iraniano
USA-Iran: Obama auspica apertura dei rapporti
Il presidente americano chiede al governo iraniano di riaprire le relazioni tra i due Paesi dopo 30 anni di chiusura
20.03.2009 18:03:50
Washington - In occasione del Nowruz, il capodanno persiano, che si festeggia oggi a Teheran e dintorni, il presidente degli USA, Barack Obama, in un video di auguri ha anche parlato delle relazioni internazionali tra i due Paesi e si è detto speranzoso che venga sotterrata l''ascia di guerra' che da circa 30 anni vige tra i due stati.
"Oggi voglio fare avere i miei migliori auguri a tutti coloro i quali celebrano il Nowruz in tutto il mondo. Questa festa è insieme un antico rituale e un momento di rinnovamento, ed io spero che voi possiate godere di questo momento particolare dell'anno con i vostri amici e familiari. Per quasi tre decenni le relazioni fra i nostri due paesi sono state tese, ma durante questa festa ci viene ricordato del comune destino che ci tiene legati insieme. Voi celebrerete il vostro Nuovo Anno nello stesso modo in cui noi americani ricordiamo le nostre feste, radunandosi in famiglia e con gli amici, scambiandosi doni e racconti, guardando al futuro con un rinnovato senso di speranza"queste le parole centrali del discorso del presidente americano che conclude il suo intervento con un "Eid-eh Shoma Mobarak", l' augurio persiano.
Il governo iraniano però non ha risposto agli auguri ed alle richieste da parte di Obama e sia l'ayatollah Khomeini sia il Presidente della Repubblica Islamica Iraniana, Mahmud Ahmadinejad, hanno voluto soprattutto rimarcare che il Paese non intende fermare lo sviluppo e la ricerca del nucleare, cosa che sta preoccupando molto il mondo intero.
Il Presidente del Parlamento iraniano, Alì Larijani, ha ammesso, invece, che le scelte di Obama sono sino ad ora deludenti, ma lascia comunque più spazio per una giusta valutazione.
Giacomo Goldkorn, direttore della rivista di Geopolitica e Rapporti Internazionali Eventi, ha dichiarato sulla questione che "L'Iran risponde sebbene non in maniera diretta ed ufficiale, ma risponde comunque accettando di stare al ruolo di corrispondente per le trattative su Iraq ed Afghanistan. Gli iraniani si sono dimostrati più responsabili, quindi Obama apre loro le relazion internazionali e chiede allo stato persiano di continuare per questa strada. Ciò, a livello di politica internazionale da parte dell'Iran, vorrebbe dire chiudere i rapporti con Hamas ed Hezbolla ed aprirsi nei confronti delle questioni occidentali. L'assunzione di responsabilità da parte dell'Iran non passa e non può passare verso la chiusura del progetto nucleare poiché qui il Paese mediorientale ha investito moltissimi soldi in questa questione e gli Stati Uniti lo sanno, quindi si tratta per altre vie che presumibilmente saranno rivolte soprattutto alla stabilizzazione della zona. L'amministrazione Obama doveva dare un segnale di rottura con quella Bush e questo l'hanno già fatto. Ora spetta all'Iran fare il secondo passo".
Reazioni disparanti arrivano dal mondo politico internazionale con l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'UE, Javier Solana, che ha affermato ''Ritengo che sia un messaggio molto costruttivo. Spero che possa aprirsi un nuovo capitolo nelle relazioni con Teheran''.
Anche dal mondo russo arrivano le prime reazioni con Nikolai Bordiuzha, segretario generale del CSTO, il trattato per la sicurezza collettiva di tanti Paesi dell'ex Urss praticamente la NATO dell'ex blocco comunista, che si augura che "quello che dichiara oggi l'amministrazione Usa sarà effettivamente realizzato. Negli ultimi tempi con l'amministrazione Bush abbiamo visto i nostri rapporti toccare il fondo. Il nostro augurio è che le relazioni tra noi e gli USA saranno più pragmatiche, realistiche e segnate dal rispetto reciproco. Sull'Afghanistan i nostri interessi coincidono, mentre non capisco come la Georgia possa sentire tutelata la propria sicurezza cooperando con i Paesi europei".
Sembra quindi che ci si avvii verso un disgelo diplomatico tra gli USA e l'Iran, almeno per quanto riguarda la questione di Iraq ed Afghanistan.
