/2/2009 (18:22) - CASO ENGLARO - IL DOLORE DELLA FAMIGLIA
Il padre di Eluana a Berlusconi e Napolitano: "Venite voi a vederla"
Beppino Englaro: «Su mia figlia
diffuse notizie lontane dalla realtà»
UDINE
Beppino Englaro, padre di Eluana, chiede al capo dello Stato Giorgio Napolitano e al premier Silvio Berlusconi di recarsi ad Udine a verificare le condizioni della figlia, in coma da 17 anni e ora ricoverata alla clinica "La Quiete" per affrontare l’ultimo viaggio, già iniziato ieri con la sospensione graduale dell’alimentazione e della idratazione secondo il protocollo nato sulla base dell’ordinanza emessa dalla Corte d’appello di Milano.
«Sono il tutore di Eluana Englaro, ma in questo momento parlo da padre a padre - dice in una nota Beppino - rivolgendomi al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ed al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per invitare entrambi, ed essi soli, a venire ad Udine per rendersi conto, di persona e privatamente, delle condizioni effettive di mia figlia Eluana, su cui si sono diffuse notizie lontane dalla realtà che rischiano di confondere e deviare ogni commento e convincimento».
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200902articoli/40783girata.asp
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RISPONDE IL CENTRO DI SOLIDARITA' CRISTIANA
Le suore che hanno assistito e curato Eluana per tanto tempo e fino all'ultimo volevano la vita per Eluana,
si regolavano in questo senso e come donne e come suore e come cristiane sono degne di fiducia.
http://groups.google.com/group/centro-di-solidarieta-cristiana?hl=it
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» 2009-02-04 20:30
Suor Albina: se vogliono riportarla qui...
dell'inviata Marisa Alagia
LECCO - Sul letto di Eluana è rimasta solo una coperta colorata, piegata. Dalle pareti della stanzetta sono stati tolti i quadri, c'é ancora un quotidiano sul tavolo, ci sono alcuni fogli. Le suore sono rientrate solo oggi nella camera dove lei ha vissuto per 14 anni, per riassettarla. Non si danno pace all'idea che non sia più lì, tra loro. "Per me è un dolore vederla vuota - mormora, guardando la stanza, suor Albina, che ha accudito per anni la donna in stato vegetativo dal 1992 e da martedì mattina ricoverata a Udine - Tutti qui l'hanno sempre assistita con passione e amore, lei era della nostra famiglia". Per Suor Albina Corti, direttrice della clinica Beato Luigi Talamoni, situata a poche centinaia di metri dal lago, il distacco da Eluana è stata una sofferenza fortissima. Le si riempiono gli occhi di lacrime quando ricorda quei drammatici 30 minuti della notte tra lunedì e martedì. L'arrivo di papà Beppino con le carte pronte per le dimissioni della figlia, l'ingresso dell'ambulanza venuta da Udine. "Siamo rimaste molto addolorate, soprattutto per il modo in cui è stata portata via, pensavamo che accadesse più in là...lontano nel tempo - racconta la suora -. Poi così, all'improvviso, di notte, è stato tutto più tetro, ci siamo sentite impotenti, abbiamo visto una persona che esce, va al patibolo...". C'é un grande silenzio al secondo piano della casa di cura dove si trova quella che per tutti continua ad essere 'la camera di Eluana'. Una singola di due metri per tre, in fondo ad un corridoio, preceduta da una piccola anticamera, senza alcuna attrezzatura medica che la distingua dalle altre, un letto addossato al muro, un tavolino con due sedie, un armadio. Suor Rosangela, la suora misericordina che le è stata più vicina, entra ed esce continuamente come se Eluana fosse ancora li. "A Natale l'abbiamo portata in cappella per la messa - ricorda commossa suor Albina - Non aveva bisogno di niente se non del nostro amore". "L'ho salutata con un bacio - racconta ancora - e le ho detto: 'Eluana non aver paura di quello che ti succedera', ti siamo vicinì. 