Il governo di Teheran non può che essere un alleato importante per l'America in quelle zone grazie all'influenza della repubblica islamica.
http://www.newsitaliapress.it/pages/dettaglio.php?id_lnk=6_150431
Giorgio Riccardi | News ITALIA PRESS
2009-03-20 19:03
Teheran, bene Obama ma servono passi concreti
TEHERAN - I vertici iraniani hanno deciso di ignorare il messaggio video indirizzato dal presidente statunitense Barack Obama a Teheran, lasciando agli alti funzionari i giudizi positivi sul discorso, ed il compito di mantenere aperte le porte del dialogo, che passa per il "riconoscimento e la riparazione degli errori" commessi in passato dagli Usa e la fine delle sanzioni economiche.
Nel discorso trasmesso dalla tv di Stato in occasione del Nowruz, il Capodanno persiano che segna anche l'inizio della primavera, la Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, senza fare alcun riferimento ad Obama ha ribadito che le potenze mondiali sanno di non poter più arrestare i progressi nucleari dell'Iran. Una linea seguita anche dal presidente Mahmud Ahmadinejad, che nel suo messaggio per l'anno nuovo ha parimenti ignorato il discorso del presidente americano, preferendo piuttosto celebrare il "fallimento delle potenze materialiste mondiali" a seguito della crisi economica mondiale. Riferimenti diretti al discorso di Obama sono stati affidati ad un consigliere presidenziale ed un ministro: "Accogliamo con favore la volontà del presidente americano di mettere da parte le differenze del passato - ha detto il consigliere per i media di Ahmadinejad, Ali Akbar Javanfekr - ma non si deve chiedere all'Iran di dimenticare unilateralmente l'atteggiamento aggressivo degli Stati Uniti del passato".
"Gli Stati Uniti devono riconoscere i propri errori passati e ripararli per poter mettere fine alle differenze tra i due Paesi", ha aggiunto il consigliere per i media del presidente Ahmadinejad, riferendosi in particolare alle sanzioni di Washington, "sbagliate, vanno riviste". Obama ha deciso la scorsa settimana di estendere per un altro anno le sanzioni contro l'Iran, sia per il programma nucleare portato avanti da Teheran sia in generale per l'operato del governo iraniano. Da Istanbul, a margine del quinto forum mondiale sull'acqua, il ministro iraniano dell'Energia, Parviz Fattah, ha poi precisato che il messaggio di Obama "é una cosa positiva, ma più che delle parole, abbiamo bisogno di fatti". A chi gli chiedeva se il discorso del presidente Usa potesse avere un impatto sul programma nucleare, il ministro ha risposto che l'Iran ha sviluppato un programma nucleare a scopo pacifico: "Siamo vicini al raggiungimento dei nostri obiettivi", ha sottolineato, annunciando che la centrale atomica di Bushehr verrà attivata entro la fine del 2009. "Esattamente tra 20 giorni celebreremo i progressi che abbiamo compiuto per la produzione pacifica di energia nucleare", ha aggiunto Fattah senza precisare ulteriori dettagli.
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_908402788.html
USA-Iran: Obama auspica apertura dei rapporti
Il presidente americano chiede al governo iraniano di riaprire le relazioni tra i due Paesi dopo 30 anni di chiusura
20.03.2009 18:03:50
Washington - In occasione del Nowruz, il capodanno persiano, che si festeggia oggi a Teheran e dintorni, il presidente degli USA, Barack Obama, in un video di auguri ha anche parlato delle relazioni internazionali tra i due Paesi e si è detto speranzoso che venga sotterrata l''ascia di guerra' che da circa 30 anni vige tra i due stati.
"Oggi voglio fare avere i miei migliori auguri a tutti coloro i quali celebrano il Nowruz in tutto il mondo. Questa festa è insieme un antico rituale e un momento di rinnovamento, ed io spero che voi possiate godere di questo momento particolare dell'anno con i vostri amici e familiari. Per quasi tre decenni le relazioni fra i nostri due paesi sono state tese, ma durante questa festa ci viene ricordato del comune destino che ci tiene legati insieme. Voi celebrerete il vostro Nuovo Anno nello stesso modo in cui noi americani ricordiamo le nostre feste, radunandosi in famiglia e con gli amici, scambiandosi doni e racconti, guardando al futuro con un rinnovato senso di speranza"queste le parole centrali del discorso del presidente americano che conclude il suo intervento con un "Eid-eh Shoma Mobarak", l' augurio persiano.
Il governo iraniano però non ha risposto agli auguri ed alle richieste da parte di Obama e sia l'ayatollah Khomeini sia il Presidente della Repubblica Islamica Iraniana, Mahmud Ahmadinejad, hanno voluto soprattutto rimarcare che il Paese non intende fermare lo sviluppo e la ricerca del nucleare, cosa che sta preoccupando molto il mondo intero.
Il Presidente del Parlamento iraniano, Alì Larijani, ha ammesso, invece, che le scelte di Obama sono sino ad ora deludenti, ma lascia comunque più spazio per una giusta valutazione.