'E soprattutto ti e' vicino un padre - aggiunge restando un attimo in sospeso sull'ultima parola come a sottolineare che non si riferiva a Beppino Englaro -, un padre che ti accoglierà nelle sue braccia e un giorno ci ritroveremo a condividere la gioia di stare insieme". I ricordi si accavallano: la religiosa riferisce di un medico della clinica lecchese che, salutandola, le ha detto: 'Eluana tu esci da questa casa ma, stai tranquilla, perche' vai in un posto più bello e luminosò. Suor Albina ha accettato di parlare di Eluana ("e sarà l'ultima volta", ci tiene a precisare), soprattutto per lanciare un messaggio ai medici ("i nuovi operatori", li ha definiti) della casa di cura La Quiete di Udine. "Vorrei dire loro di accarezzare Eluana, di osservare il suo respiro e ascoltare i battiti del suo cuore - dice -: sono i tre elementi che li porteranno ad amarla". Con Beppino Englaro, in 14 anni, i rapporti sono sempre stati di rispetto e cortesia reciproca. Dalle parole delle religiose si intuisce, però, che l'epilogo ha lasciato dietro di sé molta amarezza. Più volte le suore Misericordine avevano detto a papà Beppino: "se considera la figlia morta la lasci a noi". E anche se lunedì notte nessuna di loro ha avuto il coraggio di fare altro che non fosse allargare le braccia rassegnate, di fonte alla determinazione dell'uomo, ora gli rivolgono un nuovo appello. "A Englaro vorrei riconfermare la nostra disponibilità - ribadisce suor Albina - Se vuole riportare Eluana da noi siamo pronti ad accoglierla, lei è sempre nostra figlia, è nel nostro cuore". Ora le suore si raccoglieranno nel silenzio. "Accogliamo l'invito del nostro cardinale Tettamanzi e torniamo nella preghiera - dice la religiosa - anche per chi sta seguendo Eluana e per chi dovrà decidere sul suo futuro, perché le loro menti siano illuminate e capiscano che Eluana non è un caso, ma una persona viva". "Vogliatele bene...- ripete ancora con la voce rotta dall'emozione mentre da Udine arrivano le notizie che il protocollo per accompagnarla alla morte potrebbe avviarsi già domani - Eluana è viva".
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_876975238.html
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sabato 7 febbraio 2009
Silvio: "Ho agito secondo coscienza E il Colle non ha parlato di eutanasia"
Silvio: "Ho agito secondo coscienza
E il Colle non ha parlato di eutanasia"
Udine, gli ispettori di Sacconi in clinica
L'affondo di Veltroni: "La vicenda viene utilizzata strumentalmente per la messa in crisi del sistema istituzionale". Anticipata a lunedì la seduta al Senato. Pur non riferendosi direttamente al caso di Eluana, il Papa ribadisce la difesa della vita anche in condizioni di sofferenza
Roma, 7 febbraio 2009 - Silvio Berlusconi lancia un vero e proprio appello ai medici affinchè non facciano in modo che Eluana Englaro muoia. "Francamente dei professionisti come i medici sono votati a salvare la vita umana, non capisco come possano invece impegnarsi in una azione che porta sicuramente alla morte attraverso anche delle crudeltà come quelle di privare l’organismo umano di cibo e acqua", afferma il presidente del Consiglio arrivando a Cagliari per una tappa elettorale. "Non vedo perchè ci debba essere così tanta fretta, sono veramente stupito", conclude Berlusconi.
Per Berlusconi sulla vicenda Eluana ci sono "due culture che si confrontano: da un lato la cultura della verità e della vita, dall’altro quella della cultura dello statalismo e della morte". "Noi - dice il premier arrivando a Cagliari - siamo per la cultura della vita e della libertà".
La lettera inviata dal Colle sulla vicenda di Eluana Englaro "conteneva anche una implicazione grave di una eutanasia introdotta nel nostro ordinamento senza una disposizione di legge". Così Berlusconi tornando sulla missiva inviata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano al governo.
Berlusconi invita a scindere l’aspetto etico della vicenda di Eluana dall’aspetto politico riguardante il rapporto tra palazzo Chigi e la presidenza della Repubblica. "Noi - dice il premier parlando dell’approvazione del decreto legge in consiglio dei ministri - abbiamo fatto un intervento soprattutto sulla base della nostra coscienza". Tutt’altra cosa, invece, è il tema politico: "si è enfatizzato - osserva il presidente del consiglio a chi chiede se c’è una crisi istituzionale in atto -. C’è un governo - aggiunge - che stava ragionando sulla base delle proprie responsabilità riconosciutegli dalla Costituzione per vedere se c’era l’urgenza e la necessità di prendere questo provvedimento del decreto legge". Per Berlusconi quindi non c’è uno scontro con il Colle. "Se si vuole fare questa contrapposizione e vedere nel nostro gesto una volontà politica - sottolinea il Cavaliere - garantisco che non è così".
Berlusconi ha poi precisato: "Io ho solo detto - ha spiegato il premier - che in questi casi questa decisione di portare avanti la sospensione di nutrizione io penso che sia un caso di eutanasia. Non ho mai fatto riferimento - precisa Berlusconi - alla lettera di Napolitano".
VELTRONI
Secondo il leader del Pd Walter Veltroni "nelle parole e nei comportamenti di Berlusconi" che sulla vicenda di Eluana Englaro "è arrivato persino a dire che la lettera del Colle implica eutanasia" c’è "un tentativo di esasperazione che prescinde dal merito drammatico della vicenda ma corrisponde ad un disegno politico, ad un’idea delle istituzioni che noi avversiamo" e, quindi, "la drammatica vicenda viene utilizzata strumentalmente per la messa in crisi del sistema istituzionale". Questa la denuncia del segretario nazionale del Pd, intervenuto all’assemblea degli amministratori in corso a Bologna. Secondo Veltroni, il comportamento del presidente del Consiglio "è un atto totale e strumentale di irresponsabilità".
IL DISEGNO DI LEGGE
Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha convocato per le ore 19 di lunedì prossimo l’assemblea di Palazzo Madama, anticipando la seduta già prevista per martedi’ 10. Lo rende noto un comunicato in cui si puntualizza: “Il presidente Schifani proporra’ ai capigruppo, gia’ convocati per lunedi’ alle 12, di esaminare nella seduta serale il disegno di legge sulla vicenda di Eluana Englaro, presentato ieri dal governo in Senato”.
IL PAPA
Papa Benedetto XVI fa sentire forte la sua voce a difesa della vita umana anche in condizioni di sofferenza estrema. Indica Giovanni Paolo II come “esempio luminoso” di “accettazione paziente della sofferenza” prima della morte.
”Occorre affermare con vigore - dice il Papa nel messaggio per la 17esima Giornata Mondiale del Malato dell’11 febbraio - l'assoluta e suprema dignità di ogni vita umana. Non muta, con il trascorrere dei tempi, l'insegnamento che la Chiesa incessantemente proclama: la vita umana è bella e va vissuta in pienezza anche quando è debole ed avvolta dal mistero della sofferenza. E' a Gesù crocifisso che dobbiamo volgere il nostro sguardo: morendo in croce Egli ha voluto condividere il dolore di tutta l'umanità”. E “nel suo soffrire per amore intravediamo una suprema compartecipazione alle pene dei piccoli malati e dei loro genitori”. Nessun riferimento diretto al caso di Eluana Englaro, la giovane in coma da 17 anni.
BAGNASCO
"Una luce si sta spegnendo, la luce di una vita. E l’Italia è più buia. Un grande vuoto aleggia, destinato ad accrescersi nei giorni che seguiranno". È quanto afferma l’arcivescovo di Genova e Presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, in un editoriale pubblicato dal quotidiano "Avvenire". Una luce si sta spegnendo, afferma il cardinale "e non solo perchè Eluana non sarà più tra noi, ma perchè la cultura egemone avrà ancora una volta negato la realtà, quella del limite, la realtà del do-lore che la ragione, pur cercan-do di alleviarlo, ha sempre con-siderato parte stessa della vita".
"La realtà della sofferenza - afferma ancora Bagnasco - che la fede non esalta in sè, ma che nella cro-ce di Cristo si illumina di significato e di valore. Si percepisce la sensazione che la fiducia reci-proca venga meno perchè di fatto è venuto meno quel favor vitae, che è da sempre alla base del-e relazioni interpersonali". "Una parola tuttavia di grave preoccupazione dobbiamo dirla - spiega il Presidente dei vescovi italiani - circa la concatenazione di circostanze che vanno producendo un tale inaccettabile esito. Questa vicenda dolorosa, che ve-de al centro una persona che tut-ti sentiamo affettuosamente ‘nostra', ci ha resi più insicuri. Non perdiamo l’occasione per riaffermare in modo più convinto e co-rale il sì alla vita; per fare, come società, un passo decisivo ed e-semplare sulla via di un umanesi-mo reale e non parolaio. Per que-sto non possiamo tacere".
"Come si può tollerare - osserva poco prima l’arcivescovo di Genova - che passi nella mentalità co-mune una pretesa nuova necessità, e cioè il diritto di morire, invece di sostenere e garantire, anche nelle situazioni estreme, il diritto alla vita?".