Giacomo Goldkorn, direttore della rivista di Geopolitica e Rapporti Internazionali Eventi, ha dichiarato sulla questione che "L'Iran risponde sebbene non in maniera diretta ed ufficiale, ma risponde comunque accettando di stare al ruolo di corrispondente per le trattative su Iraq ed Afghanistan. Gli iraniani si sono dimostrati più responsabili, quindi Obama apre loro le relazion internazionali e chiede allo stato persiano di continuare per questa strada. Ciò, a livello di politica internazionale da parte dell'Iran, vorrebbe dire chiudere i rapporti con Hamas ed Hezbolla ed aprirsi nei confronti delle questioni occidentali. L'assunzione di responsabilità da parte dell'Iran non passa e non può passare verso la chiusura del progetto nucleare poiché qui il Paese mediorientale ha investito moltissimi soldi in questa questione e gli Stati Uniti lo sanno, quindi si tratta per altre vie che presumibilmente saranno rivolte soprattutto alla stabilizzazione della zona. L'amministrazione Obama doveva dare un segnale di rottura con quella Bush e questo l'hanno già fatto. Ora spetta all'Iran fare il secondo passo".
Reazioni disparanti arrivano dal mondo politico internazionale con l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'UE, Javier Solana, che ha affermato ''Ritengo che sia un messaggio molto costruttivo. Spero che possa aprirsi un nuovo capitolo nelle relazioni con Teheran''.
Anche dal mondo russo arrivano le prime reazioni con Nikolai Bordiuzha, segretario generale del CSTO, il trattato per la sicurezza collettiva di tanti Paesi dell'ex Urss praticamente la NATO dell'ex blocco comunista, che si augura che "quello che dichiara oggi l'amministrazione Usa sarà effettivamente realizzato. Negli ultimi tempi con l'amministrazione Bush abbiamo visto i nostri rapporti toccare il fondo. Il nostro augurio è che le relazioni tra noi e gli USA saranno più pragmatiche, realistiche e segnate dal rispetto reciproco. Sull'Afghanistan i nostri interessi coincidono, mentre non capisco come la Georgia possa sentire tutelata la propria sicurezza cooperando con i Paesi europei".
Sembra quindi che ci si avvii verso un disgelo diplomatico tra gli USA e l'Iran, almeno per quanto riguarda la questione di Iraq ed Afghanistan.
Il governo di Teheran non può che essere un alleato importante per l'America in quelle zone grazie all'influenza della repubblica islamica.
http://www.newsitaliapress.it/pages/dettaglio.php?id_lnk=6_150431
Giorgio Riccardi | News ITALIA PRESS
2009-03-20 19:03
Teheran, bene Obama ma servono passi concreti
TEHERAN - I vertici iraniani hanno deciso di ignorare il messaggio video indirizzato dal presidente statunitense Barack Obama a Teheran, lasciando agli alti funzionari i giudizi positivi sul discorso, ed il compito di mantenere aperte le porte del dialogo, che passa per il "riconoscimento e la riparazione degli errori" commessi in passato dagli Usa e la fine delle sanzioni economiche.
Nel discorso trasmesso dalla tv di Stato in occasione del Nowruz, il Capodanno persiano che segna anche l'inizio della primavera, la Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, senza fare alcun riferimento ad Obama ha ribadito che le potenze mondiali sanno di non poter più arrestare i progressi nucleari dell'Iran. Una linea seguita anche dal presidente Mahmud Ahmadinejad, che nel suo messaggio per l'anno nuovo ha parimenti ignorato il discorso del presidente americano, preferendo piuttosto celebrare il "fallimento delle potenze materialiste mondiali" a seguito della crisi economica mondiale. Riferimenti diretti al discorso di Obama sono stati affidati ad un consigliere presidenziale ed un ministro: "Accogliamo con favore la volontà del presidente americano di mettere da parte le differenze del passato - ha detto il consigliere per i media di Ahmadinejad, Ali Akbar Javanfekr - ma non si deve chiedere all'Iran di dimenticare unilateralmente l'atteggiamento aggressivo degli Stati Uniti del passato".