"In verità - aggiunge più avanti Bagnasco - una domanda si affaccia insistente alla coscienza: non dare più il cibo e l’acqua ad una persona, come si deve chiamare se non omicidio? Di fronte al dramma della vita debole o ferita, l’unica risposta ragionevole e umana che traduce lo struggimento interiore che tutti prende è quella delle Suore di Lecco".
http://quotidianonet.ilsole24ore.com/politica/2009/02/07/149890-silvio_agito_secondo_coscienza.shtml
E il Colle non ha parlato di eutanasia"
Udine, gli ispettori di Sacconi in clinica
L'affondo di Veltroni: "La vicenda viene utilizzata strumentalmente per la messa in crisi del sistema istituzionale". Anticipata a lunedì la seduta al Senato. Pur non riferendosi direttamente al caso di Eluana, il Papa ribadisce la difesa della vita anche in condizioni di sofferenza
Roma, 7 febbraio 2009 - Silvio Berlusconi lancia un vero e proprio appello ai medici affinchè non facciano in modo che Eluana Englaro muoia. "Francamente dei professionisti come i medici sono votati a salvare la vita umana, non capisco come possano invece impegnarsi in una azione che porta sicuramente alla morte attraverso anche delle crudeltà come quelle di privare l’organismo umano di cibo e acqua", afferma il presidente del Consiglio arrivando a Cagliari per una tappa elettorale. "Non vedo perchè ci debba essere così tanta fretta, sono veramente stupito", conclude Berlusconi.
Per Berlusconi sulla vicenda Eluana ci sono "due culture che si confrontano: da un lato la cultura della verità e della vita, dall’altro quella della cultura dello statalismo e della morte". "Noi - dice il premier arrivando a Cagliari - siamo per la cultura della vita e della libertà".
La lettera inviata dal Colle sulla vicenda di Eluana Englaro "conteneva anche una implicazione grave di una eutanasia introdotta nel nostro ordinamento senza una disposizione di legge". Così Berlusconi tornando sulla missiva inviata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano al governo.
Berlusconi invita a scindere l’aspetto etico della vicenda di Eluana dall’aspetto politico riguardante il rapporto tra palazzo Chigi e la presidenza della Repubblica. "Noi - dice il premier parlando dell’approvazione del decreto legge in consiglio dei ministri - abbiamo fatto un intervento soprattutto sulla base della nostra coscienza". Tutt’altra cosa, invece, è il tema politico: "si è enfatizzato - osserva il presidente del consiglio a chi chiede se c’è una crisi istituzionale in atto -. C’è un governo - aggiunge - che stava ragionando sulla base delle proprie responsabilità riconosciutegli dalla Costituzione per vedere se c’era l’urgenza e la necessità di prendere questo provvedimento del decreto legge". Per Berlusconi quindi non c’è uno scontro con il Colle. "Se si vuole fare questa contrapposizione e vedere nel nostro gesto una volontà politica - sottolinea il Cavaliere - garantisco che non è così".
Berlusconi ha poi precisato: "Io ho solo detto - ha spiegato il premier - che in questi casi questa decisione di portare avanti la sospensione di nutrizione io penso che sia un caso di eutanasia. Non ho mai fatto riferimento - precisa Berlusconi - alla lettera di Napolitano".
VELTRONI
Secondo il leader del Pd Walter Veltroni "nelle parole e nei comportamenti di Berlusconi" che sulla vicenda di Eluana Englaro "è arrivato persino a dire che la lettera del Colle implica eutanasia" c’è "un tentativo di esasperazione che prescinde dal merito drammatico della vicenda ma corrisponde ad un disegno politico, ad un’idea delle istituzioni che noi avversiamo" e, quindi, "la drammatica vicenda viene utilizzata strumentalmente per la messa in crisi del sistema istituzionale". Questa la denuncia del segretario nazionale del Pd, intervenuto all’assemblea degli amministratori in corso a Bologna. Secondo Veltroni, il comportamento del presidente del Consiglio "è un atto totale e strumentale di irresponsabilità".
IL DISEGNO DI LEGGE
Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha convocato per le ore 19 di lunedì prossimo l’assemblea di Palazzo Madama, anticipando la seduta già prevista per martedi’ 10. Lo rende noto un comunicato in cui si puntualizza: “Il presidente Schifani proporra’ ai capigruppo, gia’ convocati per lunedi’ alle 12, di esaminare nella seduta serale il disegno di legge sulla vicenda di Eluana Englaro, presentato ieri dal governo in Senato”.
IL PAPA
Papa Benedetto XVI fa sentire forte la sua voce a difesa della vita umana anche in condizioni di sofferenza estrema. Indica Giovanni Paolo II come “esempio luminoso” di “accettazione paziente della sofferenza” prima della morte.
”Occorre affermare con vigore - dice il Papa nel messaggio per la 17esima Giornata Mondiale del Malato dell’11 febbraio - l'assoluta e suprema dignità di ogni vita umana. Non muta, con il trascorrere dei tempi, l'insegnamento che la Chiesa incessantemente proclama: la vita umana è bella e va vissuta in pienezza anche quando è debole ed avvolta dal mistero della sofferenza. E' a Gesù crocifisso che dobbiamo volgere il nostro sguardo: morendo in croce Egli ha voluto condividere il dolore di tutta l'umanità”. E “nel suo soffrire per amore intravediamo una suprema compartecipazione alle pene dei piccoli malati e dei loro genitori”. Nessun riferimento diretto al caso di Eluana Englaro, la giovane in coma da 17 anni.
BAGNASCO
"Una luce si sta spegnendo, la luce di una vita. E l’Italia è più buia. Un grande vuoto aleggia, destinato ad accrescersi nei giorni che seguiranno". È quanto afferma l’arcivescovo di Genova e Presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, in un editoriale pubblicato dal quotidiano "Avvenire". Una luce si sta spegnendo, afferma il cardinale "e non solo perchè Eluana non sarà più tra noi, ma perchè la cultura egemone avrà ancora una volta negato la realtà, quella del limite, la realtà del do-lore che la ragione, pur cercan-do di alleviarlo, ha sempre con-siderato parte stessa della vita".
"La realtà della sofferenza - afferma ancora Bagnasco - che la fede non esalta in sè, ma che nella cro-ce di Cristo si illumina di significato e di valore. Si percepisce la sensazione che la fiducia reci-proca venga meno perchè di fatto è venuto meno quel favor vitae, che è da sempre alla base del-e relazioni interpersonali". "Una parola tuttavia di grave preoccupazione dobbiamo dirla - spiega il Presidente dei vescovi italiani - circa la concatenazione di circostanze che vanno producendo un tale inaccettabile esito. Questa vicenda dolorosa, che ve-de al centro una persona che tut-ti sentiamo affettuosamente ‘nostra', ci ha resi più insicuri. Non perdiamo l’occasione per riaffermare in modo più convinto e co-rale il sì alla vita; per fare, come società, un passo decisivo ed e-semplare sulla via di un umanesi-mo reale e non parolaio. Per que-sto non possiamo tacere".
"Come si può tollerare - osserva poco prima l’arcivescovo di Genova - che passi nella mentalità co-mune una pretesa nuova necessità, e cioè il diritto di morire, invece di sostenere e garantire, anche nelle situazioni estreme, il diritto alla vita?".
"In verità - aggiunge più avanti Bagnasco - una domanda si affaccia insistente alla coscienza: non dare più il cibo e l’acqua ad una persona, come si deve chiamare se non omicidio? Di fronte al dramma della vita debole o ferita, l’unica risposta ragionevole e umana che traduce lo struggimento interiore che tutti prende è quella delle Suore di Lecco".
http://quotidianonet.ilsole24ore.com/politica/2009/02/07/149890-silvio_agito_secondo_coscienza.shtml
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venerdì 6 febbraio 2009
Eluana/ L'appello al presidente Giorgio Napolitano. "Nominiamo Beppino Englaro senatore a vita"
Eluana/ L'appello al presidente Giorgio Napolitano. "Nominiamo Beppino Englaro senatore a vita"
Venerdí 06.02.2009 12:00
E' iniziata la fase finale. Beppino Englaro, a poche ore dall'interruzione degli alimenti alla figlia Eluana, è distrutto, stremato da una battaglia che con passione e costanza s'è caricato sulle spalle. Una battaglia sulla quale si giocano le sorti dell'Italia. Ma dopo la morte di sua figlia non avrà più la forza di ergersi a simbolo della laicità di cui si parla nella prima pagina della Costituzione italiana. Non è lui che deve portare a compimento un cambiamento storico, epocale, filosofico.
Per questo Affaritaliani accoglie con entusiasmo e pubblica integralmente l'intervento di un prestigioso collaboratore, Enrico Andreoli, che in una lettera indirizzata al presidente Giorgio Napolitano propone Beppino Englaro senatore a vita. L'intento e la filosofia che sostengono questa iniziativa nascono dall'esigenza di sollevare un uomo che già ha fatto tanto da un compito che spetta alle Istituzioni. Beppino ha elaborato in pubblico un vuoto legislativo, pagandolo col proprio corpo.
E' stato insultato e chiamato assassino. Il massimo rappresentante dello Stato italiano dovrebbe sostituirsi a lui e, conferendogli la carica di senatore, legittimare e formalizzare il ruolo che la sua lotta per Eluana ha avuto nella storia della Repubblica. E' un atto di pietà costituzionale salvarlo e sollevarlo dalla valanga a cui si è esposto in prima persona. Come riconoscimento dei suoi meriti. Attraverso uno sguardo complessivo, che va oltre la discussione nel merito, si può affermare che da questi eventi, dalle scelte che saranno prese dopo la morte della giovane in coma da 17 anni dipende il futuro dell'Italia. Le parole che il Presidente ha pronunciato chiedendo una legge sul testamento biologico indicano che il corpo della Repubblica è segnato da questa cicatrice. Siamo a un bivio. Fede da una parte e Ragione dall'altra. Niente potrà stare nel mezzo. E in base a ciò che lo Stato deciderà di fare saremo un Paese laico o un Paese confessionale. Sul letto di Eluana si giocano le sorti della Repubblica. Per questo, attraverso una raccolta di firme, chiediamo a Napolitano di prendere una decisione subito perché questo gesto rimarrà impresso nel corpo dello Stato per i prossimi 200 anni.