"Gli Stati Uniti devono riconoscere i propri errori passati e ripararli per poter mettere fine alle differenze tra i due Paesi", ha aggiunto il consigliere per i media del presidente Ahmadinejad, riferendosi in particolare alle sanzioni di Washington, "sbagliate, vanno riviste". Obama ha deciso la scorsa settimana di estendere per un altro anno le sanzioni contro l'Iran, sia per il programma nucleare portato avanti da Teheran sia in generale per l'operato del governo iraniano. Da Istanbul, a margine del quinto forum mondiale sull'acqua, il ministro iraniano dell'Energia, Parviz Fattah, ha poi precisato che il messaggio di Obama "é una cosa positiva, ma più che delle parole, abbiamo bisogno di fatti". A chi gli chiedeva se il discorso del presidente Usa potesse avere un impatto sul programma nucleare, il ministro ha risposto che l'Iran ha sviluppato un programma nucleare a scopo pacifico: "Siamo vicini al raggiungimento dei nostri obiettivi", ha sottolineato, annunciando che la centrale atomica di Bushehr verrà attivata entro la fine del 2009. "Esattamente tra 20 giorni celebreremo i progressi che abbiamo compiuto per la produzione pacifica di energia nucleare", ha aggiunto Fattah senza precisare ulteriori dettagli.
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_908402788.html
sabato 31 gennaio 2009
“ Israele controlla il governo degli Stati Uniti”-lo dice Olmert
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Olmert lo ha detto chiaro: “ Israele controlla il governo degli Stati Uniti”
Khalid Amayreh dalla Geruslemme Est occupata
13 Gennaio 2009
Il Primo Ministro israeliano Olmert ha detto chiaro e tondo che Israele controlla il governo americano. Parlando durante questa settimana ai mezzi di informazione israeliani, ha riferito di aver chiesto al Presidente Bush di ordinare alla Segretaria di Stato Condoleezza Rice di astenersi dal votare in una votazione-chiave delle Nazioni Unite riguardante il genocidio della Striscia di Gaza.
"La Rice e’ rimasta male. Era una risoluzione che lei stessa aveva predisposto e preparato, e alla fine ha dovuto non votare a suo favore", ha detto Olmert, vantandosi della "nostra influenza negli Stati Uniti" e dello "schiaffo che abbiamo dato".
"Non volevamo che lei votasse a favore della risoluzione, e questo e’ cio’ che alla fine abbiamo ottenuto".
Olmert ha aggiunto che aveva chiesto, in tono abbastanza aggressivo, di parlare col Presidente Bush, e quando lui era venuto al telefono gli aveva detto di ordinare alla Rice di non votare per la risoluzione. "Ho detto: passatemi il Presidente Bush", ha specificato. "Mi spiegarono che era a Filadelfia nel bel mezzo di un discorso. Ho risposto che non mi importava e che dovevo parlargli subito. Allora lui e’ sceso dal podio ed e’ venuto al telefono".
"Gli dissi che gli Stati Uniti non potevano votare a favore di una risoluzione simile. Allora egli chiamo’ immediatamente la Segretaria di Stato e le ordino’ di non votare a favore".
E’ stato tuttavia riferito che un portavoce del Dipartimento di Stato aveva negato l’affermazione di Olmert. "Mr. Olmert si sbaglia" – avrebbe detto il funzionario – "Anche se tutto fosse andato secondo il piano, la Rice si sarebbe astenuta comunque. Cosi’ era stato stabilito. Non e’ Israele a fare la politica americana".
Si afferma che nel 2001, durante la seduta settimanale del gabinetto israeliano, sia scoppiato un acrimonioso litigio fra l’allora Primo Ministro israeliano Ariel Sharon e il Ministro degli Esteri Shimon Peres, nel corso del quale dicono che Sharon abbia urlato a Peres: "Non preoccuparti delle pressioni americane. L’America la controlliamo noi".
Si afferma pure che in quell’occasione Peres abbia ammonito Sharon che il rifiuto di accedere alle continue richieste americane di un 'cessate il fuoco’ coi palestinesi avrebbe danneggiato gli interessi israeliani e messo gli Stati Uniti contro Israele, e che a questo punto Sharon si era voltato furiosamente contro Peres e gli aveva detto: "Tutte le volte che io faccio qualcosa mi dici 'l’America fara’ questo, l’America fara’ quello’. Te lo dico chiaro e tondo: non starti sempre a preoccupare delle pressioni americane su Israele. Siamo noi, gli ebrei, che dirigiamo l’America, e gli americani lo sanno".
E’ stato anche riferito che Peres e altri ministri del gabinetto avevano raccomandato a Sharon di stare attento a non dire in pubblico cio’ che aveva detto, perche’ "questo per le nostre pubbliche relazioni sarebbe un disastro".
Fonti israeliane hanno negato la veridicita’ della vicenda suddetta.
Articolo originale:
http://www.xpis.ps/
Riferimento italiano :
www.uruknet.info/
Traduzione di Rolando M.
Link a questa pagina : http://www.terrasantalibera.org/IsraeleControllaUSA.htm
http://www.terrasantalibera.org:80/IsraeleControllaUSA.htm
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