--------------------------------------------------
Al Signor Presidente della Repubblica Italiana
Senatore Giorgio Napolitano
Vorrei innanzitutto esprimerLe la mie più sincere congratulazioni per essere, secondo i sondaggi di questi giorni, il politico che raccoglie la fiducia della maggioranza degli italiani.
La Sua popolarità, in quanto basata sulla fiducia, ha una qualità politica superiore a quella pur enorme del grande Sandro Pertini a cui noi tutti eravamo legati da vincoli affettivi più che politici: quando lo incontrava per le vie di Roma, la gente si rivolgeva a lui con un umanissimo “Sandro”. Non credo che oggi la gente si permetta di interpellarLa con un informale “Giorgio”.
Non si può essere informali con Lei perché Lei incarna rigore e regola; personifica il nostro bisogno di ordine nel confronto politico. Nel Suo ripetuto invito al dialogo appare centrale l’elemento formale: ad ognuno il proprio ruolo e la propria responsabilità nel concepire ed attuare soluzioni capaci di arginare la crisi che investe l’Italia.
La forma, come sappiamo, misura il rispetto che le parti si con-cedono. Ogni con-cessione, ogni do-ut-des, richiede misura; si misura soltanto nella chiarezza e trasparenza di idee, interessi e scopi di cui, una volta eventualmente raggiunti, ci si assume la responsabilità senza sotterfugi, mezze verità e vere menzogne.
Non è un trattato di etica politica ma la descrizione di un eroe civile: il Sig. Beppino Englaro. Un nostro concittadino che ha affrontato per anni un percorso, durissimo e coerente, per portare alla luce, passaggio legale dopo passaggio legale, un enorme vuoto legislativo.
La forma della sua azione sempre adeguata alla legge, la volontà di vivere in uno stato di diritto per realizzare alla luce del sole la volontà di un cittadino indifeso è stato un vero scandalo per noi italiani abituati a farci gli affari propri, a difendere i nostri interessi di bottega, artigiana o politica che sia, a prendere scorciatoie morali piuttosto che affrontare il fastidio della legge.
La voce di Eluana, che il sig. Englaro ci ha costretto ad ascoltare, ha scosso le coscienze e ha dato vita ad un dibattito acceso, talvolta distorto dalla Politica, più volte falsato da menzogne e dove la stessa voce della Chiesa è inciampata nella contraddizione. La Magistratura ha reso nulli gli atti di politici e amministratori frettolosi che hanno voluto mettere una mano faziosa in aree mal presidiate dalla legge.
Grande è dunque il debito politico, civile, giuridico e morale che noi cittadini italiani abbiamo verso il Sig. Beppino Englaro. Non è certamente un caso che la stragrande maggioranza degli italiani sostenga, secondo recenti sondaggi, l’azione politica ed umana del Sig. Englaro.
Nel nome di questa maggioranza, Le chiediamo, signor Presidente della Repubblica, di ripagare il debito che il Sig. Beppino Englaro vanta nei confronti di tutti i cittadini italiani, nominandolo a Senatore a vita della Repubblica Italiana.
Distinti Saluti
Enrico Andreoli
http://www.affaritaliani.it/cronache/eluana-beppino-senatoreavita050209.html
Venerdí 06.02.2009 12:00
E' iniziata la fase finale. Beppino Englaro, a poche ore dall'interruzione degli alimenti alla figlia Eluana, è distrutto, stremato da una battaglia che con passione e costanza s'è caricato sulle spalle. Una battaglia sulla quale si giocano le sorti dell'Italia. Ma dopo la morte di sua figlia non avrà più la forza di ergersi a simbolo della laicità di cui si parla nella prima pagina della Costituzione italiana. Non è lui che deve portare a compimento un cambiamento storico, epocale, filosofico.
Per questo Affaritaliani accoglie con entusiasmo e pubblica integralmente l'intervento di un prestigioso collaboratore, Enrico Andreoli, che in una lettera indirizzata al presidente Giorgio Napolitano propone Beppino Englaro senatore a vita. L'intento e la filosofia che sostengono questa iniziativa nascono dall'esigenza di sollevare un uomo che già ha fatto tanto da un compito che spetta alle Istituzioni. Beppino ha elaborato in pubblico un vuoto legislativo, pagandolo col proprio corpo.
E' stato insultato e chiamato assassino. Il massimo rappresentante dello Stato italiano dovrebbe sostituirsi a lui e, conferendogli la carica di senatore, legittimare e formalizzare il ruolo che la sua lotta per Eluana ha avuto nella storia della Repubblica. E' un atto di pietà costituzionale salvarlo e sollevarlo dalla valanga a cui si è esposto in prima persona. Come riconoscimento dei suoi meriti. Attraverso uno sguardo complessivo, che va oltre la discussione nel merito, si può affermare che da questi eventi, dalle scelte che saranno prese dopo la morte della giovane in coma da 17 anni dipende il futuro dell'Italia. Le parole che il Presidente ha pronunciato chiedendo una legge sul testamento biologico indicano che il corpo della Repubblica è segnato da questa cicatrice. Siamo a un bivio. Fede da una parte e Ragione dall'altra. Niente potrà stare nel mezzo. E in base a ciò che lo Stato deciderà di fare saremo un Paese laico o un Paese confessionale. Sul letto di Eluana si giocano le sorti della Repubblica. Per questo, attraverso una raccolta di firme, chiediamo a Napolitano di prendere una decisione subito perché questo gesto rimarrà impresso nel corpo dello Stato per i prossimi 200 anni.
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Al Signor Presidente della Repubblica Italiana
Senatore Giorgio Napolitano
Vorrei innanzitutto esprimerLe la mie più sincere congratulazioni per essere, secondo i sondaggi di questi giorni, il politico che raccoglie la fiducia della maggioranza degli italiani.
La Sua popolarità, in quanto basata sulla fiducia, ha una qualità politica superiore a quella pur enorme del grande Sandro Pertini a cui noi tutti eravamo legati da vincoli affettivi più che politici: quando lo incontrava per le vie di Roma, la gente si rivolgeva a lui con un umanissimo “Sandro”. Non credo che oggi la gente si permetta di interpellarLa con un informale “Giorgio”.
Non si può essere informali con Lei perché Lei incarna rigore e regola; personifica il nostro bisogno di ordine nel confronto politico. Nel Suo ripetuto invito al dialogo appare centrale l’elemento formale: ad ognuno il proprio ruolo e la propria responsabilità nel concepire ed attuare soluzioni capaci di arginare la crisi che investe l’Italia.
La forma, come sappiamo, misura il rispetto che le parti si con-cedono. Ogni con-cessione, ogni do-ut-des, richiede misura; si misura soltanto nella chiarezza e trasparenza di idee, interessi e scopi di cui, una volta eventualmente raggiunti, ci si assume la responsabilità senza sotterfugi, mezze verità e vere menzogne.
Non è un trattato di etica politica ma la descrizione di un eroe civile: il Sig. Beppino Englaro. Un nostro concittadino che ha affrontato per anni un percorso, durissimo e coerente, per portare alla luce, passaggio legale dopo passaggio legale, un enorme vuoto legislativo.
La forma della sua azione sempre adeguata alla legge, la volontà di vivere in uno stato di diritto per realizzare alla luce del sole la volontà di un cittadino indifeso è stato un vero scandalo per noi italiani abituati a farci gli affari propri, a difendere i nostri interessi di bottega, artigiana o politica che sia, a prendere scorciatoie morali piuttosto che affrontare il fastidio della legge.
La voce di Eluana, che il sig. Englaro ci ha costretto ad ascoltare, ha scosso le coscienze e ha dato vita ad un dibattito acceso, talvolta distorto dalla Politica, più volte falsato da menzogne e dove la stessa voce della Chiesa è inciampata nella contraddizione. La Magistratura ha reso nulli gli atti di politici e amministratori frettolosi che hanno voluto mettere una mano faziosa in aree mal presidiate dalla legge.
Grande è dunque il debito politico, civile, giuridico e morale che noi cittadini italiani abbiamo verso il Sig. Beppino Englaro. Non è certamente un caso che la stragrande maggioranza degli italiani sostenga, secondo recenti sondaggi, l’azione politica ed umana del Sig. Englaro.
Nel nome di questa maggioranza, Le chiediamo, signor Presidente della Repubblica, di ripagare il debito che il Sig. Beppino Englaro vanta nei confronti di tutti i cittadini italiani, nominandolo a Senatore a vita della Repubblica Italiana.
Distinti Saluti
Enrico Andreoli
http://www.affaritaliani.it/cronache/eluana-beppino-senatoreavita050209.html
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martedì 27 gennaio 2009
Olocausto, Napolitano: "Vigilare sul virus dell'antisemitismo"

Berlusconi: "Leggi razziali ferita ancora aperta"
Olocausto, Napolitano: "Vigilare sul virus dell'antisemitismo"
Il messaggio di Giorgio Napolitano, e' suonato come un monito: "Non bisogna abbassare la guardia contro il riprodursi del "virus dell'antisemitismo" e di "nuove speculazioni contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico".
Un'esortazione a non abbassare la guardia contro il riprodursi del "virus dell'antisemitismo" e di "nuove speculazioni e aggressive campagne contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico", proprio nel momento in cui "l'operato del governo di Israele puo' risultare controverso ed essere legittimamente discusso" dopo l'offensiva militare nella Striscia di Gaza. Nelle celebrazioni al Quirinale per la Giornata della Memoria, il messaggio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e' suonato come un monito.
Il Giorno della Memoria, ha osservato Napolitano, giunge a poche settimane dal conflitto di Gaza, "vissuto con angoscia dagli amici del popolo israeliano e del popolo palestinese". Ed e' proprio in questi momenti che "deve farsi piu' forte la vigilanza ed esprimersi piu' nettamente la reazione contro il riprodursi del virus dell'antisemitismo" e che deve "restare chiara e netta la distinzione tra ogni possibile posizione critica verso la linea di condotta di chi, di volta in volta, governa Israele e la negazione delle ragioni storiche dello Stato di Israele, del suo diritto all'esistenza e alla sicurezza, del suo carattere democratico". Napolitano ha ricordato anche il suo recente viaggio a Gerusalemme, dove ha riscontrato 'quel senso profondo delle radici storiche e ideali di Israele che "mi ha sempre colpito, perche' forse in nessun altro popolo e in nessun altro Stato un simile sentimento si manifesta in un rapporto cosi' naturale con il passato piu' lontano".
Le leggi razziali emanate nel '38 sono "una ferita profonda inferta non solo alla comunità ebraica, ma alla intera società italiana". Lo sottolinea il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in un messaggio per la Giornata della Memoria. "In questo giorno, 64 anni or sono, furono abbattuti i cancelli di Auschwitz. Questa data e quel luogo sono il paradigma dello sterminio di un popolo che ha segnato per sempre la storia dell'umanità. Non lo dimenticheremo mai", scrive il premier.
"Per questo nutriremo il ricordo della Shoah con celebrazioni e iniziative rivolte in modo particolare ai giovani, affinché sappiano a quale punto di aberrazione può arrivare l'odio dell'uomo contro l'uomo. Non solo. Il Governo invita gli insegnanti e gli studenti a fare tesoro di questa ricorrenza in tutte le scuole, perché il 'Giorno della Memoria' insegni a tutti, una volta di più, il valore della pace e della convivenza pacifica tra i popoli".
Berlusconi si sofferma in particolare su quella che definisce "una delle pagine più buie della storia del nostro Paese: l'emanazione delle leggi antiebraiche". Nel settembre del 1938, ricorda il premier," studenti e insegnanti furono bruscamente allontanati dalle scuole e dalle università, ed il 17 novembre, con decreto legge, fu vietato agli ebrei di contrarre matrimoni misti, di possedere aziende, terreni, fabbricati, di prestare servizio nelle pubbliche amministrazioni e nelle forze armate.
Nei mesi successivi gli ebrei furono cancellati dagli albi professionali, fu loro vietato il commercio, l'accesso negli uffici pubblici, la partecipazione alla vita politica ed alla vita sociale, fu sospesa la pubblicazione di tutta la stampa ebraica, fu vietato suonare le loro musiche, rappresentare le loro opere teatrali, proiettare i loro film; anche i nomi delle strade a loro intitolate furono cambiati. Si voleva cancellare tutto quanto attestasse la loro presenza nella vita nazionale ed il loro contributo doveva sparire in ogni sua manifestazione. Fu spezzato così un profondo e secolare legame tra i cittadini italiani ebrei ed il loro Paese, l'Italia, alla cui storia avevano contribuito con il lavoro illuminato di intellettuali, scienziati, artisti, ma anche con l'apporto di cittadini comuni.
Come non ricordare ancora l'ampia partecipazione degli ebrei alle lotte risorgimentali, il loro contributo alla costruzione dell'Italia unita, alla formazione della coscienza nazionale ed alla difesa della Patria nella Grande Guerra". "Le leggi antiebraiche - afferma il premier - sono ancora avvertite come una ferita profonda, inferta non solo alla comunità ebraica, ma alla intera società italiana, che perse improvvisamente una parte importante della propria storia.
27/01/2009
http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/01/27/981990-olocausto_napolitano_vigilare_virus_dell_antisemitismo.shtml
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